“Nulla ci salva dal dolore; della scelta come della rinuncia: comunque sia il banco vincerà”.

Le cose che mi attraggono nel mondo dei libri, nella letteratura, che mi invitano ad entrare e mi avvolgono con spire entusiasmanti sono molte, e una di queste è rappresentata da storie ove trova casa l’analisi psicologica, il pensiero filosofico, ove prevale l’approfondimento dell’animo dei personaggi, del loro essere e pensare sé stessi, e il mondo. Il delitto, se di giallo si tratta, il traguardo o la scoperta, in un libro di avventura, sono strumenti utili per entrare nella storia e anche immedesimarsi nella vita dei personaggi, che rimangono prevalenti. “In principio era il dolore” è questo tipo di romanzo, e chi in casa editrice me lo ha consigliato, sapeva bene che mi sarebbe piaciuto molto, come è successo.

Ho letto e recensito numerosi libri pubblicati da Carbonio Editore, e fino ad ora ho sempre avuto grande soddisfazione dalle letture che ho fatto, tanto che mi piacerebbe sentir parlare molto di più di questa realtà, che non ha a mio parere tutta la considerazione che meriterebbe. Paolo Scardanelli è l’autore del romanzo di cui vi racconto in queste mie righe, geologo siciliano che esordì due anni orsono, sempre con Carbonio Editore. Mi ha stupito molto la professione dell’autore, considerato il contenuto di questo romanzo e i luoghi in cui è ambientato, entrambe gli elementi collocati agli antipodi se così si può dire, rispetto alla storia di Paolo. Sono certo quindi che lo stesso autore sia persona di grande apertura, di spiccata intelligenza, di viva curiosità e perciò da conoscere al più presto.

“Conosciamo mai davvero le conseguenze dei nostri pensieri? Non credo, mi permetto di rispondere”.

La storia che Paolo ci racconta è ambientata a Milano, ed ha il suo centro di gravità in una delle sedi della cultura per eccellenza: l’università statale di Milano, in via Festa del Perdono (mai indirizzo fu così azzeccato). In un cortile dell’ateneo milanese vengono ritrovati (già nelle primissime pagine del romanzo) ben otto morti, otto persone fisicamente devastate, che fanno pensare per un attimo ad un romanzo “splatter”, e se non bastasse, l’assassina si aggira ancora nel luogo del delitto, ricoperta di sangue, ferite, e nuda. Neanche a farlo apposta si tratta di un’insegnante di estetica. A paradosso si aggiunge paradosso, e abbiamo letto solo poche pagine.

Da qui si dipana un percorso nemmeno troppo aggrovigliato, di ricerca innanzitutto, dei tanti, tantissimi perché. La colpevole ha già risparmiato molte fatiche agli investigatori, e regalato palesi indizi, ma ci sono aspetti incomprensibili da chiarire, e come spesso si dice e succede, sarà molto più importante in questo caso il viaggio che si farà e meno la meta che i protagonisti raggiungeranno. La sera prima del ritrovamento dei cadaveri Loredana, l’insegnante, e il marito scrittore Fabio Pugno, erano andati ad un concerto di Neil Young; una serata come tante, divertimento e relax, ma Fabio non sa di essersi addentrato troppo in quella che potrebbe essere la storia di un suo libro. Tirarsene fuori sarà complicatissimo. Il terzo incomodo è davvero di una scomodità imbarazzante e così presente nella vita quotidiana da stravolgerla in una batter di ciglia, ed è così abile nel confondersi tra le righe, che solo i più attenti lo riconosceranno.

“Cosa sappiamo di ciò che non conosciamo? Come possiamo appropriarci della conoscenza di ciò che ci è ignoto, sconosciuto? …crediamo d’esser compiuti attraverso le quattro parole d’ordine che oggidì girano su giornali e social; prendiamo l’effetto per la causa e surfiamo su mari placidi e tranquilli”.

Il ritmo del romanzo è vivace, ma permette anche di far proprie con i tempi giusti le innumerevoli domande e riflessioni che l’autore provoca con la sua scrittura precisa, elegante e dal lessico molto ricco. Ce n’è per tutti, finirei così il racconto di questa mia lettura. L’analisi di questo mondo presente in cui viviamo, di questo mondo sfasciato dagli esseri umani mai contenti, è formidabile. Grazie a Paolo Scardanelli e a Carbonio Editore.

“Non siete capaci di bastare a voi stessi e bramate, assetati, quello che non avete…”

Recensione a cura di

Claudio Della Pietà