In una mattina d’inverno, Alante bussa alla finestra di Manuel. In mano ha un oggetto rosso, rotondo, mai visto prima, su cui sono impresse le parole Venticinque dicembre. Manuel e Alante fanno il giro del paese, mostrandolo di casa in casa: chiedono a tutti, nessuno sa cosa sia. Sarà la vecchia Pupilla a spiegare ai due ragazzi da dove viene quel misterioso oggetto che lei ormai può solo accarezzare. Nel tepore della sua casa, regala ai due ragazzi parole sconosciute: albero, ghirlande, cenone… parole che vengono dal passato ma che danno un nuovo senso al presente.

 

 

Manlio Castagna e Gianluca Garofalo con Pupilla ricorda (Rizzoli) tornano nelle librerie con una storia dai sapori natalizi. Insieme dialogano a passi lievi in questa storia fatta di parole e immagini da riscoprire e ci parlano di quello che abbiamo dimenticato, non ancora perduto.

 

Abbiamo raggiunto lo scrittore Manlio Castagna per farci raccontare qualcosa in più sul suo nuovo libro.

Come hai trovato ispirazione per questa nuova storia?
L’idea mi è venuta pensando semplicemente a quello che io considero il motore di ogni storia: cioè la domanda cruciale What if (che cosa succederebbe se?). E a quel punto la domanda che ha generato l’ispirazione è arrivata una sera mentre portavo in giro il mio cane oberon che si è fermato ad annusare una decorazione natalizia abbandonata in strada. che cosa succederebbe se la gente dimenticasse il Natale? Da qui è partito tutto.

Nella storia ha ruolo centrale il recupero del passato come ponte per il nostro futuro: quanto è importante?
Il tema della memoria per me è fondamentale, perché come ho scritto in un altro mio romanzo (ovvero La notte delle Malombre), senza i ricordi, senza passato il vento non ci mette nulla a portarci via. Sono le nostre radici a tenerci piantati nella nostra vita e io tra l’altro ho un’indole parecchio nostalgica, quindi alla memoria assegna un valore altissimo. Il futuro è diretta emanazione di ciò che abbiamo vissuto.

Si parla molto di un dialogo con le nuove generazioni. Tu lo fai di lavoro, costruisci questo dialogo attraverso le tue storie. Quanto è importante parlare loro di memoria?
Non è semplice parlare con i ragazzi di memoria, con persone cioè così imbevute di presente, quasi incapaci di generare un pensiero sul futuro e poco attenti a ciò che hanno le spalle. Ma questo è esattamente il senso del lavoro di chi incontra i giovani: provare a costruire ponti che superino le loro lacune e creando delle cuciture laddove ci sono degli strappi.

In Pupilla il Natale cosa rappresenta?
Il natale è uno spirito che si è dissolto. è il calore e il colore dissipati dall’amnesia collettiva. Dove non c’è ricordo e non c’è memoria si crea una voragine. Senza Natale, il paese di Oblate vive in una specie di grigio baratro. ecco che cos’è il natale in Pupilla.

Le storie e narrarle: quanto sono importanti a tuo giudizio?
Le storie per me sono il tratto distintivo rispetto all’animale. E ciò che ci rende umani, in tutti i sensi. Potrei continuare a dissertare a lungo sull’importanza del narrare per me, ma credo che ho già detto tutto quando ho affermato che il raccontare storie è lo scalino su cui siamo saliti come genere umano per innalzarci nella scale evolutiva.