“Nondimeno, sono convinto che sarebbe più sano preferire la verità alla menzogna, e che l’umanità dovrebbe impegnarsi ad aprire gli occhi ai creduloni e a punire gli approfittatori che alimentano il clima di doppiezza e di impostura nel quale, per nostra disgrazia, la nostra specie è immersa fin dalla notte dei tempi”.

 

 

Stasera, come in altre occasioni, mi capita di scrivere una recensione direttamente al Pc, cosa che generalmente però non faccio. Mi piace scrivere su un quadernone a righe o quadretti, con i fogli raccolti da una spirale, e di colori diversi. Scrivo più con la matita che con la penna. Oggi mi sono fatto fare anche un autografo con una matita. Da un calciatore, ora allenatore.

Stasera invece scrivo “dritto” sulla tastiera, non giro “in tondo”, vado subito all’obiettivo, accompagnato da alcuni pezzi di lounge jazz (poi ne segnalo alcuni), e questo metodo di scrittura mi fa sentire un pianista, talvolta batto sui tasti seguendo la musica e facendo un sacco di errori. #sancorrettoreautomatico

“Fila dritto, gira in tondo” è il titolo del libro che oggi vi racconto, secondo romanzo che leggo di Prehistorica Editore cui seguiranno, sono certo, molte altre letture.

Dopo la lettura di “Sul riccio”, scritto da E. Chevillard, ecco ora questo lavoro di Emmanuel Venet, di cui lo stesso Chevillard scrive la postfazione. Scrittore contemporaneo e psichiatra, Venet scruta, osserva e racconta i suoi personaggi da un punto di vista privilegiato, sapendo poi tradurli per noi lettori in un modo affascinante, e realissimo.

L’incipit è evocativo di tutto ciò che succederà poi, l’incipit è clamoroso nella sua candida sincerità, l’incipit conferma che questo tipo di romanzo è il mio preferito: si parte da un fatto, preciso, inequivocabile, per ripercorrere la storia, la vita di uno o più personaggi protagonisti anche loro malgrado del fatto iniziale. Non sono così bravo per dirvi se questo plot abbia una sua definizione, ma spero di averlo descritto bene. “La valigia” di Sergej Dovlatov è un libro simile, e anche “Le cose che hanno lasciato indietro” racconto della raccolta “Al crepuscolo” di Stephen King, ma tanti altri.

“Fila dritto, gira in tondo” vede come protagonista il nipote della defunta nonna Marguerite. Tutto ha inizio, e tutto si compie, al funerale della nonna stessa, che il nipote ci racconta con dovizia di particolari, con estrema onestà, seppur nauseato dal clima generale. Due elementi orientano il suo racconto: la sua mente particolarmente attiva a causa della sindrome di Asperger da cui è affetto, e l’elogio funebre pronunciato da tale signora Vauquelin, reclutata da una zia in parrocchia, e che mai ha conosciuto la nonna. I due elementi talvolta si potenziano a vicenda, talvolta si contrappongono, ma fanno comunque gioco per il nostro protagonista che gode a far emergere la viscida ipocrisia che affligge la sua famiglia e l’umanità intera: perché, si chiede nell’incipit, “…ai funerali, cercano sempre di farci credere…che il defunto, da vivo, non aveva difetti?”

La domanda è già essa stessa risposta comune, che “gira in tondo” a tutti i funerali cui partecipiamo o assistiamo. L’ipocrisia si posa sul capo di ognuno mischiandosi all’incenso diffuso dal turibolo nelle chiese, mentre si bene-dice (anche la formula ha il suo perché), la salma. Di pari passo all’elogio funebre, il nostro ci racconta vita, morte e miracoli di Marguerite e di tutti i suoi famigliari, specie del marito, depurando l’elogio stesso di “sorella falsità” e dispensando amare ma anche goliardiche verità che ravvivano il racconto.

“Mia cugina Marie riesce sempre a sorprendermi perché è capace di parlare malissimo di qualcuno in sua assenza e mostrarsi cordialissima con lui quando è presente”.

Come detto all’inizio, l’autore è uno psichiatra, e dall’alto della sua esperienza di incontro profondo con le persone, ci avvicina a quest’uomo e alla sindrome che per certi versi lo affligge, ma per altri lo rende il personaggio più adatto di chiunque altro a smascherare il falso, lui che non può per natura non essere onesto, non cercare la verità, non può fingere di stare bene in mezzo agli altri sostenendo il vaniloquio, perché lui sta bene in solitudine.

C’è da divertirsi, cari amici lettori, e c’è anche molto di cui amareggiarsi, ma più ancora c’è da incoraggiarsi, a vicenda, che prima poi supereremo questi ostacoli, prima o poi ci sarà un funerale con un commiato vero: magari il nostro.

Peccato non averlo saputo prima, magari avremmo fatto in tempo a darci una ripulita.

Buona lettura.

Claudio Della Pietà.       

 

“…dal reale non si può ricavare altro che una dolorosa sensazione di assurdità. I miei parenti non si pongono mai problemi di questo genere, abitano il mondo con la disinvoltura dei padroni e senza rendersi conto di quanto il mondo li ignori. Inoltre si credono socievoli solo perché sono connessi a legioni di altre persone sole come loro, e sfarfallano di qua e di là senza accorgersi della vanità delle relazioni che intrattengono con i loro simili. Non ci provano nemmeno, come Sisifo con il suo macigno, a portare avanti la speranza, ahimè sempre vana, di un incontro vero, di una parola piena…”