“Era come se le mappe che custodiva nella cartella avessero preso vita”

 

Ritorno a raccontare le mie letture, grazie ad alcune persone che porto nel cuore, per prima colei che ospita questa recensione di “Vita annotata di Daniel Walker”, scritto da Stefano Scanu e pubblicato da Giulio Perrone Editore nella collana Fiamme.

 

 

La storia è ambientata a Dartford, poche miglia a Est di Londra, nella seconda metà del 1700, dove Ted Walker dirige una cartiera, di proprietà della famiglia Spilman, da generazioni e generazioni. Ted è la mente, il braccio, Ted è tutto, è una cosa sola con la carta, il suo lavoro è insomma molto più di una passione.

“… la sua gioia secerneva un olio con cui lubrificava ogni singolo ingranaggio di Powder Mill.”

Tant’è che un bel giorno conduce suo figlio Daniel a visitare la fabbrica, e così come Spilman vede immediatamente in Daniel il futuro Ted, così Daniel rimane affascinato dai processi di lavorazione, dagli strumenti e da ogni cosa nella quale si imbatte in questo tour che lo proietta  in un mondo nuovo. E Spilman ci ha visto bene, non passa molto tempo perché Daniel sostituisca il padre in tutto e per tutto, dando prova di grande intelligenza, di convinta visione del futuro, di forte desiderio di migliorare se stesso e il prodotto che è deputato a realizzare. Lavora e si impegna come se l’azienda fosse di sua proprietà, tanto da arrivare ad essere pronto a morire, per la carta.

Analogo impegno e professionalità sono state messe dall’editore e dai suoi collaboratori con un lavoro di grande cura sul testo (nessun refuso incontrato lungo il percorso), ma grande attenzione anche nella realizzazione dell’oggetto libro, dalla copertina, alla consistenza e al profumo della carta (diversamente sarebbe stato tradire il protagonista del libro), e bella scelta dei caratteri di stampa che si alternano, rendendo ancora più dinamica la storia ove ce ne fosse bisogno.

La storia, e la vita di Daniel, sono molto concrete, così da trasferire facilmente il lettore nei luoghi dove tutto si svolge, che siano le vicinanze di Londra o la città di Birmingham, dove avverrà un incontro importantissimo.

E Daniel Walker ha uno scatto in avanti stupefacente quando comprende che i più grandi scienziati, filosofi, pensatori, studiosi hanno necessità di buona e tanta carta.

Passione è il sentimento che straripa dalle pagine, amore per la carta, per la creazione della carta, con il dosaggio preciso dei suoi componenti essenziali, i più strani, i più sconosciuti, i più adatti ad ottenere la pasta perfetta per poterci scrivere sopra.

Ma la passione è anche pericolosa, sappiamo che sovente porta sull’orlo del baratro, che sia passione amorosa, per il gioco, passione sportiva o anche professionale. Che bello, sarebbe, poter lavorare con passione, alzarsi e andare volentieri in laboratorio, nei campi, in ufficio, su un furgone o a scuola ad insegnare, e coprire la fatica con un mantello leggero che profuma di passione. Per me è un po’ tardi, ma spero per i miei figli che si aprano strade come quelle percorse da Daniel Walker.

Vi saluto riportando un passo meraviglioso, fra i tanti, che contiene a mio parere una chiara visione del mondo e della vita:

“Non si era mai chiesto per chi o perché facesse tutto ciò, la sua cosa, non ci si può mica chiedere ogni giorno perché si fa ciò che si fa, sarebbe una tortura.”

Buona lettura e grazie a Stefano Scanu.

P.S. Non è finita. C’è un omaggio, tra le righe di questo gioiello, a Daniele Del Giudice.

A voi lettori scoprirlo e goderne.

articolo redatto da

CLAUDIO DELLA PIETA’