“Tutti noi ci portiamo dentro qualcosa. Da qualche parte nel nostro intimo c’è un punto che sentiamo vuoto se prima o poi non lo riempiamo. Chi non lo fa sentirà dentro di sé, forse per tutta la vita, quella tristezza indefinita e non meglio precisabile. Non si chiedereanno perché devono lasciare questo pianeta, ma per tutta la vita si interrogheranno sul perchè una forza sconosciuta li abbia fatti finire qui. Altri riempiono questo spazio intimo con una vocazione, con la fantasia, con uno scopo, con un amore, da cui deriva la definizione di pienezza.”

Quando un giornalista tedesco di ventinove anni si reca in Giappone per un reportage sull’arte dei giardini, non può certo prevedere che questo viaggio cambierà la sua vita per sempre. Nel corso delle sue passeggiate nei giardini di Kyoto incontra infatti la misteriosa e sensibile studentessa Namiko, custode di un rapporto intimo con la natura, e ne rimane immediatamente affascinato. Ascoltandola ripercorrere l’arte millenaria che rende questi giardini spazi di meditazione e armonia, si rende conto che la donna sussurra e che il tono sommesso della sua voce regala alle parole un’intensità e un significato del tutto nuovi, in grado di toccare le corde più profonde dell’anima. Namiko sussurra non solo con le parole, ma anche con i gesti, lo sguardo e il tatto. Per il giornalista è solo il primo passo di un lungo viaggio, dentro una cultura celata nei caratteri della scrittura e nei tradizionali kúan che il protagonista inizierà a comprendere con l’aiuto del padre di Namiko. Finché una notte, seduto al fianco della giovane donna nel “giardino dei sospiri alla luna” ad ascoltare la melodia di un flauto tradizionale, si troverà a dover prendere una decisione difficile e da cui non potrà tornare indietro.

Mi piacciono i libri che trattano l’Amore in modo delicato e raffinato, perché sono spesso quelle storie che lasciano un segno. Andreas Séché ci dona una storia forte e commuovente, dove l’Amore è la consistenza che dà peso specifico ad una esistenza. Una ambientazione suggestiva, il Giappone, che in realtà non è solo da sfondo ma parte integrante della narrazione, con i suoi rituali e abitudini. Perché questo romanzo, in fondo, è di estrema attualità: porta in evidenza le differenze culturali e di mentalità fra Occidente e Oriente, attraverso le origini, la familgia e i pensieri dei due personaggi. Una storia in cui rieccheggiano le note del flauto e lo sguardo delicato della dolce e misteriosa Namiko, protagonista e studentessa che ama i giardini di Kyoto, che spesso sussurra – sì, in un modo in cui si grida lei parla sotto voce – parole consapevoli, che hanno un valore, che toccano l’animo umano. E poi irrompe la vita, con le sue onde sinuose che, quando meno te lo aspetti, prendono vigore, scrivendo qualcosa che ha il sapore di eternità. E in questi passaggi Séché tocca punti di vera poesia donandoci emozioni pure e regalando un finale al lettore per nulla scontato.