“Io non lo so se mi conosco davvero, ma so che non ho mai avuto paura della profondità. È in superficie che la sensazione
di affogare mi paralizza. Ed è ciò che sta accadendo da quando sono entrata qui.”

E’ in tutte le librerie e nei migliori store online Con sguardo leggero (Morellini Editore). Un romanzo molto profondo, firmato da Connie Bandini, che parla di amore e di vita.

La vita di Viola sembra pronta per una seconda occasione. Il suo matrimonio con Tommaso è ormai arrivato al capolinea e poco importa continuare ad assegnare colpe. Così, quando incontra Riccardo, un uomo dai modi gentili e tanta voglia di vivere il presente, tutto intorno a Viola sembra riprendere colore. Un corteggiamento romantico e intenso che la coinvolge a tal punto da farle ignorare quello strano e fastidioso formicolio alle mani. È stanca, Viola, troppo stanca per essere una donna pronta a innamorarsi di nuovo.
Uno strappo che sembra impossibile da ricucire, una diagnosi incomprensibile e la vita di Viola cambia all’improvviso e tutto, anche le decisioni più semplici, vengono rimesse in discussione.

Una storia delicata ma allo stesso energica, con uno stile godibilissimo e già riconoscibile. Nelle sue parole emerge la voglia di raccontare l’imprevedibilità della vita e l’importanza delle scelte. Una storia che parla dell’amore per se stessi e il rispetto verso gli altri.

Lettrice forte, delicata e talentuosa penna, abbiamo raggiunto l’autrice per approfondire insieme alcuni temi del suo romanzo e della sua passione per la scrittura e lettura.

Come hai avuto ispirazione per questa storia?

Nel 2015, dopo un lungo periodo di esami e controlli medici, mi è stata diagnosticata una malattia autoimmune, a causa della quale ho dovuto rivedere completamente la mia vita. Priorità, sogni, desideri, obiettivi, routine: ho dovuto infilare tutto nel contenitore di un’impastatrice e azionare la macchina. Quel che ne è uscito è stato qualcosa di completamente nuovo, uno stile di vita diverso, abitudini diverse, da svolgere in tempi e modi diversi. È stata, ed è tuttora, durissima. Ecco, nel mio romanzo sono partita da questa urgenza: raccontare come una malattia – nel mio caso invalidante e incurabile – rivoluzioni inevitabilmente il proprio sentire e spinga a operare scelte contingenti, a volte davvero difficili. Quando poi la malattia si presenta all’interno di una situazione familiare zoppicante, i problemi si amplificano. È quello che accade a Viola, la protagonista della mia storia

Come descriveresti la protagonista del tuo romanzo?

Viola è una donna non più giovane, autonoma, indipendente, a suo modo realizzata. È una paladina della libertà, intesa soprattutto come rispetto profondo delle scelte altrui. Ci sarà chi – a suo modo e forse non del tutto consapevolmente – approfitterà di questa sua apertura mentale, mentre il nuovo assetto della sua quotidianità, dettato dalla scoperta di una malattia appunto, la spingerà a scontrarsi apertamente con alcune rigidità del suo carattere, prima tra tutte uno spiccato senso del dovere, inculcatole dai genitori.

Ci spieghi il titolo del romanzo?

Lo sguardo leggero è quello che Viola coglie negli occhi di una persona che a un certo punto della storia incrocia il suo percorso di vita ed è lo stesso che, forse, vorrebbe posare lei stessa sul mondo, per cominciare a goderselo davvero.

Nel tuo libro la ragione, la sicurezza si contrappone all’amore. E’ una cosa in cui credi?

Difficilissimo dare una risposta a questa domanda. L’ideale sarebbe un perfetto equilibrio tra ragione e sentimento – Jane Austen docet, e non solo lei – ma sappiamo tutti che non è così. Io credo però che le scelte di cuore, quelle di pancia, magari sono le più dolorose, e a volte hanno conseguenze devastanti, ma sono quelle che ci fanno davvero vibrare.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Appassionata di lettura da sempre, credo che la necessità di scrivere ne sia stata una naturale conseguenza. Ho avuto la fortuna di incontrare, nel mio percorso scolastico, insegnanti che mi hanno aiutato a coltivare questa passione e, da qualche anno, trovare il tempo per dedicarmi con serietà allo studio della scrittura creativa e di tutto ciò che essa comporta mi ha permesso di affinare certe tecniche e ottenere i primi risultati e le prime soddisfazioni. È un percorso lungo e si tratta di un processo di apprendimento continuo – scrivere non è mai solo ispirazione, ma comporta  parecchio studio e anche un po’ di disciplina – ma è magia.

Che tipo di lettrice sei? Ami leggere?

Ritengo che la lettura sia ossigeno. Non riesco neppure a pensare a una vita senza libri. Aggiungo anche che chi desidera scrivere non può prescindere dalla lettura, che rappresenta le fondamenta su cui poggiare le proprie abilità narrative. Sono una lettrice bulimica, ma non riesco ad appassionarmi né del genere fantasy né nella fantascienza. In genere leggo più di un libro alla volta. Alterno le letture di cui devo scrivere le recensioni – sono redattrice per la rivista letteraria online Mangialibri oltre che fondatrice di un blog personale in cui parlo di lettura e scrittura – ai testi che scelgo o a seguito di segnalazioni sulle riviste specializzate oppure “a naso” nel senso letterale del termine: mi infilo in libreria, apro un testo a caso e annuso le pagine. Se quel che il mio olfatto percepisce mi soddisfa, allora è fatta e acquisto il libro.

Un libro da leggere almeno una volta nella vita?

Cime tempestose, di Emily Brontë da leggere, per chi conosce l’inglese, in lingua originale.

Il libro sul tuo comodino.

Ne ho tre. Sto rileggendo Io sono Marie Curie di Sara Rattaro e Cuore nero di Silvia Avallone, mentre sono in prima lettura di Le invisibili di Elena Rausa.