Ultima notte in Oltrepò: intervista ad Alessandro Reali

Creato da Federica Tronconi il 06/11/2016

 

“Chi avrebbe mai immaginato che un fatto del genere potesse capitare in un paese tranquillo come Fortunago?

Dove tutto ispira quiete, buona tavola, persino meditazione.

Eppure.”

 

 

Trame oscure e raccapriccianti si intrecciano intorno a una efferata esecuzione a Pavia. Intanto, a Fortunago, incantevole borgo, perla dell’Oltrepò Pavese, il mistero aleggia sulla scomparsa del conte Simeone di Oramala. Sambuco e Dell’Oro, incaricati dagli amici del conte di far luce sul caso, respireranno atmosfere gravide di intrighi e sospetti che rimbalzano tra le colline dell’Oltrepò, Voghera e Pavia, come le palline impazzite di un flipper diabolico. E Sambuco si ritrova a fare i conti con il suo cuore che, inaspettatamente, riprende a palpitare.

Torna nelle librerie Alessandro Reali con una nuova indagine per Sambuco e Dell’Oro, Ultima notte in Oltrepò (Fratelli Frilli Editori) : abbiamo raggiunto lo scrittore pavese per fargli qualche domanda sul suo nuovo romanzo.

 

Tornano le vicende di Sambuco & Dell’Oro: come ambientazione questa volta siamo a Fortunago, una cittadina molto bella e rinomata nell’Oltrepò. Come mai questa scelta?

Era da tempo che volevo ambientare un romanzo tra le nostre belle colline. Diciamo che è stato il luogo, questa volta, a suggerirmi la storia e i suoi personaggi. Fortunago è un borgo molto caratteristico. Ho fatto diversi sopralluoghi. Mi è sembrato il palcoscenico ideale, quasi metafisico e un po’ fuori dal tempo, per narrare una vicenda intricata contrastante con ciò che, nel frattempo, avviene a Pavia, dove a muoversi è soprattutto Selmo Dell’Oro.

Come ti viene generalmente l’ispirazione per uno dei tuoi gialli?

Sono piccoli particolari a suggerirmi gli spunti. L’idea può nascere da un fatto di cronaca ma, più spesso, camminando per strada, frequentando locali, osservando la gente. La gente comune è una fonte inesauribile di idee, per me. Potenzialmente, inoltre, come diceva Simenon, ( criminali di professione a parte) siamo tutti possibili autori di gesti violenti, conclusivi che, da un momento all’altro, possono cambiare radicalmente le nostre vite. Questo aspetto psicologico dell’essere umano mi è sempre interessato molto. Lo trovo molto più inquietante della criminalità organizzati, fenomeno ovviamente drammatico dal punto di vista sociale. Ma, di solito, le mie storie hanno protagonisti che, per tutta la vita hanno condotto un’esistenza cosiddetta “normale” …. poi ci sono tutte le sfumature paesaggistiche, gastronomiche e sentimentali che sono un po’ la mia caratteristica di narratore: Il compianto e grande Marco Frilli mi diceva: “Reali, tu sei un narratore prestato al giallo …”.

C’è un dei tuoi romanzi al quale sei maggiormente legato?

Facile rispondere a tutti o a quello che sto scrivendo. Forse è un po’ così. Dovessi scegliere ti direi Risaia Crudele perché prende spunto da vicende legate ai miei nonni e al loro piccolo paese. Tra i Sambuco Ritorno a Pavia, che giudico forse il romanzo più completo. E poi Fitte Nebbie, perché è il primo che è stato pubblicato.

Senza anticipare nulla al lettore, Sambuco nelle pagine finali del romanzo spiega cos’è Pavia per lui. Ti trovi d’accordo? Cos’è Pavia per te e come la vedi?

Pavia è una città stupenda dal punto di vista storico e architettonico. Le sue chiese e i suoi palazzi, la sua sua storia e la sua Università, per non parlare della Certosa, sono lì a dimostrarlo.
Purtroppo è anche intorpidita e paesana, affascinante e un po’ altezzosa. Sembra una contraddizione ma credo sia una caratteristica anche dei suoi abitanti e, più in generale, dei lombardi di queste zone. Negli ultimi anni mi sembra che, dal punto di vista culturale ci sia un risveglio. Lento ma costante.Meriterebbe molto di più. date le sue meraviglie, pensiamo solo a San Michele o san Pietro il Ciel D’Oro con l’Arca, capolavoro assoluto dei maestri comacini, dovrebbero arrivare turisti da tutto il mondo come nelle più importanti città d’arte italiane. per quel che riguarda i miei romanzi, come i suoi vicoli, le sue ombre, il suo clima e il meraviglioso fiume che l’attraversa … direi che è lo sfondo ideale …

 

 

 

In alcuni punti del tuo romanzo fai riferimento alla nebbia padana, elemento che ritorna nei tuoi romanzi e riesci a dargli anche un aspetto affascinante. E’ un tratto distintivo nella zona pavese?

La nebbia è un elemento fisico determinante, per chi abita la nostra terra. Nasconde e svela improvvisamente, rende ogni cosa meno certa. Io sono convinto ( lo erano anche Pasolini e Guareschi) che il clima e la geografia del luogo abbiano influenze determinati sugli abitanti. La nebbia, inoltre, per me è ha anche una valenza spirituale: stimola alle riflessioni più intime, allontana la fisicità degli elementi, a differenza di uno splendido sole che tutto accende …

I posti più belli di cui hai parlato nel tuo ultimo giallo che consigli di vistare ai lettori?
Pavia sempre, naturalmente … e poi, in questo caso è obbligatorio citare la splendida Fortunago e, più in generale, tutto l’Oltrepò Pavese, terra dalle grandi risorse, enogastronomiche e culturali. Anche qui, nota dolente, non valorizzate a dovere.

 

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