Volevo solo andare a letto presto: intervista a Chiara Moscardelli

Creato da Federica Tronconi il 06/11/2016

“Dicono che la vita sia una serie di istanti, grandi e piccoli, felici e tristi, e che siano proprio questi istanti a darle forma e significato.

Non ci avevo mai creduto molto, ma quel giorno dovetti cambiare idea,

quel giorno un solo istante fece scartare i binari.

Quel giorno decisi di correre un rischio e scoprire che cosa avrebbe comportato.”

Ipocondriaca, ossessiva, maniaca del controllo e sfegatata di telenovelas brasiliane: del resto che cosa aspettarsi dopo un’infanzia trascorsa in un borgo hippy, senza tv, con una mamma fissata con la cristalloterapia, un padre non ben identificato e tanti amici che danzano in giro, spesso senza vestiti?
E’ comprensibile che a trentacinque anni Agata Trambusti voglia avere il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita e detesti qualsiasi fuoriprogramma. Inclusa la pioggia, e quella mattina si è messo a piovere sul serio, mentre in tailleur e chignon Agata varca il cancello di una villa sull’Appia per valutare alcuni quadri che il proprietario vuole mettere all’asta. Ma la pioggia non è niente rispetto a quello che la aspetta: in meno di un minuto la sua tranquilla esistenza si trasforma in un rocambolesco film d’azione, a partire dall’uomo misterioso – terribilmente somigliante a Christian Bale! – che Agata mette ko con due abili mosse di krav maga prima di darsela a gambe. Ma che cosa sta cercando quell’uomo? E perché le sta improvvisamente alle calcagna?
Tra una fuga nei vicoli più sordidi di Barcellona, le minacce di uno strozzino di quartiere e un losco traffico di falsi d’autore, Agata dovrà per una volta dar ragione al suo psicologo e lasciarsi risucchiare dal vortice impazzito degli eventi. E delle emozioni. Perché sarà proprio questa la partita più dura.
Dalla scoppiettante autrice di ”Volevo essere una gatta morta” e ”Quando meno te lo aspetti”, una commedia esilarante e intelligente dove il vero pericolo è quello di imbattersi nella felicità.

Abbiamo raggiunto la scrittrice Chiara Moscardelli per parlare con lei del suo nuovo libro, Volevo solo andare a letto presto (Giunti Editore).

 

 

Agata è un personaggio bellissimo: poliedrico, affascinante, divertente. Quanto c’è di lei nella sua protagonista?

Agata Trambusti è il personaggio che più si allontana da me. Tranne che per due piccolissimi dettagli: ha paura della felicità e va dallo psicologo! Io tutti i lunedì all’ora di pranzo mi siedo di fronte a lui. E’ difficile riuscire a buttarsi nelle situazioni. Ho imparato che più una cosa ci fa paura, più dobbiamo andarle incontro. Agata fa lo stesso.

L’ironia è uno degli ingredienti principali del suo romanzo: è anche una delle “spezie” della vita?

L’ironia è il sale della vita! Aiuta a prendere le distanze con cose anche dolorose e ce le fa guardare sotto una luce differente e quindi ci mette in condizione di affrontarle meglio. Bisogna sempre cercare di sorridere e di essere autoironici. Non aiuta a trovare l’uomo dei sogni, ma di certo aiuta a vivere meglio.

Molti romanzi trattano il tema della ricerca della felicità: trova che sia un po’ una domanda che oggigiorno ci facciamo tutti?

Tutti inseguono la felicità. Io penso che in assoluto non esista, ecco perché la inseguiamo. Esistono però attimi, momenti di felicità che dobbiamo cercare di cogliere. Si nascondono nelle pieghe della quotidianità.

Esiste una ricetta per la felicità?

Spesso desideriamo quello che non abbiamo e questo ci porta all’infelicità. l’unica ricetta utile credo sia imparare a desiderare quello che già abbiamo. Imparare a godere di qui famosi attimi.

I tuoi sono romanzi in cui molte donne ci si possono specchiare. Come sono le donne di oggi? Qualche consiglio per sopravvivere alla giungla quotidiana?

Quello che mi dicono, e scrivono, spesso è che in effetti quando leggono si sentono Chiara, Penelope, Agata e questo le fa sentire meno sole, le conforta e conforta anche me. Non so come siano le donne di oggi. So come sono io e cosa vorrei imparare per sopravvivere al meglio: bastare a me stessa e amarmi di più. Le mie protagoniste almeno ci provano, dovremmo provarci anche noi.

 

 

 

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