E’ una bugia ma ti amo: intervista a Erika Favaro

Creato da Federica Tronconi il 25/09/2016

 

“..è difficile, la verità è che vorrei dare una possibilità a me, ma non sono ancora pronta

credo che per me sia ancora presto”

 

Wendy ha trent’anni, un lavoro che le piace moltissimo (a parte il suo capo), una famiglia allargata e un po’ scombinata che adora, un ex fidanzato inutile da dimenticare e un piccolo problema con la realtà. Non è che non veda ciò che ha davanti agli occhi, o che non abbia delle opinioni ben precise sulle cose: è solo che trova tanto più facile dire una bugia, più o meno innocente, soprattutto se serve a far sentire meglio chi le sta intorno. Oppure a proteggere se stessa dalle verità troppo dolorose da affrontare¿
Ma quando Wendy conosce Libero, l’affascinante proprietario del ristorante sotto casa sua, tutto cambia. Perché lui non è come gli altri: si accorge subito del modo in cui lei trasforma e “aggiusta” la realtà e ne rimane profondamente deluso. Libero non cerca una donna che lo assecondi, che finga, che rinunci a essere se stessa pur di accontentarlo. Cerca qualcuno di autentico e sincero, da amare veramente. E così Wendy, per amore, inizia a comportarsi in modo diverso, a mettersi in gioco, a esporsi, correndo il rischio di dire la cosa sbagliata e di non piacere. O forse, per una volta, di piacere davvero.

E’ una bugia ma ti amo – Edizioni Piemme – è una storia frizzante e divertente firmata dalla scrittrice Erika Favaro che abbiamo intervisto.

 

La protagonista del tuo nuovo romanzo si chiama Wendy: che tipo di persona è?

Wendy è una bugiarda. Le persone, in genere, tendono ad allinearsi alle società in cui vivono, lei lo applica più di altri, si impegna così tanto per omologarsi che, a un osservatore non attento, risulterebbe invisibile.

Nel libro si parla di vero amore: come trovarlo al giorno d’oggi?

Sono una purista, l’amore è un duo e totalizzante. Sono anche attaccata ai fondamenti però. Per esempio credo che la felicità non sia una fase ma istanti di intensa gioia che si susseguono. Ecco, l’amore si trova così, migliaia di imperfezioni, promesse disattese, storie del tutto imperfette e che però accumulano un istante di gioia dietro l’altro. Basta accorgersi, non vuol dire accontentarsi, solo stare attenti.

Come sono, a tuo giudizio, le donne e ragazze di oggi?

Come la mamma e come la nonna, nel bene e nel male. Hanno (abbiamo, mi considero tra il ragazza e il donna) una serie di limitazioni date da una cultura maschilista, mi si volevano inibire gli studi, per esempio, in funzione di una famiglia. Ma abbiamo anche, e forse, purtroppo, proprio a causa delle limitazioni culturali, una marcia in più, uno spirito battagliero, una forza che è spesso nascosta anche ai nostri occhi e che ci permette di alzarci e andare avanti quando ci pare che l’unica cosa possibile sia rimanere a terra.

Nel tuo romanzo si parla di bugie: quali sono le bugie più frequenti che raccontano le donne?

A volte incrocio articoli in cui si parla di fingere l’orgasmo. Spero non accada ma se così fosse, col tempo, si impara a fidarsi della persona con cui ci sdraiamo. Ad ogni modo, tra le mie bugie più frequenti, in ordine di apparizione:
- queste scarpe erano in saldo.
- non ho comprato libri nuovi, me li ha prestati una collega, poi li rendo.
- non ho niente.

 

 

Ci sono delle frasi che le donne dicono a cui gli uomini dovono porre maggiore attenzione?

A parte che sarebbe interessante avere sempre il cento percento dell’attenzione… Così, per vedere che succede (sorrido). È dato certo che le donne parlino più degli uomini, esistono ricerche scientifiche. Non tutte le cose vengono dette allo stesso modo, se una donna usa il tono da “ti faccio la cotoletta alla milanese” è tutto ok. Se abbassa il tono di voce, che se uno ti ascolta basta un sussurro, se ti guarda negli occhi, che l’espressività fa il suo, se ti prende per mano o in qualche modo ti tocca, forse la cena sarà meno gustosa ma vale la pena ascoltare. Anche chiedere di uscire in una sera di champions league, della squadra del cuore del fidanzato, è una cosa a cui stare attenti.

C’è qualcosa nel romanzo che parla di te?

Sì, in tutti i miei romanzi. Alcune cose mi appartengono per esteso, le dichiaro in chiaro. La passione per Wallace e Cobain di Wendy, è mia. Altre mi appartengono al contrario, Wendy è ordinatissima, segue un calendario, ha organizzato il bagno in vasca bisettimanale e non sgarra, io mi dimentico di comprare la carta igienica.

Ci sono delle regole in amore?

Credo siano compromessi più che regole. La regola è più per l’innamoramento:
Regola #1: non innamorarmi mai di chi non mi rispetta.
Regola #2: la regola 1 non prevede eccezione.
Regola #3: non innamorarmi per paura della solitudine.
E poi, superato l’innamoramento, l’amore. Amore è quando non hai più la regola, ci si viene incontro, sempre rispettandosi, stando in equilibrio.

Wendy cambia per amore: è un po’ questo il senso dell’Amore, mettersi in discussione e lasciarsi “formare”?

Wendy inizia a fidarsi, più che cambiare, è solo terrorizzata dal far vedere chi è (in principio). Era sfiduciata, preoccupata, la famiglia strana e tutto… Poi arriva lui, Libero, e le chiede di smetterla di fingersi per ciò che non è. Grazie, dimostra qualcosa anche tu. L’amore è una danza, si cresce insieme, ci si forma insieme, è a due, altrimenti si parla di amore per se stessi e basta, quello deve esistere -PRIMA- di amare altri, se no si rischia di incappare in relazioni trappole, dettate da bisogno.

Erika Favaro è nata a Venezia. Qualche anno fa, visto il costante interesse che sua madre e i suoi ex mostravano per il suo diario segreto, ha deciso di aprire un blog: kerifaeffe.wordpress.com.
Per Piemme ha pubblicato il romanzo E se poi mi innamoro, pazienza e i racconti in ebook Per una volta lasciati amare e Solo averti più vicino.

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