Il dolore è la cura: intervista a Paola Pedrini

Creato da Federica Tronconi il 18/09/2016

Cosa succede, quando qualcuno che amiamo decide di smettere di vivere? A chi rimane cosa resta? Resta un dolore dalle mille facce: senso di colpa, rabbia, frustrazione, vuoto, devastazione. E dalle mille domande: cosa avrei potuto dire e fare anche solo pensare, per evitarlo? E poi quel chiedersi “perché?” sempre, ogni minuto, ogni istante. E nemmeno la gente la rende facile, i parenti di chi si toglie la vita sono più difficili da gestire, da consolare, come se un sospetto sotterraneo minasse la compassione, emarginandoli, causando ancora più sofferenza.

Paola Pedrini ha affrontato il tema del dolore nel libro Il dolore è la cura con struggenti lettere a suo padre: l’autrice attraversa ogni fase del lutto, prima cercando di capire, poi di accettare, e infine di ricominciare a vivere. Il dolore è la cura, perché viverlo è l’unico modo di attraversarlo, e l’unico modo di riuscire un giorno ad accettare la decisione di suo padre, forse l’unica che in quel momento gli era sembrato di poter prendere, l’unica autonomia che in quel momento sembrava gli fosse rimasta, confuso com’era da un dolore che lo isolava dall’amore grande di cui era circondato. Per arrivare, alla fine, a un arrivederci e al perdono. Per entrambi.

Abbiamo raggiunto l’autrice, Paola Pedrini, per commentare insieme questo libro profondo e intimo.

Come mai hai voluto affrontare in un tuo libro il tema del dolore?

Perché mi ha travolta come un fiume in piena e affrontarlo, ad un certo punto, è stata una necessità. Per mesi ho cercato di dimenticare, di far finta che non fosse successo nulla. Mi dicevo che dovevo essere forte, non piangere, non soffrire. Ma non è servito a nulla, anzi, poi sono crollata. E’ stato quello il momento in cui ho affrontato il dolore, quando l’ho accettato e l’ho vissuto con tutto quello che comporta, che è diverso per ognuno.

Cosa rappresenta per l’uomo il dolore?

Posso dirti cosa ha rappresentato per me il dolore. La perdita di mio padre ha lasciato un grande vuoto e la mancanza di un punto di riferimento importante. Ma ancora più di questo, quello che mi ha fatto davvero soffrire, sono state le tante domande a cui non riuscivo a dare una risposta. Continuavo a chiedermi il perchè ma nessuno aveva una risposta giusta. Perchè nessuno può rispondere per lui, nessuno può sapere cosa ha significato realmente il suo gesto.

Il tuo libro nasce da un’esperienza vissuta: cosa ti ha lasciato?

Ha completamente stravolto la mia vita e niente sarà più come prima. Il lavoro, gli amici, relazioni sentimentali, è cambiato tutto. Ma sono cambiati soprattutto i piccoli gesti quotidiani, la consapevolezza nel compierli. Ho lasciato andare tante cose, situazioni e persone che non desideravo per altre, nuove e diverse, che in realtà mi appartenevano già ma ancora non lo sapevo.

 

 

Nel tuo libro oltre al dolore tocchi il tema del lutto: come hai pensato ad un percorso scrivendo lettere?

Scrivere lettere a mio padre dopo la sua morte mi è stato consigliato da un’amica psicoterapeuta. Prima parlavo ad alta voce davanti a una fotografia ma le parole si perdevano nell’aria. La scrittura terapeutica, come la danza, la musica e altre forme d’arte, è uno strumento di crescita. Mettere nero su bianco aiuta a definire i contorni di una situazione poco chiara, si impara a conoscersi meglio portando alla luce pensieri inconfessabili e liberando le proprie emozioni.

Pensi che in questo percorso tappa fondamentale sia il perdono?

Il perdono di se stessi, prima di tutto. Di quello che potevamo fare ma non abbiamo avuto il coraggio di farlo, quello che dovevamo dire ma non abbiamo detto. I sensi di colpa possono perseguitare e rendere una vita impossibile da gestire. Il senso di inadeguatezza rende fragili e incapaci di affrontare certe situazioni. Ma non tutto dipende da noi e certe situazioni entrano nella nostra vita improvvisamente e senza essere desiderate. Mi torna sempre in mente la preghiera della serenità
«Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza. »

Stai lavorando ad uno scritto in questo momento?

Sto preparando due viaggi da fare entro la fine dell’anno, in Kenya e in Burkina Faso. E qualche presentazione del libro.

Condividi

    *