Una vicenda reale. Un affresco di vita vissuta alla base di un percorso narrativo che coinvolge in un travolgente ed emozionante turbinio di sensazioni olfattive, uditive e tattili.
Una bambina e un orfanotrofio, una sofferta solitudine e l’espressione artistica di un io multiforme, ritrovate relazioni affettive e speranzose prospettive future: questi i temi permeanti ‘La bambina che viveva sotto il tavolo’, opera introspettiva firmata dallo psicoterapeuta, docente e scrittore Silvio Zenoni.
L’ultima riga ha incontrato l’autore per raccogliere riflessioni e curiosità inerenti il romanzo  e la propria attività letteraria.

 

 

‘Ho trascorso i primi sei anni di vita sotto un tavolo’: cosa fa, sente e apprende la bambina in questo suo primo e fondamentale periodo di esistenza?
Il libro si concentra proprio sulle prime esperienze della protagonista, preludio alla vita adulta che occupa la seconda parte della narrazione.
Vivere sotto un tavolo rappresenta per la piccola una singolare esplorazione della propria interiorità, contraddistinta da gesti invisibili che, tracciati sulle mattonelle, assolvono ad un isolamento nonché ad una potenziale comunicazione con l’esterno.

A sei anni la bimba riceve una scatola di matite dalla madre: un’epifania nella sua monocromatica esistenza..
Certo! Le matite colorate, unico elemento finzionale di una narrazione ispirata ad una vissuto reale, rappresentano un mezzo per dare corpo a sensazioni fino a quel momento solo provate e mai incanalate in uno strumento manifestamente espressivo. L’arte che ne scaturisce diventa il filo conduttore tra una primordiale esistenza segnata dall’abbandono e dalla inquietudine ad una maturità intessuta di serenità e rinnovate relazioni affettive.

Analisi introspettiva e sequenze narrative si interfacciano con molteplici dialoghi con il Cristo appeso alla parete del dormitorio: che ruolo riveste nell’esistenza della protagonista?
Si tratta dell’ unico interlocutore che accetta nella sua prima fase di vita, la sola alterità che, immobile e muta, raccoglie le sue accorate riflessioni ed emozioni.

Il romanzo riflette un percorso di maturazione e di ricerca della propria identità: quanto il vissuto pregresso, in particolare infantile, influenza le nostre passioni, i nostri modi di relazionarci, la scelta dei nostri legami e le nostre prospettive future?
Le prime relazioni costituiscono un’impronta fondamentale nell’esistenza di ciascuno. Tendiamo a ripetere le medesime esperienze emotive positive e, ancora più significativamente, a ricercare quelle che non ci hanno gratificato per ottenerne un riscatto.
Così la protagonista, vittima di un passato di abbandoni, violenza ed umiliazione recupera un’idea positiva della madre e plasma un mondo affettivo nel quale amare e sentirsi amata, affidando rinnovate speranze alle parole rivolte alla figlia nel proprio grembo. La medesima rinnovata serenità dona al mondo dipinto dalle sue mani colori e vivacità espressiva.

Il linguaggio è fortemente visivo, allusivo, quasi poetico: rumori, immagini, colori e suoni guidano la scelta delle parole e permeano la narrazione facendone un caleidoscopico dipinto.. a chi ti sei ispirato?
I miei racconti sono si avvicinano molto ad una taglio poetico più che prosastico ed è probabile che io risenta inconsapevolmente delle letture intrattenute parallelamente all’ attività narrativa. Se dovessi indicare i miei autori preferiti direi senza dubbio Montale e la poetessa Antonia Pozzi.

Per quale motivo hai deciso di raccontare questa storia vera?
Perché ritengo che la scrittura sia un eccellente strumento per dare voce ad personaggio che voce non ha, per riscattare figure secondarie da un ruolo marginale che ne limita l’espressività.
Ho impiegato quindici anni per stendere questo romanzo, interrotto dall’urgenza di scrivere il precedente, ‘Vicino a te volo leggera’.

Esiste una continuità tra i due romanzi?
Il primo libro è nato come una sorta di diario: ho provato l’impellente necessità di raccontare alla giovane figlia suicida della mia compagna le conseguenze che la sua scelta ha comportato nella nostra esistenza. È stata un’esperienza personale ancor più che letteraria, confluita in un libro nel quale quotidianità e lirismo, riflessività e immediatezza, vita e morte si alternano affermando con forza un messaggio di speranza culminante nella parola finale ‘sorridere’.
Tale esigenza ha rappresentato certo una frattura, ma il cerchio si è chiuso in un secondo momento con questo secondo romanzo: più ‘difficile’ e maturo dal punto di vista stilistico, parimenti espressivo sotto il profilo contenutistico.

Romanzi in cantiere?
Sto già lavorando ad una nuova storia, quella di un disabile che racconta in prima persona il proprio vissuto. Si tratta di un interessante esperimento di ‘regressione linguistica’ dettata dalla necessità di adottare un linguaggio semplice, nonché di interpretazione della realtà e delle dinamiche di violenza connesse ‘filtrata’ dall’ ingenuità e dalla purezza del protagonista.

 

 

Silvio Zenoni (Milano, 1961) è psicoterapeuta e docente di Lettere. Ha pubblicato vari articoli e racconti su riviste edite dalla Franco Angeli. Tra le sue produzioni:’ Le parole lontane’ (2013) e ‘Vicino a te volo leggera’  (2014, Leucotea ed.).

 

alla prossima lettura!

Monica

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