Interruzioni

Creato da Federica Tronconi il 12/05/2016

“Perché scrivi di maternità?

Tu non sei madre, tu non ne hai il diritto.”

“Ma io sono figlia. Dunque so.”  

Camilla Ghedini è giornalista professionista. Vive a Ferrara. Esercita in libera professione nel campo della comunicazione/informazione integrata. E’ autrice di libri in cui ha romanzato e affrontato sotto il profilo sociale e del costume macro temi universali. Ha trattato già in passato temi come il precariato, la famiglia, l’amore. Questa volta tocca un tema delicato ma molto attuale: la non – maternità.

La maternità non è un diritto. La genitorialità non è un dovere. La famiglia non è necessariamente luogo di felicità e realizzazione. I figli non sempre si amano. E’  Interruzioni (Giraldi Editore) il lavoro in cui, appunto, la Ghedini affronta il tema delicato della non-maternità. Un campo emotivo inesplorato al di là del comune, ancora non sondato fino in fondo e inteso spesso come privazione che diventa sottrazione. O scelta egoistica, che toglie il diritto di parlare a chi una pancia non l’ha mai avuta. Eppure di quella pancia conosce il desiderio, che non vince tuttavia sulla paura di non amare, di non riuscire ad amare come si dovrebbe. Attraverso la storia di 4 donne molto diverse tra loro, la scrittrice accompagna il lettore nell’universo complesso di una diversa o negata maternità, per sondarne aspirazioni, fantasie, aspettative, fissazioni, sbagli. Come il titolo suggerisce, si tratta in tutti i casi di interruzioni: la morte, l’abbandono, la ferita, l’aspirazione troncata. In ogni racconto la protagonista svela, con la formula del monologo o del dialogo, la sua personale sospensione di un percorso: c’è la rinuncia volontaria alla procreazione, l’infanticidio, la malattia e la scelta della morte spiegata a una madre «mai stata tale». C’è il desiderio-fissazione di una figlia forse neppure mai concepita che si interseca a un’altra discontinuità, quella della coppia. Con una interlocuzione in cui il tu diviene altro da sé, e un ritmo scandito da veloci domande, risposte, volute ripetizioni  - quasi ad evidenziare l’ossessività dei pensieri – il testo non è privo di un anelito di speranza.  Come rileva Marilù Oliva nella prefazione, «non è un caso che le quattro chiose avvengano con parole quali amore, bene, felicità, vita – perché per dirla alla maniera di Goethe, è proprio vero che ‘dove c’è molta luce, l’ombra è profonda».

Credo il lavoro di Ghedini importante: siamo in un momento in cui si sente l’esigenza di parlare di questo tema. Credo ci sia una sofferenza tra questo schieramento “rosa” che vedono contrapposte le madri a le non madri. Insomma, sempre donne si è. ma con strade diverse. Credo che mai come ora sia urgente che le donne torni a sentirsi tali, prima di tutto. Ed essere Donna non esclude, ora come ora,  niente: essere madri, figli, non madri, lavoratrici, casalinghe, badanti, ecc. Che differenza fa la strada che percorriamo? Ognuno deve trovare la sua. E deve trovare la sua felicità. Quando si dona la Parola ha un qualcosa che si ha dentro, tante situazioni trovano un senso. E Camilla Ghedini ha provato a metterci la Parola.

 

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