Brucio: intervista con Christian Frascella

Creato da Roberta il 02/05/2016
“Io ero un mostro che avevano accolto per errore. Un pazzo.

Uno che non ce l’avrebbe fatta a salvarsi, né con loro né con nessun altro.”

Versione del romanzo ARC data dalla casa editrice in anteprima

Tommy ha 17 anni ed è arrabbiato. Ha cambiato tante di quelle famiglie affidatarie da non riuscire a ricordarle e in nessuna di loro a trovato il suo spazio. Si perché lui una famiglia l’aveva, ed era bella e si amava. Ma il fuoco gliel’ha portata via quando aveva solo 10 anni, il fuoco gli ha mangiato la felicità, insieme a gran parte del suo corpo e tutto il suo viso. Tommy aspetta solo di compiere 18 anni per liberarsi di famiglie che non lo amano, non lo capiscono. Per essere libero, seppur senza sapere che libertà potrà mai avere uno sfregiato; i segni su di lui sono profondi e spaventosi e la gente ne ha paura, anzi peggio, li condanna. Perché chissà cosa avrà mai combinato per ridursi così, sarà di certo un delinquente. Sono 7 anni che Tommy combatte con la cattiveria e ormai non ci crede più nell’amore, nelle persone. Perché questa volta, questo paesino, questa famiglia dovrebbero essere diversi? E allora Tommy mantiene le distanze, non crea legami, tentando di tenersi fuori dai guai fino al giorno del suo 18esimo compleanno, il giorno in cui sarà libero. Ma ovviamente le cose prendono sempre una strada diversa da quella sperata. Dopo essere stato beccato nei pressi di una rapina andata male (di cui è stato lo sfortunato testimone), Tommy si troverà a combattere coi pregiudizi del capo della polizia: un uomo becero, sadico e rabbioso che sul volto sfigurato del ragazzo legge inevitabilmente colpevolezza. E da li in poi tutto tracolla, il mondo si rivela in tutta la sua cattiveria, spietato e violento da dare il voltastomaco. Eppure, forse, un raggio di sole arriva ad illuminare anche quel volto bruciato che Tommy nasconde sotto gli occhiali e il cappellino. La sua nuova famiglia affidataria non è così male, non lo capisce forse, ma combatte per lui. E poi c’è Sally. La sua compagna di classe, la matta della scuola. Lei è come lui, si porta dentro il dolore di un’infanzia violata, di un amore negato e tanto odio per chi invece di proteggerla l’ha abbandonata al male. Allora forse due solitudini possono diventare presenza, due dolori fanno una forza, e la rabbia può sciogliersi in amore. E forse tre estranei possono diventare casa, riparo, calore. Un romanzo intenso, che trascina il lettore nel fango, in mezzo alle mostruosità di cui il mondo brulica; un romanzo che non racconta solo la resilienza di Tommy, ma che ci ricorda anche come odiare e non amare, sia più spontaneo nella natura umana, e che non farsi sporcare dalla cattiveria è la cosa più difficile di sempre, ed anche l’unica per cui vale la pena lottare.

Grazie a Mondadori Libri abbiamo potuto intervistare l’autore Christian Frascella e scoprire qualcosa in più su questo romanzo che racchiude in sé brutalità e amore.

Quali sono i libri o l’autore che hanno influenzato la sua scrittura?

Sono un lettore onnivoro e ho sempre amato tutti i generi; per questo libro in particolare mi sono rifatto ad alcune ambientazioni di provincia delle opere di Stephen King, il ritmo me l’hanno dato i libri hard boiled (soprattutto James M. Caine e Jim Thompson) che ho riletto durante le varie stesure, e per le scene più macabre mi sono rifatto a certe atmosfere di Richard Matheson. Ma, come dicevo, leggo un po’ di tutto; in questo momento sul mio comodino c’è Dickens.

Tommy, il protagonista, riflette spesso sul fatto che la gente non può fare a meno di sentirsi quasi attratta dal macabro. Incidenti, uccisioni e tragedie attirano l’attenzione. Crede che sia realmente così?

Lo penso e continuerò a pensarlo, è sufficiente dare un’occhiata a quelle che sono le notizie più ricercate dei motori di ricerca e dare una scorsa agli ascolti dei programmi televisivi di cronaca nera. Il male attrae; leggere storie nere è una sorta di catarsi attraverso cui esorcizziamo le nostre paure più disturbanti.

Si ritrova in qualcuno dei suoi personaggi? quanto c’è di lei nel libro?

Durante l’adolescenza anch’io mi sono sentito emarginato; è una sensazione che scaturisce anche dalle piccole cose, ti fa sentire sempre un pesce fuor d’acqua, ma certo tra me e i personaggi devo inserire un filtro e quella magia che si chiama fiction.

Nonostante la sfiducia nella gente, Tommy scopre di poter essere amato ed amare. Sembra un luogo comune eppure l’amore, in qual si voglia forma, salva. Lei crede in questo?

Ci credo profondamente. Parafrasando Dostoevskij, l’amore salverà il mondo.

Nel suo romanzo c’è un equilibrio tra dolore, rabbia, paura e resilienza dei protagonisti. Qual era il messaggio che voleva trasmettere?

Il messaggio è che, per quanto tu stia male e ti senta respinto, c’è sempre una nicchia di pace pronta ad accoglierti, devi solo saperla riconoscere, come Tommy con Sally.

Tommy e Sally sono i diversi della società, gli esiliati perché “colpevoli” di un passato negativo ed ingombrante. Secondo lei perché siamo portati ad isolare e temere non solo il diverso, ma anche le persone con i bagagli di vita più pesanti?

E’ un istinto ancestrale, allontaniamo dal branco chi riteniamo inadatto. Bisogna fare esercizio di apertura mentale per accogliere la diversità.

Quali sono le emozioni che ha avvertito mentre scriveva la storia?

Tutte le emozioni del protagonista; isolamento, paura, frustrazione, speranza: è stato come sfrecciare su delle montagne russe emotive.

 

Buona Lettura!

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