In un paese di collina, non lontano dal mare, gli abitanti erano abituati ad alzarsi presto, di mattina,

per incontrarsi tutti al mercato, nella piazza centrale.

Una mattina, però, arrivando nella piazza,

non trovarono il solito mercato, ma… un sottomarino da guerra.

Sì, sì. Avete capito bene. Un sottomarino apparso all’improvviso al centro di un paese!”

 

Cosa può succedere se uno strambo capitano (che ripete sempre: “Bubbole!”), stanco di non avere guerre da combattere, se ne inventa una tutta sua? È un giorno speciale in un piccolo paese di collina. È il giorno in cui si sposa la figlia del sindaco, e tutti sono pronti a festeggiare. Ma all’improvviso… Un sottomarino da guerra si materializza nella piazza centrale! Da dove è sbucato?! Come ha fatto ad arrivare fin lì… senz’acqua?! Ci vorrà un po’ per capire che il responsabile è lo strambo capitano che ha deciso di dichiarare guerra al paesino di collina. Cosa verrà fuori da questa matta situazione? Cosa succederà quando il capitano (rimasto solo nelle profondità dei mari per tanto tempo) inizierà a conoscere gli abitanti del paese.

Una storia a sfondo pacifista, umoristica, di scoperta di sé e del mondo che ci circonda. Una storia d’integrazione. Buffa, tenera e surreale. Una storia per sorridere e riflettere, parlando di amicizia, pasticcini, baci e sorrisi. Perché un’altra vita (… un’altra via) è sempre possibile. Abbiamo raggiunto la scrittrice Vanessa Navicelli per farci raccontare qualcosa in più sul suo sottomarino e sul suo libro.

Quando ti è venuta l’idea per questa storia?

 Parecchi anni fa. Stava iniziando una nuova fase di guerre e terrorismo, e a me (… non solo a me!) sembrava tutta una follia. Come se invece di cercare delle soluzioni per migliorare le cose, si facesse di tutto per aggravare la violenza che già dilagava.Così ho fatto l’unica cosa che so fare: ho scritto. Storie per adulti e questa fiaba per i bambini. Una fiaba che racconta quanto la guerra sia una cosa matta e senza senso. E così il protagonista della mia storia è un capitano di un piccolo sottomarino che, avendo combattuto per tutta la vita e non sapendo fare altro, decide di dichiarare guerra a un paesino di collina. L’immagine di un sottomarino (che dovrebbe stare nelle profondità del mare) nella piazza di un paese di collina mi sembrava rendesse bene l’idea di una cosa matta, quanto lo è la guerra. Poi, certo: il mio capitano, tutta la sua storia e gli altri co-protagonisti sono buffi e surreali, mentre la guerra non lo è. La cosa paradossale è che oggi siamo di nuovo in una situazione di forti tensioni, come quando ho scritto la storia. È come se non se ne uscisse più… Dico spesso che il mondo dovrebbe essere governato dai bambini. C’è molto più buon senso in loro che in noi adulti. A un bambino, se vuoi, riesci a spiegarlo che la guerra non si fa, che è sbagliato far male al Prossimo; che se uno ti dà un pugno e tu rispondi dandogliene un altro, la storia non finisce più, mentre se ci si parla e soprattutto se ci si ascolta, si possono risolvere tanti problemi. Con gli adulti è molto più difficile…

Tu nasci come scrittrice per adulti, come è stato scrivere per i giovani?

 Io ho sempre scritto in parallelo sia storie per adulti che per bambini. Ho iniziato con racconti umoristici, ma intanto scrivevo anche fiabe. Amo il mondo dell’infanzia e mi piace pensare di poter dare un piccolo contributo per arricchirlo e per coltivare il sogno, la magia, la fantasia. Scrivere per bambini, certo, comporta una responsabilità in più: sai che potresti essere la prima a parlargli di certi argomenti. A fargli conoscere certe parole. Ad esempio, con questa storia, tanti bambini hanno scoperto la parola “bubbole”, che è l’esclamazione ricorrente del mio protagonista. Molti ci si sono divertiti e hanno iniziato ad usarla, a giocarci a scuola e in famiglia. Bellissimo! Il tema che ho deciso di trattare, poi, cioè il valore della pace… ecco, scrivendo la storia, sapevo che c’erano forti probabilità che molti bambini iniziassero a pensarci e a parlarne proprio col mio libro. Mi è sembrata una cosa enorme! Per questo ho cercato di pensarlo e ripensarlo il più possibile prima di pubblicarlo, finché fossi stata convinta di ogni parola e di ogni illustrazione.

Hai girato molto per le scuole e incontrato molti bambini grazie a questo romanzo, che esperienza è stata? cosa ti hanno lasciato i bambini che hai incontrato?

 I bambini sono meravigliosi! Pieni di domande da farti ma anche di cose da dirti. E pieni di affetto, per la storia e per chi l’ha scritta. È un vero privilegio incontrarli e passare del tempo con loro. Tutte le scuole che ho incontrato hanno lavorato a progetti didattici sul mio libro, da semplici disegni, a riscritture della storia, a messe in scene teatrali… di tutto. Mi hanno stupita un’infinità di volte, sia i bambini che le maestre. Mi ripeto, ma le ondate di affetto che ti arrivano sono qualcosa di indescrivibile. Sono incontri molto vivaci e veri, perché io mi metto in gioco senza filtri; i bambini se ne accorgono subito e reagiscono facendo lo stesso. I bambini capiscono molto più degli adulti se tu sei davvero interessata a loro o se stai solo facendo finta, se sei lì al 100% o hai la testa da un’altra parte. E ti si avvicinano o si allontanano a seconda. Una cosa che mi ha molto commosso ultimamente è che, per alcune scuole, la mia fiaba è stato un modo per affrontare, in maniera semplice, gli eventi tragici di Parigi. Il libro ha dato ai bambini lo spunto per tirar fuori con naturalezza le paure e i pensieri che avevano. Persino in una scuola dell’infanzia.

 

 

La scrittrice Navicelli disegnata come fumetto manga

 

Quando hai scritto questa storia che messaggio volevi lasciare al lettore?

Il messaggio principale di questa fiaba è che la guerra non risolve i problemi, anzi ne crea di nuovi. Che la violenza genera altra violenza, e quindi non è la strada da seguire. Mai. Solo avvicinandosi al Prossimo e lasciandosi avvicinare si può sperare di migliorare le cose. La collaborazione, il rispetto, il saper ascoltare l’altro, l’interessarsi all’altro, l’aiuto reciproco e, se nasce, anche l’amicizia… ecco, queste sono soluzioni. Noi siamo un Paese che ha conosciuto (non troppo tempo fa) la guerra da vicino; la seconda guerra mondiale ci ha devastati. Pensando a tutti quelli che sono morti per noi, dovremmo fare di più per coltivare e promuovere una cultura di pace, soprattutto parlando di più ai bambini e ai ragazzi (che sono il nostro futuro) di quello che è successo e di quello che succede ancora, ogni giorno, nel mondo. Una volta, in un incontro in una scuola primaria, un bambino mi ha chiesto: “Perché hai deciso di fare un finale felice, senza guerra?” Risposta: perché è quello che spero. Quello che vorrei accadesse sul serio, anche nella realtà. Nel nostro mondo, purtroppo, è molto più difficile e complicato. Ma il mio finale vuole essere di buon augurio.

A chi la consiglieresti?

A chiunque voglia ricordarsi quanto sono semplici e preziose la pace e l’amicizia. Il target principale sono i bambini della scuola primaria. Ma viene letta anche nelle scuole dell’infanzia e a bambini di età diversissime. Io l’ho sempre pensata come una fiaba per famiglie. Da leggere assieme. Un modo che permette ai bambini di imparare (divertendosi) e agli adulti di ricordare…Molti bambini che ci si sono affezionati l’hanno fatta diventare anche una storia della buonanotte!

Hai altri romanzi a cui stai lavorando?

Il mio più grande desiderio è raccontare storie. Possibilmente belle storie! Per far sorridere, far commuovere, far sognare. E far voler bene ai miei personaggi. Ora sto preparando delle fiabe di un piccolo ciclo magico e una storia più complessa sul tema della famiglia e della difficoltà di comunicazione. Non so dire i tempi precisi di pubblicazione perché il mio obiettivo principale è sempre quello di preparare, di volta in volta, un libro accurato, oltre che una buona storia. Spero di lavorare presto anche al seguito di “Un sottomarino in paese”: me l’hanno chiesto tanti bambini e poi anch’io ho voglia di andare a vedere cosa sta combinando in quel paesino di collina  il mio capitano…

 


Il booktrailer del libro

 

Vanessa Navicelli è nata in provincia di Piacenza, ma da anni vive a Pavia. È stata finalista del Premio Letterario “La Giara” per romanzi inediti, indetto dalla RAI nel 2012; rappresentante e vincitrice per la regione Emilia Romagna. Ha vinto la sezione “Scritture per Ragazzi” dello Scriba Festival di Carlo Lucarelli e vari premi con la Scuola Holden di Alessandro Baricco. Il Premio Cesare Pavese per la poesia e il Premio Giovannino Guareschi per racconti. Scrive romanzi per adulti e ragazzi; e storie per bambini. Quando scrive, cerca di tenere presente quattro cose: la semplicità, l’empatia, l’umorismo, la voglia vera di raccontare una storia. Dal2014 hainiziato la sua avventura come autrice indipendente, con la fiaba illustrata “Un sottomarino in paese” (ebook e cartaceo, italiano e inglese). Biografia completa: https://vanessanavicelli.com/chi-sono

 

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