Oggi L’ultima Riga è tappa del BlogTour di Massimo Polidoro, scrittore e autore del recente thriller “Il passato è una besta feroce” (Piemme).  Essere tappa significa conoscere da più vicino l’autore e avere in esclusiva del materiale che lo riguarda. Noi siamo stati molto fortunati perché ci ha parlato della ricetta per scrivere un bestseller. Ed ecco cosa dice in esclusiva a tutti i lettori.

 

 

 

 

Attenzione: qui non si parla di come scrivere un capolavoro. Né di come diventare artisti immortali. Non è un discorso sul talento in genere, ma piuttosto su quello necessario a creare un “bestseller”, dove la parola chiave è “sell”, vale a dire: vendere. Noterete che non esistono classifiche di “bestwritten”, cioè dei libri meglio scritti, mentre in tanti campi artistici, non solo letterari, è normale parlare di bestseller, vale a dire delle opere che “vendono meglio”. E quali sono quelle che vendono meglio? Potrà sembrare ovvio, ma non tutti ci pensano: sono le opere che hanno le caratteristiche per piacere a tanta gente. È, dunque, evidente che se non si riesce a vendere nulla di ciò che si scrive, difficilmente si potrà scrivere un bestseller.

Ribadisco, ciò non significa che non si possieda talento o che non si possa un giorno scrivere un bestseller. Ma, di sicuro, significa che quello che si scrive non ha le caratteristiche per piacere a tante persone. In questi casi, lo scrittore deve ripensare al proprio lavoro e capire dove è possibile intervenire. Tuttavia, non bisogna fare l’errore di pensare che siccome un libro venda molto sia scritto con i piedi. Non è così. Libri terribili che vendono tantissimo ce ne sono e ce ne saranno sempre, ma non rappresentano la norma. Chi riesce a creare bestseller con continuità sono quegli autori che conoscono bene il proprio mestiere, alcuni lo conoscono molto bene, meglio di tanti autori, forse più osannati dalla critica, ma incapaci di farsi apprezzare da tanti.Personalmente, quando ho iniziato a scrivere, parliamo dei primi anni ’90, scrivevo i libri che avrei voluto leggere io stesso: pensavo insomma a compiacere quasi più me stesso che il pubblico. Per mia fortuna, ciò di cui scrivevo (spiritismo, parapsicologia…) e il modo in cui lo scrivevo (con un approccio critico, cioè, ma non ostile) interessava anche altre persone e così riuscivo a vendere abbastanza copie da garantirmi l’interesse degli editori per nuovi libri. Ma se all’inizio i miei libri vendevano 2, 3, 4 mila copie (numeri che comunque, oggi che si vende molto meno, farebbero felici più di un autore), iniziarono decisamente a vendere di più quando iniziai a guardare “fuori” da me. Quando, cioè, cercai cioè di capire che cosa avrebbe potuto interessare un pubblico che non era appassionato come me alle minuzie del paranormale o dello spiritismo.

Ecco, dunque, il primo passo da compiere per chi desideri puntare al bestseller: osservare con spirito critico ciò che si scrive e chiedersi se ha la possibilità di piacere agli altri. Parliamo ora di thriller. Per quel che mi riguarda, sogno di scriverne uno da quando ancora andavo ero sui banchi di scuola. E ne scrissi uno, in effetti: da qualche parte ho ancora quel testo stampato con un’antiquata stampante ad aghi. Era terribile. Non a caso è sempre rimasto in un cassetto. Ma il desiderio di scrivere un thriller c’era sempre, solo che, leggendone tanti, ero consapevole che avevo molto da imparare prima di avventurarmi in quel campo. E così ho fatto. Ho studiato tanto, per anni, non solo leggendo, ma dissezionando i più grandi thriller che erano stati bestseller, studiando i grandi film di suspense, per capire come i registi riuscivano a tenere alta la tensione e interpellando, ogni volta che ne avevo l’occasione in veste di giornalista, i grandi maestri del thriller. Ho avuto infatti la fortuna di incontrarne diversi, da Michael Connelly a Jeffery Deaver a Nelson DeMille… e a ognuno ho fatto mille domande sul loro mestiere. Alla fine, quando mi sono sentito pronto per scrivere un thriller l’ho fatto, senza dirlo a nessuno e parlandone con il mio agente solo dopo che ero sicuro di avere qualcosa di presentabile. E solo dopo che lui mi ha detto che gli era piaciuto, abbiamo pensato di proporlo al mio editore. Quando è stato accettato per la pubblicazione non mi sono fermato lì: ho iniziato un intenso lavoro di riscrittura (sono arrivato a più di 20 revisioni) perché volevo avere non solo il libro migliore che potessi scrivere, ma quello che avevo sempre desiderato di scrivere un giorno.

Il risultato è Il passato è una bestia feroce, uscito pochi giorni fa per Piemme. Lì ho condensato tutto quello che ho imparato sul thriller e, se lo leggerete da “specialisti”, vi invito a smontarlo per scoprirne i meccanismi. Tipo quali? Tipo quelli che mi ha illustrato Jeffery Deaver quando gli ho chiesto: «Come nasce un thriller di successo?». «La regola numero uno» mi ha risposto «è dare soddisfazione ai lettori. Servono una trama avvincente, colpi di scena mozzafiato, tempi rapidi (la storia deve essere compresa nell’arco di due, tre giorni al massimo) e personaggi verosimiglianti, che non siano troppo buoni o troppo cattivi come nei fumetti. Scrivere thriller avvincenti è un’abilità come altre che, con tanta pratica e pazienza, si può imparare. In particolare, la storia deve essere organizzata con cura, non può vagare senza meta. Se l’autore non ha un controllo completo della storia, il libro potrà anche essere interessante, ma non sarà mai avvincente». Mi direte voi se sono riuscito a rispettare tutte le regole di Deaver. Per lui, comunque, il miglior consiglio sulla scrittura è quello pronunciato da Mickey Spillane: «La gente non apre i libri per arrivare a metà, ma per leggerli fino in fondo». Ed è l’obiettivo che mi sono posto anch’io con Il passato è una bestia feroce: scrivere un libro che una volta iniziato non si possa abbandonare. A voi l’ardua sentenza.

(testo di Massimo Polidoro)

 

 

Per approfondire questi argomenti, Massimo Polidoro ha tre regali per voi:

 

-          Le 10 regole per scrivere un bestseller secondo Stephen King: è un ebook che riceve in regalo chiunque si iscriva alla Newsletter di Massimo Polidoro, potete scaricarlo andando qui: https://www.massimopolidoro.com/blog-e-podcast/newsletter

-          Vuoi scrivere un libro? 10 cose che devi sapere prima di cominciare: Polidoro descrive questo ebook come i consigli che avrebbe voluto che qualcuno gli dicesse prima di iniziare la sua carriera di scrittore. È un omaggio che riceve chi acquista Il passato è una bestia feroce. Sul sito di Massimo tutti i dettagli: www.massimopolidoro.com

-          Le chiavi del brivido: un terzo ebook in regalo per chiunque partecipi alle presentazioni di Il passato è una bestia feroce, qui trovate il calendario degli appuntamenti: https://bitly.com/BlogTourPolidoro+

 

“Il passato è una bestia feroce” parla di una bambina scomparsa. Una lettera dal passato. Un cronista troppo curioso. Nella rete del più insospettabile e spietato degli assassini… Sono passati trentatré anni da quando Monica Ferreri, una bambina, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, quasi tutti l’hanno dimenticata. È una misteriosa lettera, scritta da Monica la sera prima di sparire e ritrovata oggi, a risvegliare l’inquietudine di un mistero mai risolto. A riceverla è Bruno Jordan, cronista di successo della rivista Krimen, quarantenne in crisi e, tanto tempo prima, compagno di scuola e amico speciale di Monica. Quella lettera rappresenta il pretesto che serve a Jordan per allontanarsi da Milano, da una redazione dove si sente soffocare, dall’ennesima fidanzata che lo ha lasciato in malo modo e, soprattutto, dalle minacce di alcuni malavitosi che lo hanno preso di mira a causa di una delle sue inchieste scomode.

Con l’aiuto di Costanza Piras, giovane ma risoluta donna maresciallo, Jordan ritorna sui luoghi dell’infanzia per indagare sulla fine di Monica. E più va a fondo, più quello che scopre si fa spaventoso, facendogli capire troppo tardi che il passato è come una bestia feroce che forse sarebbe meglio non risvegliare.

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