Fratture

Creato da Federica Tronconi il 23/07/2014

Ricominciare. Una parola. Qualsiasi cosa potrei essere. Qualsiasi cosa. Allora mi chiedo perché scegliere ciò che non mi appartiene. Perché rientrare in una storia che non sento mia? Perché preferire ciò che mi piace meno rispetto ad altro? Se tra infinite opportunità posso scegliere ciò che più mi aggrada, ciò che più si avvicina al Bene per me, come idea, allora perché devo accettare un’esistenza che non sento affatto mia, un’esistenza, che poi, mi è stata cucita addosso da altre persone e di cui non ricordo assolutamente nulla. Credo che qualcosa ricorderei se ci fosse stato del bene, o dell’utile, o che so io. Semplicemente non mi ritrovo ed è difficile accettare di essere come ti racconta qualcun altro. Mi sembra di essere caduto in paranoia. Ma giuro non mi ritrovo.”

 

 

 

 

Se penso ad una frattura la mente corre subito all’idea di qualcosa che si rompe…che si spezza. Qualcosa che perde il suo originale equilibrio, la sua perfezione primaria. Qualcosa che può anche mettersi nuovamente a posto…ma non tornerà mai uguale a se stessa. Penso mai ad una frattura in termini di vita? Direi di no…eppure le vite “fratturate” sono tantissime. Vite che ad un tratto si arrestano, subiscono uno stop, attraversano un momento di smarrimento. Stentano a riconoscere quella breccia, e solo con fatica ne prendono lentamente consapevolezza. È in quel momento che possiamo considerarle “rinate”…tornate alla vita.

Ed eccole, attraverso le parole di Massimiliano Nuzzolo, le vite incrinate di Thomas ed Elisa. Vite lontane. Sconosciute a loro stesse, seppure affini in quella crepa che li costringe a riconsiderarsi.  Thomas, trentenne vittima di un incidente stradale perde la memoria. Cade in un oblio totale dal quale non riesce a venir fuori, dal quale neanche l’affetto dei suoi cari riesce a scuoterlo.  Elisa, studentessa universitaria, affronta le conseguenze di un tentativo di suicidio fallito. Ancora alla ricerca di un qualunque senso che possa di nuovo dare valore alle cose e alle persone. Sente forte quel contrasto tra il mondo in cui cammina ed il mondo in cui vive…mondi che non coincidono. Si aliena nelle sue passioni e in quella sua originale ricerca dell’ Anima. Per una strana circostanza Thomas entra in possesso del numero di Elisa, dando vita ad una sorta di conoscenza telefonica. Si raccontano l’un l’altra attraverso la descrizione delle loro vite, di aneddoti ed esperienze personali, senza barriere né tabu. Ognuno nomina l’altro custode della propria solitudine. Fratture esistenziali apparentemente insanabili.  Thomas sempre più distante dai suoi affetti e da quel passato, sfiora brandelli di vita conservati in vecchie scatole, custodie di un luogo dove non mette più piede da troppo tempo ormai. L’urlo dei giorni presenti copre l’eco di un passato ormai andato e dimenticato. E mentre gli altri vivono il tormento di ciò che poteva o doveva essere, lui si muove con cautela come in una stanza fatta di vetro. Cammina in punta di piedi e ambiguo appare questo suo percorso. Combattuto. Il passato diventa ad un tratto un soffio leggero di vento ed è invece al presente che cerca di dare consistenza e senso, in nome di un sano egoismo. Elisa vive, per motivi diversi, l’incapacità dei familiari di affrontare quello che le è successo. Non sembra più musica quel canto che in lontananza inciampa nelle sue incertezze ma è un urlo anch’esso…di una mente che vaga come ubriaca ma che ha bisogno di punti di riferimento, di due occhi diversi che tra tutti quegli sguardi curiosi, riescano invece a riempire il suo vuoto. E poi arriva lui, Thomas, lui che quando le parla la fa sentire migliore, quasi una persona che non è lei…ed invece è

Non esagero se intravedo in queste righe una sorta di trattato psicologico. Un incoraggiamento alla ricerca di se stessi, perché non si è mai abbastanza lontani da non riuscire a ritrovarsi, non si è mai cosi tanto “fratturati” da non potersi risanare. Le cose di cui ci circondiamo e di cui graviamo le nostre vite spesso non indicano alcuna strada né decifrano veramente i nostri sogni. La chiave che rimargina sta nel riuscire a trovare un’alternativa a ciò che complica la nostra vita, dimenticare di prendere le cose troppo sul serio, far scivolare via le gocce di malinconia che ogni tanto piovono addosso, riuscire a vivere quello che c’è nel momento in cui c’è. Perdersi e ritrovarsi, ogni volta.

“Fratture”. La prova evidente che due anime non si incontrano per caso. La magia di nuovi giorni, le persone e la loro bellezza, il tempo e la voglia di prendere una borsa, i sogni, la paura, i dubbi e l’entusiasmo e saltar su verso quel luogo…pronti a reinvetarsi un destino!

 

Recensione a cura di ELENA LUCENTE

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