Odore di chiuso

Creato da admin il 14/03/2014

Prendete una famiglia nobile (e in via di decadenza) della fine dell’Ottocento, che vive nel suo castello della Maremma toscana nell’ozio e negli agi e unitevi la servitù, che come nel miglior Downton Abbey rispecchia in tutto e per tutto, da basso, gli intrighi e i traffici dei padroni che servono.
Aggiungete l’arrivo di un ospite davvero particolare, il baffuto Pellegrino Artusi che ha appena dato alle stampe il suo manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.
Mescolatelo ad un sedicente, losco, fotografo, il signor Ciceri, giunto al castello per non si sa bene quale motivo.
Bollite a fuoco lento, nell’indolenza di lunghe dormite, banchetti luculliani e passeggiate nel bosco, finché non sentirete un grido. A quel punto alzate il fuoco a viva fiamma fino ad arrivare alla schioppettata che cambia il corso della storia.
Sollevate pian piano il coperchio e aggiungete, a filo, un delegato di polizia che indaga sulla morte del maggiordomo Teodoro, con una spruzzata qua e là di intuizione geniale.
Spegnete il fuoco, fate ripartire gli invitati, una volta risolto il caso poliziesco e messe a posto le coscienze.
Impiattate pure, ma non dimenticate di aggiungere una grattata di curiosità per quel polpettone tanto delizioso preparato dalla cuoca del barone nel banchetto iniziale.

Marco Malvaldi si rivela ottimo cuoco, nel suo “Odore di chiuso”, pubblicato nel 2011 per Sellerio: ci prende per la gola in un giallo gustoso, una pagina che tira l’altra come le ciliegie per il clafoutis.

 

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