Il mistero Henry Pick

Creato da Claudio Della Pietà il 05/01/2020

“Molto più che le arti figurative, la letteratura invita a una continua ricerca della verità”

 

Ho fatto una scoperta interessante in questo finale d’anno 2019. Grazie a La Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera, che annunciava nel numero del 15 dicembre l’uscita di un film, ho conosciuto il libro su cui è basato, romanzo che ho subito letto e di cui oggi racconto. Si tratta de “Il mistero Henry Pick”, scritto da David Foenkinos, noto e più volte premiato scrittore francese, e pubblicato in Italia nel settembre 2017 da Mondadori Editore con la traduzione di Elena Cappellini.

 

È classificato come un thriller, a sfondo letterario, ma ben presto vi accorgerete che state leggendo qualcosa di profondamente diverso, molto più affascinante. Siamo in Francia, in Bretagna precisamente, e in uno dei tanti paesini anonimi ai più, Crozon, nasce e si svolge una storia che affonda radici di verità nel mondo editoriale. Il bibliotecario del paese decide un giorno di dar vita ad una sezione della biblioteca dedicata ai manoscritti rifiutati dagli editori, manoscritti che saranno accettati solo se consegnati personalmente dallo scrittore, non spediti.
Chi conosce un po’ il mondo dei libri, sa che sono tantissimi i manoscritti che arrivano alle case editrici, e se un’enormità vengono pubblicati ogni anno (in Italia almeno, ma non credo sia molto diverso altrove), provate solo ad immaginare quanti possono essere quelli rifiutati. La selezione è feroce, ma non stiamo qui ora ad approfondire criteri e metodologie di scelta, da parte degli editori.
Il successo dell’iniziativa del bibliotecario Jean-Pierre Gourvec è buono fin da subito e anche una coppia di fidanzati, lei editor, lui scrittore promettente, alle prime battute della loro storia d’amore, si recano in visita a questa originale biblioteca. Come dicevo, non siamo qui per sindacare sulle scelte degli innumerevoli e diversissimi editori, ma è plausibile che si pubblichi, in buonafede, un testo davvero brutto, così come
può capitare per lo stesso semplice gioco delle probabilità, che sfugga anche all’editor più bravo quello che poi si rivela in tempi diversi o in altri contesti, un capolavoro. A qualcuno che già conosciamo è successo. I fidanzatini Delphine e Frederic scoprono un manoscritto stupendo, firmato  Henry Pick, un ex-pizzaiolo del luogo ora defunto, e dal manoscritto i due rimangono folgorati. Delphine vuole mettersi subito al lavoro per
pubblicarlo. Ma l’aria degli ambienti letterari si fa subito pesante, Delphine deve faticare molto per dissipare la nebbia che crea mistero intorno alla figura del pizzaiolo-scrittore, a partire da una banalissima domanda che tutti si pongono: “Ma quando scriveva, che lavorava sempre?” Decolla così il nostro thriller.

La storia si rivela subito molto attraente, eccitante, coinvolgente e ciò che ti tiene attaccato alle pagine o te le fa girare con foga è sicuramente una buona scrittura, una buona penna educata e decisa, che non si perde in giravolte o deviazioni strane, è certamente il desiderio di scoprire “l’assassino”, ma è soprattutto il succedersi continuo di incontri, di storie, di amori tra due persone, raccontati con passione, con una dolcezza misurata, con la gioia dell’amare. Il titolo del manoscritto che meraviglia gli animi di Delphine e Frederic, è “Le ultime ore di una storia d’amore”, non certo un buon presagio per il loro di amore, peraltro da poco suggellato nella massima intimità. Ma contro tutto quello che il titolo può far pensare, “il romanzo nel romanzo”, si rivelerà generatore instancabile di storie d’amore, capitolo dopo capitolo, allagando come un fiume che sfonda gli argini, il territorio che si pensava avrebbe inevitabilmente occupato il tentativo di svelare l’arcano letterario.

Bisogna fare i complimenti all’autore per come tiene il lettore agganciato alla storia principale, con lo stratagemma di tante piccole storie concatenate. Il romanzo fa pensare ad un mosaico: ogni coppia, ogni storia d’amore ha un suo colore, e ognuna, incastrata al posto giusto, sostiene l’altra e le da ragione d’esistere. La narrazione è pervasa da una costante tensione positiva, dalla convinzione crescente che accadrà qualcosa di importante, e questa situazione si ripete frequentemente. Bellissimo. C’è un passaggio preciso, quella che oso definire un’evoluzione determinante del romanzo, poco prima della metà: l’autore mette in bocca ad un personaggio una considerazione a mio parere non vera, e da lì in poi si manifesta tutto quello che fino ad ora vi ho raccontato e che ormai continuo a ripetere, perciò riassumo con parole mie, e mi fermo: Il lettore si disinteressa via via del mistero e segue la storia, le storie. Fantastico!

Buona lettura.

P.S. Come finisce? Finisce con un vero, strabiliante testa coda, degno del miglior pilota. “…le relazioni affettive erano complesse da definire, passavano continuamente dal bianco al nero, non sapeva più cosa pensare. Spinti dalla rabbia, abbiamo voglia di mandare tutto all’aria, ma poi ci riscopriamo innamorati, emozione che ci coglie quasi di sorpresa.”

Qui per la recensione del film omonimo nelle sale cinema italiane.

 

Claudio Della Pietà

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