Tutti i sapori del noir

Creato da Federica Tronconi il 19/12/2019

Una nuova antologia pubblicata da Fratelli Frilli Editori e curata da Armando d’Amaro (con prefazione di Maurizio de Giovanni). Abbiamo raggiunto il curatore e scrittore d’Amaro per scoprire qualcosa in più sulla raccolta.

 

Quali ‘ingredienti’ rendono interessante un racconto noir?

Tutte le storie brevi, che spesso nascono da una intuizione tanto semplice quanto vincente, devono carpire l’attenzione del lettore fin dalle prime righe per condurlo, avvincendolo con un ‘taglio’ rapido ma preciso, a un finale – sorprendente, consolatorio o ‘nero’ – che gli trasmetta comunque anche un piccolo dispiacere: quello di essere giunto alla parola ‘fine’. In letteratura ci sono molti piccoli capolavori che rimangono nel cuore per sempre e altrettanti corposi romanzi il cui ricordo spesso svanisce nel nulla.

I ‘sapori del noir’ come filo conduttore di tutta la raccolta: forse perché alcuni famosi detective sono legati al cibo?

Molti amatissimi personaggi nati da ‘penne’ eccelse e cresciuti nelle pagine dei loro libri mostrano di amare il cibo. Basti pensare al geniale Hercule Poirot che si dispiace di non potersi concedere più di tre pasti al giorno, a Nero Wolfe che detesta abbandonare la propria abitazione ma partecipa ai convegni dei migliori maîtres al mondo, all’umanissimo Maigret che predilige piatti tradizionali francesi preparati da sua moglie o dal bistrot Dauphine, al commissario Montalbano che esige assoluto silenzio quando è a tavola perché non vuol essere distratto durante quel ‘rito’ e infine – ma potrei continuare – a Pepe Carvalho che sostiene di come “l’arte culinaria è una maschera di morte. Per mangiare, bisogna ammazzare”.

Dunque mi confermi che questo è il motivo della scelta?

No. I creatori dei ‘detective’ che ho indicato, ormai consegnati alla Storia, hanno utilizzato il cibo soltanto come ‘contorno’ per meglio caratterizzarli, ma il crimine e il conseguente sviluppo dell’intreccio sono sempre altrove. Nei quarantasei racconti di questa antologia, invece, si è voluto estremizzare uno degli elementi ‘sociali’ del noir mediterraneo, e di conseguenza il cucinare o il mangiare non appaiono marginali rispetto alle storie narrate ma fulcro delle trame, e i luoghi – cucine domestiche, ristoranti, bar, alberghi, paninoteche o campi di gare culinarie –palcoscenici, ove si muovono anche i personaggi ‘seriali’ dei singoli autori insieme a Marco Frilli, per rappresentare fatti non solo di vita ma pure di morte

Questa antologia è appunto dedicata a Marco Frilli: vuoi presentarcelo?

Ho conosciuto Marco quasi per caso, perché un collega gli ha inviato un mio inedito che avrei tenuto per sempre ‘nel cassetto’, e fin da subito ho imparato a conoscere le sue qualità: l’imprenditore che tanto ha inciso sull’editoria italiana è riuscito a rincorre con caparbietà il suo sogno fino a realizzarlo perché uomo dalle innumerevoli qualità: gran lettore, vulcanico consigliere, critico costruttivo e, su tutto, lavoratore infaticabile e ottimo padre di famiglia. In breve tempo tra noi è nata una profonda amicizia basata sulla stima reciproca e ancora oggi gli sono legato: Marco vive costantemente nei miei ricordi, anzi ho la sensazione che se ne sia sì andato, ma per una meritata vacanza dalla quale, prima o poi, farà ritorno. Di più su di lui non posso dire, sarebbe superfluo per chi lo frequentava mentre, per chi lo volesse conoscere, basterà leggere questi racconti – e quelli delle due antologie precedenti – per incontrarlo: sfruttando efficacemente lampi di memoria gli autori ne hanno descritto particolari che, messi insieme, formano un quadro spero soddisfacente anche per chi lo amava.

Tu sei anche scrittore con alle spalle una vasta produzione: stai lavorando ad un progetto?

Per la Fratelli Frilli Editori ho pubblicato sette romanzi che vedono come protagonista un investigatore dei Carabinieri: l’ultimo, oggi in libreria, è Il maresciallo Corradi e l’evaso, con il quale ho anche approfondito i disagi che reclusi e poliziotti della Penitenziaria vivono all’interno del carcere. Ma quest’ultimo è stato preceduto da Nero Dominante (2017) e Boccadoro e il cappotto rosso (2018), primi due titoli di una nuova serie voluta da Marco Frilli e ambientata – mescolando personaggi reali e di invenzione – ai tempi del fascismo. Ricostruire in modo credibile non solo luoghi, ma mentalità, atmosfere e costumi di una società dove imperava l’ideologia del regime ha richiesto una grande ricerca storica: ora sto lavorando al terzo ‘episodio’ ambientato nella Genova del ’4

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