Nero di d’inferno di Matteo Cavezzali

Creato da Claudio Della Pietà il 07/10/2019

“Ci sono milioni di forme di vita inconsapevoli sul nostro pianeta, chissà quante nel cosmo.

Lo diceva già Schopenhauer, duecento anni fa. La nostra maledizione è di essere (forse) l’unica forma di vita a porsi quella maledetta domanda: “Che ci faccio qui?”.

Per questo mi affascina terribilmente chi ha trovato una risposta.”

 

Ho la fortuna di conoscere Matteo Cavezzali leggendo questo suo nuovo libro, “Nero d’inferno” pubblicato da Mondadori Editore, fortuna perché ha realizzato un lavoro di grande valore. Ci racconta una storia drammatica da un particolare punto di vista, dalla parte di colui che si interroga sul perché possa essere accaduto un evento davvero tragico. E ancor di più su come e perché sia stato pensato, voluto e poi organizzato, un attentato eseguito da un italiano emigrato negli Stati Uniti d’America ai primi del novecento. Due sono le “parole pilastro” di questo romanzo che sembra una cronaca, che sembra la raccolta minuziosa delle pagine di tanti quotidiani dell’epoca che hanno seguito con attenzione, mica come oggi, lo svilupparsi degli eventi.

Due parole, sì: Perché e Verità.

Sono due parole che fanno anche da titolo a due parti ideali in cui io ho diviso il libro, quelle reali sono sei. Nel corso di quella che io individuo come prima parte, l’autore, anche fisicamente, si muove alla ricerca del perché. Vuole comprendere perché un uomo è andato dall’Italia in America (obiettivo di tantissimi migranti, come oggi per altri lo è l’Europa), per compiere un attentato. Una prima risposta è semplice, l’obiettivo non era certo quello in partenza, ma lo scorrere degli eventi…

 

“Eravamo ancora sconvolti per la faccenda di Anthony. Si può perdere il senno. Sono convinto che dentro ognuno di noi ci sia un meccanismo, come quello di un giocattolo di latta o di un orologio a molla, che di fronte ad una palese ingiustizia scatta. E quando scatta, il sangue cambia direzione, gira al contrario. Rifluisce al cuore e non riusciamo più a controllare quello che facciamo, è il sangue ad agire.”

 

La risposta vera non ve la posso dare, altrimenti non leggereste il libro e non apprezzereste come Matteo Cavezzali ci racconta e descrive con precisione, tatto e grande apertura mentale la completa maturazione del tragico evento. Mario è un migrante come tantissimi altri, arriva negli Stati Uniti senza nulla, e la grande America non lo accoglie benissimo e così tutti quelli come lui, soprattutto gli italiani. Leggere con attenzione questa storia, è molto, molto utile. Senza usare slogan, violenza, parole vuote, offese, apre il nostro sguardo. Evidentemente l’apertura mentale dell’autore di cui dicevo prima, si posa su di noi, diventa nostra e ci aiuta a scoprire alcuni perché.

 

“Catena di montaggio, un nome davvero azzeccato, perché di fatto è una catena. La stessa che teneva imprigionati gli schiavi, ma sai, gli schiavi stavano meglio di noi. Almeno sapevano di essere schiavi, noi non lo sappiamo più.”

Seconda parola, seconda parte: verità.

Verità è uno dei vocaboli più potenti, dirompenti, devastanti che esistano. La verità fa male, si dice da sempre.C’è chi dice che la verità sia una e non altre, chi dice ce ne siano molte, chi dice che la verità non esiste. Apparentemente, l’autore immagina che ce ne siano molte e ce le sbatte in faccia tutte , una dopo l’altra, alcune divise addirittura in due o tre parti perché troppo impegnative. Ed ecco quindi questa lunga seconda parte del testo, di una leggibilità ottima, che ci permette di viaggiare, di muoverci attraverso New York e non solo, ed incontrare le tante persone incolpevolmente coinvolte e anche vittime dell’evento centrale. Ognuno dice la sua, ognuno accompagna il lettore a ricostruire e comprendere meglio la Storia con la S maiuscola, in generale. Il fatto primario perde sempre più consistenza girando pagina dopo pagina e lascia emergere piccole  e grandi verità, fino al lampo accecante che da compimento.

 

“Ognuno di noi guarda il mondo attraverso degli occhiali che non sa di indossare. Hanno lenti colorate, che tingono ogni cosa che osserviamo. Crediamo di vedere la realtà ma ci appare alterata. Quegli occhiali sono la cultura della nostra società. Sono le cose che ci vengono insegnate fin da bambini, il “senso comune” del paese in cui siamo cresciuti, lo “spirito” del nostro tempo.

Se fossimo nati da un’altra parte, o in un altro momento, indosseremmo occhiali diversi,

Quello che dobbiamo fare è accorgerci che li indossiamo e provare a vedere il mondo senza.

Solo allora esso ci apparirebbe così com’è.”

 

Questo è un libro importante, questo è un libro che si dovrebbe leggere e commentare nelle scuole, per mettere i giovani studenti di fronte alla vita, alla verità, per incoraggiarli a chiedersi, perché.

Grazie a Matteo Cavazzoli e buona lettura a tutti.

 

Claudio Della Pietà

Condividi

    *