Ci rivediamo a casa: intervista a Valentina Sagninbene

Creato da Federica Tronconi il 16/09/2019

“Non so più da chi, o cosa, io stia fuggendo.

Così come non ho assolutamente idea di dove io stia andando”.

 

Teresa è l’immagine della ventenne di successo: corpo perfetto, amiche giuste, sogni in grande. La vita, in realtà, non è stata così clemente con lei, e ciò che Teresa appare oggi è frutto di un duro lavoro su se stessa e di un passato da seppellire. Ai suoi occhi, quindi, la ragazza che la accoglie nel luogo dove nascono le lanterne più esclusive di Milano, indispensabili per la sua festa di compleanno, non può che suscitare orrore: Rachele è sciatta, è ferma agli anni Ottanta e vive defilata nella bottega del nonno Antonio. Quando però i genitori, contrari al suo desiderio di fuga oltreoceano, le tagliano i fondi, Teresa accetta il lavoro offertole proprio da Antonio. Rachele non l’avrebbe mai voluta al suo fianco ma, ora che il nonno è in ospedale, un paio di mani in più le sono utili per sanare i debiti del negozio.Tra le due c’è diffidenza, ma anche un’inaspettata complicità. Rachele intuisce che Teresa le sta nascondendo qualcosa, e la sprona a venire alla luce raccontandole la storia che si cela dietro il rituale delle lanterne. Dissipare il buio delle ombre, tuttavia, potrebbe non bastare: è necessario lasciarsi guidare dagli amici, quelli veri, se vogliamo ritrovare la strada di casa.

Valentina Sagninbene è in libreria con il secondo romanzo Ci rivediamo a casa, una storia che ci parla di vita e di amicizia. Sullo sfondo una  Milano frenetica e piena di opportunità che accoglie le due protagoniste di questa storia, Teresa e Rachele. Le due donne ci mostrano, con le loro vicissitudini quotidiane, i risvolti e i colori dell’amicizia. Non quella perfetta che spesso viene narrata nelle favole. La storia di Valentina ha il merito di raccontare l’amizia in modo vero, tangibile. Quella che si vive giorno per giorno e proprio per questo imperfetta. Che non è da considerarsi una cosa negativa, anzi. E’ dalle imperfezioni che nascono i rapporti più genuini, solidi e onesti. La perfezione non esiste ed è un pò una menzogna che spesso ci propinano o di cui ci convinciamo. Dalla perfezione non nasce nulla. E le due protagoniste lo dimostrano pagina dopo pagina con le loro avventure, vere ed autentiche. Un’altra particolarità del romanzo è l’immedesimazione: vengono presentate al lettore spaccati di vita in cui tutti noi ci possiamo ritrovare, sorridere, annuire e ritroviarci setendoci coinvolti. L’amicizia: quel rapporto speciale, unico, che ci coinvolge totalmente. Ed il solo che riesca a farci sentireveramente accolti, a casa.

Abbiamo raggiunto l’autrice per porgerle qualche domanda e scoprire qualche curiosità in più sul suo romanzo e il suo percorso.

 

 

Valentina, facciamo un passo indietro. Il tuo percorso da scrittrice parte da ì “Tutto quello che non mi aspettavo”, romanzo in cui parli di un viaggio, come esperienza di consapevolezza, e delle scelte, a volte difficili ma che sono per tutti svolta centrale nelle nostre esistenze; e il coraggio che ci dà la possibilità di conoscere ed esplorare.  Cosa volevi regalare al lettore con questa tua commedia?

È vero, il viaggio ha un valore particolare nel romanzo: è un viaggio fisico, è un viaggio metaforico, è il viaggio stesso dell’eroe, come i manuali di scrittura ci insegnano. È il viaggio che ho fatto in Toscana qualche anno fa, quando ho deciso che sarei tornata a scrivere. Quando penso alle mie storie, penso per prima cosa a ciò che il lettore potrebbe ricevere dai miei intrecci e dai miei personaggi. Con “Tutto Quello che Non Mi Aspettavo” volevo urlare al mondo una cosa in cui credo fermamente: una storia d’amore non è mai una storia d’amore. È anche, e soprattutto, una storia di quotidianità, di affetto famigliare, di dolore, di delusioni, amarezze, gioie e piccole vittorie. Di amicizia. Di mancanze e di perdono. E che qualcosa di bello può arrivare nelle nostre vite in qualsiasi momento, se uno impara ad ascoltare attentamente.

Quando hai iniziato a scrivere?

Praticamente da quando ho iniziato a leggere! Alle elementari i classici “pensierini” per me erano già vere e proprie epopee, con grande disperazione della mia insegnante. Però ad un certo punto ho lasciato, nel passaggio tra le medie e le superiori, o meglio: la scrittura restava il mio posto preferito al mondo, ma avevo abbandonato l’idea di farne un mestiere. Ho ricominciato a scrivere sul serio in università.

 Prima scrittrice o lettrice?

Lettrice, fin quando ho avuto taaaaaanto tempo a disposizione. Una vita fa, insomma.

Qual è il tuo libro preferito?

Ahia, domanda difficile. Ne ho diversi. Ma se dovessi stringere il campo, direi il quinto libro di Harry Potter, “Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino, “Pomodori Verdi Fritti” di Fannie Flagg…

Ti piace andare per librerie?

Tantissimo. È come essere a casa, per me. Mi perdo tra gli scaffali, tra trame e copertine diverse. E qualunque cosa sia successa al di fuori, resta appunto “fuori”.

Ed ora il presente, con “Ci rivediamo a casa”, uscito per Rizzoli: cosa hai voluto raccontare o lasciare al lettore con questa nuova storia?

Molto volentieri, grazie! Con “Ci Rivediamo a Casa” ho raccontato un tema che mi sta molto a cuore, quello dell’Amicizia con la “A” maiuscola, tra due ragazze completamente opposte: Teresa, che è emersa da un passato difficile lavorando sulla sua immagine e diventando una ragazza very cool, e Rachele, che allo sfaldamento dei legami famigliari è letteralmente fuggita dal mondo, rifugiandosi nella bottega dell’amato nonno Antonio. Le due si detestano, ma per disgrazia si trovano a dover collaborare in negozio, e qui, tra incomprensioni, nuovi amore, un passato da riscoprire e tanti personaggi attorno alle due ragazze, ne vedremo delle belle…È una storia che vorrebbe essere riflessiva quanto ironica, e che si basa su una domanda di sfondo: cosa significa davvero sentirsi a “casa”? Lascio la risposta ai lettori e insieme a questa, non sai quanto vorrei chiedere loro “Sei #TeamTeresa o #TeamRachele”?

 Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Nella mia testa almeno a tre storie diverse. Su carta… chissà. Posso concludere la chiacchierata con un ultimo appunto? Una delle cose che amo di questo “mestiere” è il confronto e rapporto con i lettori. Perciò, se volessero contattarmi ne sarei felice: mi trovate sui principali canali social.

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