“Mai dire mai più”: intervista Elena Vestri

Creato da Federica Tronconi il 05/09/2019

“Ah…Ecco cosa andavo veramente cercando, ora lo capisco.

Tutto questo nervoso, questo starmene a leggere sui gradini, questa attesa,

era perché volevo essere baciata di nuovo. Tutto lì”.

Arianna ha 64 anni, una merceria, una figlia e una “migliore amica” che è tutto il contrario di lei. Arianna viene lasciata (la prima volta aveva quarant’anni ed era incinta di sette mesi) e Federica, l’amica, lascia, perché è bellissima, ricca e molto spericolata. Arianna lavora, legge e sbaglia sistematicamente look. Federica ama, viaggia e resta favolosa nonostante il passare dei decenni. Purtroppo, quando Federica si fidanza con Emanuele, che ha trent’anni, anche Arianna finisce nei guai. Perché Emanuele ha un padre, e che padre! Giacomo Fulgenzi, primario dell’ospedale locale: lo definivano “il Doug Ross del Santa Anastasia” e non si contano le infermiere, anestesiste, specializzande e colleghe che sono cadute vittime del suo fascino. Dal rapporto fra Arianna, Federica, Giacomo ed Emanuele nascono scontri, baci e assurdi tentativi di procreazione. A complicare le cose si inseriscono nel gioco anche un bellissimo ex marito, una figlia molto decisa e un piccolo paese marinaro, dove il cielo stellato fa perdere la testa.

Elena Vestri, ora in pensione, esordisce con Mai dire mai più, un romanzo che parla di vita e di amore, quello che non ti aspetti, che è lui a trovarti e che ti scuote da capo a piedi facendoti rivivere emozioni sopite o, forse, mai provate.  Scritto con uno stile aggraziato e garbato la Vestri popola il suo romanzo di personaggi veri, onesti che entrano da subito nel cuore del lettore. Questo romanzo è stato scritto un pò per gioco ed è stato tenuto nel cassetto fino all’incontro con Lidia Ravera, curatrice della collana Terzo Tempo per Giunti Editore. Da questo incontro ecco il progetto di pubblicazione. Un libro che diverte nelle situazioni che si vanno creando man mano che i personaggi interagiscono fra loro, un libro che regala ore piacevoli e che fa anche riflettere. Perché il divertimento non esclude la riflessione: i rapporti fra donne, la procreazione, l’amore maturo. Un romanzo ben riuscito merito, sicuramente, di una penna interessante.

Abbiamo raggiunto l’autrice per porgerle qualche domanda sul suo nuovo romanzo.

 

Un esordio scoppiettante con Mai dire mai più. Che tipo di Amore ha voluto affrontare nel suo romanzo?

Quello che non ti aspetti, che non cerchi, che magari, potendo scegliere, preferiresti evitare. Che poi, forse, è l’unico tipo di amore vero, quello che coglie impreparati, inaspettato. Cioè, tutti sono capaci di innamorarsi della persona giusta, ma innamorarsi di quella sbagliata può essere interessante.

Personaggi poliedrici animano la narrazione: qual è quello a cui è legata di più, quello che è stato più difficile da caratterizzare?

Il mio preferito è Marcello, il marito fuggito in Australia. Non ci posso fare niente, mi sta proprio simpatico. Ci è voluto un po’ più di impegno a raccontare Federica, perché è un tipo di donna che nella vita non sopporto, mentre nel romanzo volevo che fosse comunque simpatica.

La merceria, un mondo demodé ma di gran fascino. Come mai ha scelto di inserirla nella storia come una delle ambientazioni?

Perché ci tenevo molto che la protagonista della storia fosse una donna normale, con un mestiere normale. Di solito, in questi romanzi abbiamo donne in carriera, o intellettuali super colte, o signore tempestose. Non volevo niente del genere, l’idea era di raccontare una persona comune, con cui le lettrici potessero identificarsi. A una certa età, forse, le figure ispirazionali sono inutilmente frustranti. Meglio sentirsi bene per quello che si è, piuttosto che sognare di diventare un mix tra Monica Bellucci e Fernanda Pivano. E così è nata Arianna la merciaia, contenta tra fili di ricamo e intimo conformato. Senza contare che tutte le donne, credo proprio tutte tutte, amano le mercerie.

 E’ vero che il suo mito è Camilleri?

 Ah sì, verissimo! Perché ha cominciato tardi ma poi ha sbancato. Non pretendo di sbancare, ma poter continuare placidamente a scrivere con un certo guadagno e un po’ di divertimento, sì.

Ha sentito da sempre l’urgenza della scrittura o c’è stato un momento particolare?

L’urgenza non direi. Per me è una cosa piuttosto naturale, scrivere. Non mi causa né sforzi né tormenti né fatica. E di certo non è mai stata un’urgenza pubblicare: tanto per dire, non ho mai inviato niente a casa editrici o a concorsi per l’inedito. E’ stato proprio l’incontro con Lidia a mettere tutto in moto. Quando l’ho conosciuta, di impulso, non so neanche io perché, le ho chiesto se potevo mandarle qualcosa di mio da leggere, e lei mi ha detto di sì. Le ho mandato un racconto su tre amiche che in periodi diversi sono state fidanzate con lo stesso uomo, e se lo raccontano smascellandosi dalle risate. Le è piaciuto, e mi ha ingiunto, se così si può dire, di scrivere seriamente. Quando ho saputo che stava progettando questa collana, mi è sembrata perfetta per il mio tardivo esordio: romanzi d’amore, semplici, con protagoniste della mia età. Perfetto!

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