L’uomo dei sussurri di Alex North

Creato da Claudio Della Pietà il 02/09/2019

“Erano così tanti quelli che sembravano persi nei rumori di fondo delle loro esistenze, quelli che vivevano da sonnambuli, indifferenti al mondo, ipnotizzati dai cellulari. Ignari dei passanti. Le persone erano egocentriche e incuranti, e prestavano poca attenzione alle cose che si trovavano ai margini del loro campo visivo. Se non ti facevi notare, svanivi dalle loro menti come un sogno.”

 

 

 

 “What if?” E cosa sarebbe successo se non fosse avvenuto un nuovo rapimento?

Tanti fatti, tanti pensieri, dubbi e sogni, sarebbero svaniti, scomparsi per sempre.

Ma troppe cose erano rimaste a metà, o poco oltre, perché non succedesse di nuovo, dopo vent’anni da quando Frank Carter rapì e uccise cinque bambini a Featherbank, e di uno solo non fece nemmeno ritrovare il corpo.

Pete, il poliziotto che arrestò Carter è colui che ancora soffre tantissimo insieme ai genitori dei piccoli, anche dopo tanto tempo. Soffre sempre, il pensiero torna sempre lì, soffre, beve come una spugna, si sente un fallito soprattutto per non essere riuscito a ridare ai suoi genitori il corpo di quell’ultimo bambino. Non si da pace, non si spiega come tutto ciò sia potuto accadere in una cittadina tranquilla e silenziosa come nessun’altra, e quando gli fanno sapere che quel bambino non è stato l’ultimo, scatta in avanti come un cane da caccia pronto ad agguantare la preda. Però… non sa dove andare.

La suspense si fa intensa fin da subito per il lettore.

Frank Carter è in prigione, non gode di alcun beneficio, non può essere stato lui. Ma per Pete è naturale che un legame ci deve essere, non ha dubbi e sa che tocca a lui trovare il piccolo Neil Spencer.

L’uomo dei sussurri, romanzo scritto da Alex North e pubblicato da Mondadori, con la traduzione di Sara Bilotti, si presenta subito come una “brutta storia”, una vicenda di violenza a danno di bambini, vittime innocenti di tanti orrendi fatti di cronaca che siamo abituati a sentire dai notiziari.

Ma non ci si deve fermare a questo, anche se è già abbastanza pesante, perché c’è molto di più.

Questo romanzo scritto da un filosofo, che spesso si fa riconoscere fra le righe, contiene numerosi temi, numerosi spunti di riflessione che vanno oltre l’orribile vicenda, e che possono essere la causa o l’elemento di aggravamento della vicenda stessa.

E’ il romanzo dei conti in sospeso. Molti dei personaggi hanno questioni aperte, irrisolte, e chi più chi meno tra loro, ha bisogno di chiarirle, vive tormentato dalla mancanza di risposte.

E’ il romanzo dei sensi di colpa, che quasi come un automatismo escono perentori da ciò che non trova pace del proprio passato.

Non a caso poi secondo me, ma grazie ad un’architettura abilmente pensata e realizzata dall’autore, il senso di colpa che abita i personaggi (quasi tutti maschi, fatto che chiama ad una ulteriore riflessione), fa il paio con la possibilità che molti dei personaggi stessi appaiano nel corso della lettura, come eventuali colpevoli del nuovo rapimento. E questo rende il romanzo ancora più avvincente, tiene il lettore legato al testo fino alla fine.

In tema di testo, evidente è l’evoluzione dei protagonisti, così come lo sviluppo coerente della storia che riporta tutto al suo posto.

Da ultimo sono inconfondibili i richiami al capolavoro di Stephen King, “IT”, che si sentono fin dalle prime pagine e che fanno poi una ansiogena compagnia al lettore attraverso tutta la storia.

In conclusione, il romanzo scritto da Alex North è molto coinvolgente e ben costruito dal punto di vista dell’indagine poliziesca, della suspense generata da una graduale emersione di indizi determinanti.

Ma la connotazione psicologica prevale, è fondamentale conoscere bene i personaggi nel corso della lettura, seguirne l’evoluzione personale di cui ho già detto. La storia inizia in un certo senso tra le mura domestiche, dove purtroppo avvengono la maggior parte dei tristi fatti che vedono coinvolti i minori. Si sposta subito all’esterno, e poi ritornerà, tutto devo tornare, perché quell’attenzione a chi ci passa accanto, di  cui l’autore ci parla nella citazione iniziale, forse deve essere esercitata, innanzitutto tra le mura domestiche.

Buona lettura.

Claudio Della Pietà

 

“Se una porta semiaperta lascerai…”

 

 

Condividi

    *