I leoni di Sicilia: intervista a Stefania Auci

Creato da Federica Tronconi il 04/06/2019

C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. 

Una famiglia che ha conquistato tutto.

Una famiglia che è diventata leggenda.

Questa è la sua storia.

Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.

Anni inquieti della Storia Italiana (ai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia)  fanno da sfondo ad una storia energica, vitale e della famiglia Florio, la sua ascesa commerciale e sociale, le tumultuose vicende private. I leoni di Sicilia (Editrice Nord) è un libro in cui si parla di del passato, di ricordi, della famiglia, di una grande città con le sue contraddizioni (Palermo), del coraggio di osare o di superare dei problemi, di rabbia. Stefania Auci ha orchestrato in maniera magistrale tutti questi elementi che si amalgamano benissimo in una trama e stile fluidi e scorrevoli. Una storia importante raccontata da una penna notevole.

Abbiamo raggiunto la scrittrice per farci raccontare qualcosa in più su alcuni degli argomenti del suo romanzo.

 

 

Stefania, sei palermitana d’adozione e proprio questa città è uno dei protagonisti del romanzo: il tuo rapporto con Palermo e come l’hai descritta nella storia?

Bello ma strano. Adoro Palermo, il suo essere una città fuori dagli schemi, in qui passato e presente convivono, non sempre in modo felice, bisogna dirlo. Di lei amo la vitalità sboccata e la classe d’altri tempi. Certo, detesto il traffico, che in città è una vera piaga. La città che ho descritto è la “mia” città e nello stesso tempo, non lo è perché quella dell’Ottocento era una città in cui ancora tutto era possibile. E oggi… oggi non lo so.

 Il nuovo libro è la storia di una famiglia, con le sue luci , ombre, ascesa , declino: cosa ti ha ispirato?

La vera storia della famiglia in primis: ho letto biografie, testi di approfondimento economico, parlato con gli storici più accreditati che hanno curato testi e raccolte sulla storia della famiglia. E poi, ovviamente, ho tenuto presente i grandi autori siciliani del passato come De Roberto o Tomasi di Lampedusa. Sono una forbicina che ha camminato sulle spalle dei giganti.

Si sente che questo tuo progetto ha alle spalle un gran lavoro di ricerca: quanto hai investito, come tempi e impegno?

Tre anni di vita, letteralmente. Ho riscritto la prima parte fino a che non ha raggiunto il ritmo e la pulizia che desideravo. Poi mi sono messa in caccia di libri e di autori anche poco conosciuti, passando per le librerie del Cassaro Alto a Palermo, e andando su internet a cercare testi fuori produzione. Sopratutto, ho visitato i luoghi. L’ho fatto in silenzio, con rispetto, lasciando che fossero quelle mura a raccontarmi la loro storia.

 Cosa contraddistingue la famiglia Florio?

La rabbia.La ricerca del bello. La classe. L’impudenza. Il coraggio. La dignità.

 La memoria, i ricordi, il passato è qualcosa di vitale e prezioso: ci daresti tua opinione?

La mia casa è zeppa di ricordi, talmente tanti che mio marito mi dice, almeno una volta alla settimana, che dovremmo fare decluttering. Io, mai. Ogni ricordo è un pezzo di vita, mi aiuta a capire perché sono quella che sono. Non potrei mai fare a meno, per dire, dei miei libri, o delle mie foto. Sono parte di me. Vitale sì, qundi, ma sopratutto, prezioso. Molto.

 

Stefania Auci è trapanese di nascita e palermitana d’adozione, Stefania Auci con Palermo ha un rapporto d’amore intenso e possessivo, che si rispecchia nelle appassionate ricerche da lei condotte per scrivere la storia dei Florio. Con determinazione e slancio, ha setacciato le biblioteche, ma anche le cronache giornalistiche dell’epoca, ha esplorato tutti i possedimenti dei Florio e ha raccolto con puntiglio i fili della Storia che si dipanano tra abiti, canzoni, lettere, bottiglie, gioielli, barche, statue. Il risultato è un racconto che disperde la nebbia del tempo e ridà – finalmente – ai Florio tutta la loro straordinaria, contraddittoria, trascinante vitalità.

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