Nicola Rubino è entrato in fabbrica

Creato da Claudio Della Pietà il 05/05/2019

“Ragazzi, non credo ci sia bisogno di dilungarsi oltre.

Penso sia chiaro a tutti che vi verrà data l’opportunità di crescere e progredire nella carriera. (…)

I mesi che ci separano dalla fine dell’anno saranno mesi di intensissimo lavoro.”

 

Sono entrato in fabbrica abbastanza giovane, certo non come mio padre, comunque a diciannove anni, sette giorni prima di sostenere l’orale della maturità. Ero al mio primo posto di lavoro, in un’azienda elettromeccanica. Gasatissimo. Da allora rimango sempre affascinato, anche da bancario quale sono ora, dai luoghi dove le cose nascono, prendono forma, dai luoghi dove da un pezzetto di lamiera, o da uno schizzo di poliuretano, nasce un oggetto, un semilavorato o un prodotto finito. Quante persone, idee e sacrifici ci sono dietro a tutto ciò, quanto lavoro! Oggi sono un bancario, ma ironia della sorte mi sento più operaio di allora. Lo so, vi immagino sogghignare o sbracarvi dalle risate, ma è così. Assaggiate queste poche righe e pensate se vanno bene o no per qualsiasi vostro lavoro? Fermatevi su ogni singola parola. (da pag. 33) L’Ingegnere ci fa distribuire dei dépliant pubblicitari in cui viene evidenziato il prodotto, il suo scopo e utilizzo.

 

 

“Per compiere la nostra mission abbiamo bisogno di un team giovane, flessibile e motivato, con un buon know-how, orientato al problem solving. (…) Risorse umane completamente autonome, con ottima preparazione tecnica. Lavorerete in un ambiente molto dinamico e stimolante. Pensiero e azione devono allinearsi ed essere in continuo rapporto sinergico coi vostri capireparto, che vi guideranno, vi assisteranno. Siamo in continua espansione e i segnali che ci arrivano dal mercato sono buoni e fanno sperare in un’ulteriore crescita occupazionale…”

 

Sono molto contento di aver letto questo libro e di avervi trovato ciò che non mi aspettavo di trovare. Nicola Rubino si  mette in fila come tanti altri suoi coetanei e non, per affrontare il colloquio che potrebbe consentirgli di entrare nella fabbrica della “speranza” per  il Sud Italia.

L’inizio della selezione non è dei migliori, e non si può nemmeno dar torto più di tanto all’esaminatore, ma i cancelli si aprono, Nicola ha la sua possibilità. Ora tocca a lui. Francesco Dezio racconta con uno stile calibrato, adeguato, con raro tatto ed equilibrio, l’esperienza globale di Nicola Rubino che affronta il suo lavoro quotidiano, e io lettore avido ma anche carico di pregiudizi, sono li ad aspettarmi al prossimo giro pagina, quello che spesso si trova in questa sorta di manifesti sindacali contro il padrone, travestiti da romanzi. Ma equilibrio non significa stare in mezzo, non schierarsi. Questo  è un vero romanzo, un verosimile “racconto di vita vissuta”, come dice spesso una mia amica. Che sia un’opera di fantasia non lo metto in discussione, ma non servono troppi sforzi per tradurla ognuno nel proprio ieri, nell’oggi e sicuramente,  anche domani.

Torno alla storia. Nicola viene assunto con contratto a tempo determinato, ci sta. Fa il suo, fa anche di più, il suo lavoro gli piace anche, ma…lui è Nicola Rubino, lui non è, non si sente uno dei tanti, lui non riesce a stare zitto, non lecca il culo, non ci pensa nemmeno ad adulare coloro che sono li che se lo aspettano. Lui lavora, risponde a ciò per cui è stato chiamato, ma passo passo la fatica aumenta e si fa sentire, si fa viva la disillusione, pesa come un macigno la mancata riconoscenza di coloro che dovevano guidarlo, assisterlo e magari anche riconoscerne la professionalità e l’impegno. Nicola vorrebbe compiere dei passi, prendere una decisione, Nicola vuole innanzitutto capire. Capire perché le cose non vanno come dovrebbero, e soprattutto non accetta la fatica più grande. Non la può sopportare. Sopporta tutto, sopporta gli orari, sopporta la stanchezza, sopporta le allergie che stanno martoriando la sua pelle, sopporta il medico che finge di non vedere, ma loro no.

Loro, entrambe, lo stanno tradendo. Per Nicola sono coltellate mortali, per me una drammatica conferma. Leggere “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” è indispensabile, come si suol dire “vale la pena”, ed è utile anche, o forse di più, a chi non lavora propriamente in fabbrica.

Buona lettura.

 Claudio

 

“La odio quella testa di cazzo. Odio lui, odio me e la mia imbecillaggine idealista, perché mi ha fregato, gli ho ceduto il posto su un pitto d’argento; se solo avessi provato a ingannarli, ad accondiscendere in qualcosa, mi troverei in una situazione migliore, di comando, un indizio di carriera.”

“Dobbiamo quindi fare una scaletta delle vostre priorità e noi potremo fin da subito darvi delle indicazioni su come raggiungere gli obiettivi che ci saremo dati.”

 

Condividi

    *