Il fuoco e la polvere

Creato da Claudio Della Pietà il 18/03/2019

“Non avere paura, un giorno tutto finirà.”

Ho riflettuto molto e ho deciso di cominciare la recensione de “Il fuoco e la polvere” con questa citazione molto forte, che troverete tratta dal romanzo scritto da Mauro Garofalo e pubblicato da Frassinelli.
Ho accettato subito di leggere il libro, incuriosito dalla possibilità di leggere un western italiano, ambientato in realtà, luoghi che nel giro di pochi anni sarebbero stati quella che oggi è l’Italia. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, l’Italia si va formando, affronta tutte le grandi difficoltà di mettere d’accordo storie diverse, ambizioni e propositi contraddittori, di placare la fame di potere che non manca mai, di rassicurare coloro che hanno paura di perdere anche quel poco che hanno. Da sempre, lasciare la strada vecchia per la nuova, è fonte inesauribile di dubbi. Gli attori di questa storia sono molti, e più d’uno riveste, a mio parere, un ruolo da protagonista. Questo accade perché l’autore racconta il coinvolgimento profondo, totale, di
tutti in quella che sarà una trasformazione definitiva di territori, vite, relazioni, persone. Emergono naturalmente alcune figure, ma leggere questo libro è come guardare una foto di gruppo: non sarebbe la stessa se solo mancassero uno o più elementi, non trasmetterebbe lo stesso messaggio. E andando quindi a conoscere qualcuno dei personaggi, e pensando ai tanti film western visti e rivisti, mi viene in mente il famoso “Il buono, il brutto e il cattivo”. In “Il fuoco e la polvere” ci sono “I buoni, il cattivo e il salvatore”. Bosco, così lo chiamano, è il salvatore. E’ un uomo straordinario, solo, bandito ma buono, se può esserci uno così. Ecco perché ho voluto chiamarlo il salvatore. Lui pensa più agli altri che a se stesso e perciò ci si affeziona in fretta, pur se usa metodi discutibili. Il brutto è il precursore di un moderno industriale che non guarda in faccia nessuno, preso com’è dalla realizzazione del suo immenso e innovativo progetto: portare ovunque la ferrovia, i treni. Portare a sé stesso, potere a non finire. Anche lui, a suo modo, vuole salvare qualcuno, vuole salvare il Paese che deve ancora nascere, dall’arretratezza e lanciarlo subito verso lo sviluppo con mezzi modernissimi per il tempo. Il problema è il modo, un modo che a Bosco, ma soprattutto ai contadini dell’epoca, e a chiunque venga espropriato di qualcosa di proprio per obiettivi altrui, non va assolutamente a genio. Questi sono i buoni. E c’è un buono su tutti, un uomo più solo di Bosco. Quest’uomo, anche lui, salva, guarisce, aiuta a comprendere, infonde coraggio. Quest’uomo, se ce n’era bisogno, rinsalda la coesione dei membri della banda di Bosco. Come ho detto, non ce n’era forse bisogno, il collante che univa persone così diverse e le orientava a raggiungere un obiettivo comune, era indistruttibile, ma l’eremita che conoscerete sarà un ottimo integratore. Dopo alcune settimane, la pausa è finita, si scende dall’eremo, si va verso la battaglia definitiva. “Il punto è che gli uomini, se li lasci senza guerra si adagiano. E’ per questo che poi vincono i mediocri.” Vinceranno i buoni o il cattivo? O vincerà il salvatore?

Vi lascio scoprirlo. Leggete “Il fuoco e la polvere”, un ottima pausa di riflessione sul tema tanto dibattuto del potere, e ricordatevi: “E’ sempre la verità che ti viene a cercare, mai il contrario.”

Claudio Della Pietà

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