Esse di seta: intervista a Daniela Piu

Creato da Federica Tronconi il 06/03/2019

Settecento, Regno di Sardegna. Francesca Sulis è la figlia brillante ed estroversa di un nobilotto, che però ha occhi solo per il primogenito. Quando il ragazzo muore in un incidente, la sorella viene mandata a studiare in collegio, percorso non convenzionale per una ragazza che dovrebbe solo desiderare un buon marito. Francesca però non assomiglia a nessuna delle sue coetanee sicché si sposerà, ma sceglierà un uomo che condivide con lei l’ambizione di scalare la società e arricchirsi creando un’impresa senza precedenti.

La giovane Sulis, avvalendosi in modo scaltro delle relazioni alla corte piemontese, fonda il primo setificio della Sardegna e chiama a lavorare con sé solo operaie. Le ragazze del popolo vengono istruite e formate al lavoro in una sorta di pioneristico welfare che permetterà loro un riscatto sociale, individuale e familiare, che durerà più di quarant’anni.

In Esse di seta – L’iguana Editrice – Daniela Piu racconta con uno stile evocativo e deciso una straordinaria storia di emancipazione femminile avvenuta tre secoli addietro, ma talmente moderna da essere ancora oggi un modello invidiabile di fare impresa, sapendo coniugare profitto e rispetto delle persone. L’avventura di Francesca Sulis, ricostruita con rigore attraverso le testimonianze dei diari dell’epoca, ha nel romanzo la voce della nipote Lucia che seguì le orme della zia nella stessa sua terra. Abbiamo raggiunto l’autrice per un’intervista sui temi centrali del suo nuovo romanzo.

Che tipo di donna era Francesca Sulis?

Oggi la chiameremmo una Self Made Woman. Una donna che ha aperto una via, una pioniera. Lo ha fatto cercando, fin da piccola, degli esempi nella letteratura, perché non ne aveva nella realtà circostante. La scintilla è scoccata quando ha incontrato il libro di Christine de Pisan.

È una donna attualissima per la sua emancipazione, la voglia e coraggio di essere diversa: qual è il messaggio che lascia?

Sicuramente quello di non conformarsi mai a ciò che si trova “già pronto” nel proprio tempo, ma seguire le proprie inclinazioni fino alle estreme conseguenze.

Vorrei tornare sull’essere diversi: com’era nel Settecento andare controcorrente?

Parliamo di andare controcorrente nel Settecento in un regno come quello di Sardegna, non certo nel centro del mondo che era Parigi all’epoca. Per una donna come la protagonista di “Esse di seta” è stato inventarsi una professione, un’impresa, e portarla al successo. Perfino per gli uomini, in quel preciso momento storico (di cambiamento dal dominio spagnolo, con breve parentesi austriaca, a quello sabaudo) era difficile intraprendere un’attività così importante. Stiamo parlando davvero di una storia che ha dell’incredibile.

In ultimo il tema del lavoro: Francesca ha come sogno creare un’impresa sua. Un desiderio ormai sopito oggigiorno…

In quell’epoca era assolutamente tutto più difficile e traballante, si cambiava costantemente governanti, leggi, tasse. È strano che oggi, che siamo molto più tutelati e protetti, non ci sia più voglia di mettersi in gioco, di rischiare. E si sa: chi non risica…

 

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