I Rassegnàti

Creato da Federica Tronconi il 27/01/2019

«Trentanove è il numero simbolo di una generazione fallita o sull’orlo del fallimento. Una generazione fregata dai padri, che pure avevano consegnato l’illusione che a un’infanzia felice e a un’adolescenza bellamente turbolenta sarebbero seguiti anni di benessere, serenità, sollievo, pace. Una generazione che non genera figli, come impietosamente fotografato da tutte le rilevazioni statistiche. Trentanove è l’età media del Rassegnato.»Come siamo arrivati fin qui? Da dove ha origine quella che Mario Monti, da presidente del Consiglio, definì «generazione perduta»?

 

Quali sono le responsabilità dei quarantenni di oggi e quali le colpe di una pessima visione politica e sociale nell’Italia degli ultimi cinquant’anni? Tommaso Labate, anagraficamente coinvolto in questa categoria vittima di un’inarrestabile parabola discendente, scava nel passato dei Rassegnàti per trovare la matrice della non-reazione, dell’inerzia, della sconfitta che segna il destino dei ventenni di vent’anni fa. Quelli a cui la dignità deve essere concessa per decreto. Dalle lotte (finte, sbagliate o troppo facili) degli anni Novanta a quelle individuali, quasi ombelicali di oggi, dalla crisi occupazionale a quella dei valori, I Rassegnàti (Rizzoli) è la cronaca precisa di un’occasione sprecata, di una partita persa all’ultimo rigore. Come quello di Baggio nella finale di USA 94, sparato alto sopra la traversa.

 

 

Esiste una generazione che vive nell’ombra. Una generazione che vive nell’ansia, precaria, sola, chiusa in se stessa, sfinita, infelice e senza desideri. Mario Monti, da presidente del Consiglio, l’ha definita generazione perduta. Il giornalista Tommaso Labate, in modo illuminante, li ha rinominati I Rassegnàti (che è anche il titolo del saggio che ha firmato per Rizzoli). Per intenderci, stiamo parlando dei ventenni di vent’anni fa. Quelli a cui sono stati portati via i sogni, quelli a cui sono state fatte promesse e poi ritrattate (e in che modo), che vivono da precari (non solo lavorativamente ma come stile di vita), quelli che non fanno mutui, quelli che si appoggiano ai genitori, quelli che non mettono su famiglia. Un’intera generazione, che però vive, appunto, nell’ombra. Nessuno si preoccupa di loro, nessuno li ha mai identificati. Fino a questo libro. L’ho letto tutto d’un fiato, mi sono rivista. Salve, mi chiamo Federica e sono una Rassegnata. Sì, non me ne vergogno, faccio parte (e sono vittima) di questa generazione dimenticata. Tommaso Labate ha il grande merito (e coraggio), di aver dato voce a tutti NOI. Sì, per ci deve essere un NOI. E’ il primo passo verso la consapevolezza, per uscire dall’ombra, per non vivere in questa condizione a vita. Ho girato l’ultima pagina del libro con una grande rabbia addosso. Non capivo perché mi avesse toccato così tanto, poi ho compreso: nonostante tutto voglio lottare e non mi rassegno alla rassegnazione.

Un libro da leggere assolutamente per comprendere il presente (e il futuro), senza esitazione.

 

Tommaso Labate ha trentanove anni e viene da Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria). Ha iniziato la sua carriera da giornalista a “Il Riformista” nel 2004. Dal 2012 scrive per il “Corriere della Sera”, occupandosi in particolare di politica interna, e conduce “Corriere Live” per il sito della testata. Cura una rubrica sul settimanale “Io Donna”. Su La7, con David Parenzo, ha condotto le trasmissioni In onda e Fuori Onda.Su twitter è @Tommasolabate

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