Paradise City

Creato da Claudio Della Pietà il 01/01/2019

“Dietro, una foresta di edifici, la luce che filtrava nei buchi tra l’uno e l’altro. I palazzi salivano fino all’Avenida Paulista, nel cuore della città. Quando ci sei dentro, pensò Leme, è solo un posto come un altro. La favela. Ti ci abitui. Renata glielo diceva sempre. E’ reale come qualsiasi altro luogo. Niente di più, niente di meno. Leme non ci aveva mai creduto, prima. Si mise a sedere in cima alla collina, la guardò come se fosse uno sterminato campo di mais.”



Alcuni giorni fa, un amico ha pubblicato un post sui social, con cui sottolineava la valenza delle citazioni poste in esergo ai libri.

Paradise City, scritto da Joe Thomas e pubblicato in Italia da Carbonio Editore, è arricchito appunto in esergo, con due stupende citazioni, una dal Vangelo di Matteo ed un’altra da un’opera di un autore che non conoscevo. Beh, l’amico di cui sopra ha ragione. Le indicazioni che l’autore ci fornisce con le due citazioni, riguardo all’idea centrale del proprio romanzo, sono chiarissime, stimolanti, definitive.

Il romanzo, primo della serie che vede  protagonista il detective Mario Leme, è ambientato a Sao Paulo, Brasile, cronologicamente non molto prima dello svolgimento delle recenti Olimpiadi, e racconta la storia di un uomo e di una donna, che svolgono lavori molto diversi, ma che spesso hanno a che fare con le stesse persone: gli abitanti della grandissima favela Paraisopolis. Sono un uomo e una donna che  si amano moltissimo, Anche in questo romanzo, così come in più d’uno degli ultimi libri che ho letto, “il fattaccio” accade immediatamente. Non abbiamo nemmeno il tempo di conoscere bene Mario e Renata, che questo grave fatto ci catapulta in una storia intricatissima, in una folla di personaggi che vengono gettati sulla scena, così come nella realtà le stesse persone si materializzano dai vicoli delle favelas, o negli immensi viali della parte benestante della città. Due morti nei primi tre capitoli, danno una prima idea di dove siamo capitati. Ma non sarà la cosa peggiore.

Fin dalla prima pagina l’autore da conto riga per riga, dei morti, degli arresti, di quanto di più violento succede quotidianamente in una favela,  per poi dilagare in tutta la città di Sao Paulo. Il primo dei due omicidi é il cerino che accende la  storia che Mario cercherà di sbrogliare, dipanare, a volte aiutato da tanti amici, più volte ostacolato dai tanti opportunisti, furbi, ipocriti, disperati. Mario Leme è un poliziotto, sta dalla parte del bene, ma in questa città, come in mille altre, non è facile distinguere i buoni dai cattivi. La corruzione, endemica, ad ogni livello e in ogni settore, è probabilmente il vero male di Sao Paulo, non solo nella finzione di questo romanzo, ma nella cruda realtà di ogni giorno. E la corruzione, male già di per sé, genera molti altri mali, mali che uccidono sempre o quasi, i più deboli.

Il libro avrete quindi capito è piuttosto duro, crudo, forte, la violenza non se ne sta certo in disparte, ma credetemi, è una storia dove altrettanto frequentemente, e forse più intensamente fanno molto male le scelte di vita, le parole, i gesti.

Anche Mario, a suo modo è un disperato. Mario vuole comprendere, vuole la verità, combatte proprio l’ipocrisia, i sepolcri imbiancati di cui alle citazioni dell’inizio e cerca con ostinazione, sprezzante del pericolo, e arrivati a circa metà libro sembra appagato. Ma come succede alla fine del primo tempo di un film, tutto ciò non può essere, dopo la pubblicità succederà dell’altro che naturalmente lascio alla lettura di chi vorrà. ario è ostinato, non molla mai e vede lontano.

Questo libro va letto tutto perciò, tutte le sue fittissime pagine, ricche di fatti, persone, riflessioni, sentimenti di ogni tipo. E’ una storia che sembra scritta di getto, ti induce a non abbandonare i personaggi, moltissimi, perché parrebbe di dimenticarsi delle loro fatiche, delle loro storie. A me, ad un certo punto, non interessava più trovare il colpevole, ma comprendere, così come voleva Mario Leme. Paradise City va letto anche per il finale, a mio parere eccezionale. Non posso naturalmente rivelare nulla, ma vi dico solo questo: tutto torna, o come titola il libro di un altro amico scrittore “Tutto è come sembra”.

Buona lettura.

Claudio DP

“Si perse nei pensieri. Cercò di analizzare, di capire. Gli sembrava impossibile che un essere umano si spingesse fino a quel punto. Per che cosa? Per soldi. Per sopravvivere?”

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