Una gentilezza infinita

Creato da federica il 03/11/2018

«Una gentilezza infinita non potrebbe essere più avvincente: parla del mondo in cui sopravviviamo e delle persone che ci aiutano a farlo.»

– The New York Times

 

«Come infermiera e come scrittrice, Christie Watson raggiunge uno stato di grazia.»

– The Sunday Telegraph

 

Le luci al neon, le pareti bianche e fredde. Il corpo di un bambino avvolto in un morbido lenzuolo. E una donna, china su di lui, che sussurra qualcosa mentre gli bacia il volto e gli accarezza le ginocchia. Molti piani più in basso, nel caos saturo di odori e voci del pronto soccorso, tra alcolisti, senzatetto e il viavai di medici e barelle, una vecchia dall’aria smarrita racconta di un abito da sposa confezionato con la seta di un paracadute. Da qualche altra parte c’è Tia, una bimba di cinque anni. La lastra mostra una grossa nuvola bianca, proprio al centro del cervello. Ma Tia ride, ride con gli altri bambini intorno a lei, e sua madre vorrebbe tenersi stretta per sempre quella risata. Intanto, nel reparto di psichiatria, Derek urla che qualcuno gli sta rubando l’anima, e quasi non si accorge che dalle braccia ricoperte di tagli il suo sangue zampilla come un torrente in primavera. È un’umanità dolente quella che ogni giorno varca le soglie di un ospedale. Migliaia di persone che si affidano ai medici nella speranza di non vedere spezzato il filo che le lega alla vita. Migliaia di volti e storie diverse, accomunati dalla sofferenza e dal bisogno di aiuto, di comprensione, a volte solo di ascolto. Secondo Christie Watson – per vent’anni infermiera presso alcuni grandi ospedali di Londra – a farsi carico di questi bisogni sono in primo luogo gli infermieri. Sono loro a prendersi cura dei pazienti, somministrando farmaci, assistendoli nella pulizia personale e, soprattutto, offrendo attenzione, empatia, gentilezza, generosità, una parola di conforto, un gesto di compassione. E questo nonostante i turni massacranti e caotici, lo stress e la stanchezza; nonostante i continui tagli al bilancio, la cronica mancanza di personale, di posti letto, di formazione, di risorse drenate sempre a vantaggio della sanità privata. Una presenza silenziosa, quella degli infermieri, sottotraccia, data quasi per scontata nella routine ospedaliera. Una presenza fatta di «normale» eroismo quotidiano ed errori, di dedizione all’altro e distacco emotivo, di «linee guida» e fiducia nei colleghi, di preparazione e istinto, di competenza e autoriflessione. Una presenza imprescindibile per i pazienti e i loro familiari, perché, quando le cure falliscono e la speranza ha ormai lasciato la stanza, al capezzale del malato rimane solo l’infermiera a offrire quello che manca: la dignità, la pace, a volte anche un po’ d’amore. E di amore, in fondo, parla Una gentilezza infinita . Di amore per la vita, per questa cosa straordinariamente fragile che ci portiamo addosso, con tutte le sue meraviglie e i suoi orrori, e che ci insegna che solo insieme possiamo andare incontro a un destino impossibile da prevedere.

 

“Non si può separare la mente dal corpo. Tutti noi siamo anime alloggiate nella carne.”

 

 

La gentilezza. A volte non si pensa a quanto possa essere importante e fondamentale per una persona che sta soffrendo ricevere una dose di affetto, empatia, comprensione, gentilezza, soprattutto dalle persone che dovrebbero assisterci nel momento del bisogno, in quel momento in cui si è più fragili ed esposti e ci si sente persi, e una sola parola per tirarci su o atterrati definitivamente. Ed è quello che fa Christie Watson, ci mostra cosa significa essere una vera infermiera, quanto è duro il percorso psicologico per entrare a far parte di quella schiera di persone pronte a sostenere altri individui sull’orlo della vita e della morte, si ritrovano ad affrontare situazioni agghiaccianti e strazianti, che solo una corazza emotiva può aiutare a superare. L’autrice ci spiega come molti infermieri si ammalano negli anni per il dolore e traumi accumulati assistendo ed empatizzando con le persone che si ritrovano ad assistere. L’autrice è ciò che si può definire una meravigliosa infermiera, una persona che io vorrei incontrare se avessi bisogno d’aiuto, perché so che potrei fidarmi e cercare soccorso. Con la sua sapiente dote di narratrice ci racconta le sue esperienze, introducendo anche dati e informazioni del mondo infermieristico che ho trovato indispensabili per comprendere episodi della sua carriera, della sua vita, delle persone che hanno fatto parte degli anni che hanno costellato la sua vita, della morte con cui ha dovuto fare i conti per poter sopravvivere al dolore di ogni giorno, alla paura di non poter più provare sentimenti ed emozioni. Ho pianto tutte le mie lacrime su queste pagine, mi sono sentita completamente straziata e svuotata, mi sono resa conto di quanto male faccia la vita e di quante persone soffrano, ho capito che la gentilezza è una dote che dovremmo nutrire e far crescere in tutti per poter aiutare il prossimo a vivere anche solo un po’ meglio e lenire almeno la solitudine se non si può lenire la sofferenza e il dolore. Questa è una meravigliosa testimonianza di vita, di lavoro e di umanità, soprattutto per chi nella vita ha incontrato infermieri che della gentilezza non conoscevano nemmeno il significato, dona speranza di incontrare persone che ci credono e amano il lavoro per cui lottano e vivono ogni giorno. Oltre ad essere stata un’ottima infermiera è una meravigliosa scrittrice, è riuscita a riportare su carta tutta l’empatia che imperversava nel suo cuore, tutta la sofferenza e l’orrore vissuto negli anni, riuscendo perfettamente a trasmetterlo al lettore con immane potenza. Un libro bellissimo che mi sento di consigliare davvero a tutti, con il cuore aperto alla sofferenza che la vita porta. Non è un libro facile ma è una narrazione stupefacente che ho trovato indispensabile.

 

Christie Watson: Prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, Christie Watson è stata infermiera nelle unità di terapia intensiva pediatrica e specialista in rianimazione. Il suo romanzo d’esordio, Un cielo pieno di lucciole (Mondadori 2013), ha vinto il Costa First Novel Award. Vive a Londra, dove insegna scrittura creativa.

Recensione a cura di

GIUSJ SERGI

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