L’innocente

Creato da federica il 03/11/2018

“Aveva compreso che non tutte le parole erano belle e leggere come il vento,

alcune bastava pronunciarle una volta sola affinché

modificassero per sempre la vita e il mondo,

e determinassero il corso delle cose e delle persone”.

 Alle volte non è facile stabilire il confine tra colpa e innocenza. Che cosa succede quando il male ci viene inferto da chi dovrebbe difenderci? Chi è colpevole: colui che produce il male coscientemente oppure chi, in buona fede, crea danni e dolore anche maggiori? Il male è tanto più brutale quando si presenta dietro l’alibi del bene, tanto più violento quando è in- consapevole.

È l’estate più torrida del secolo. Matteo, un ragazzino di dodici anni orfano di padre e grande appassionato di musica, è seduto in auto al fianco della mamma nel breve viaggio da un paese di campagna alla città vicina, dove sarà interrogato dal Giudice per un presunto abuso subito due anni prima. Un viaggio di formazione, un crescendo emotivo fino all’incontro fondamentale in quella che lui chiama la “Stanza delle parole”. Giudice e Psicologa svolgono il loro necessario compito, ma proprio questo forse è alla radice del male che infliggeranno al “minore”, come lo chiamano. Minore, appunto. Quasi fosse un dettaglio marginale di una storia tra adulti, in cui lui non è che una voce. Il viaggio di ritorno sarà breve, e segnerà per Matteo il vero spartiacque tra il mondo dell’infanzia e il suo trovarsi troppo presto “grande”. Con questo strappo il ragazzo troverà dentro di sé la capacità di reagire e di riconoscere finalmente l’ambivalenza delle parole, come della vita. Scritta in una lingua discreta, in ascolto del vivido mondo interiore di Matteo, L’innocente è una storia portatrice di una delicatezza senza pelle, che pone domande, più che azzardare risposte. Un romanzo che tocca uno tra i temi più dolorosi e attuali della contemporaneità, raccontato per la prima volta dal punto di vista di un bambino. Un viaggio che accompagna il lettore dietro al velo fumoso delle parole, con lo stesso stupore con cui l’infanzia scopre il volto della realtà adulta dietro le apparenze.

 

“Matteo aveva pensato alle parole. Gli era sembrato che fossero delle cose più profonde delle cose vere, invece adesso capiva che certe parole non volevano dire niente, erano solo fiato, voce senza niente dentro.”

 

Il libro di Franzoso – L’Innocente (Mondadori) -  non vuole esser è un libro di denuncia, ma piuttosto di consapevolezza, perché noi realmente non sapremo mai come sono andati i fatti, perché Matteo non sarà mai realmente libero di dire la verità di ciò che è successo. Appunto, è un libro sulla consapevolezza del diventare adulto, su quanta ipocrisia di nasconda dietro i volti di chi i bambini dovrebbe proteggerli e ascoltarli realmente. Perché qualcosa di terribile è accaduto, perché la sofferenza di Marco è tangibile anche se nessuno sembra realmente voltarsi dalla sua parte, perché è preferibile che Marco sia invisibile agli occhi degli adulti se non per dire ciò che fa comodo. E così gli viene sussurrato all’orecchio ciò che è meglio per lui. Ma alla fine Marco quale pace avrà da tutto questo? Quale giustizia precaria gli sarà concessa se non quella di crescere con la consapevolezza che la vita è una menzogna e che non saprai mai, realmente, cosa sia vero e cosa sia falso. Perché in tutta questa storia Marco è solo, e si percepisce questa immane e perpetua solitudine, prima per la morte del padre, per la madre esausta che da sola non riesce più ad andare avanti con due bambini, per una violenza che non comprende, nessuno lo aiuta realmente ad elaborare e metabolizzare la realtà di ciò che lo circonda, nessuno vuole sapere. E noi resteremo con un enorme dubbio, così come il protagonista, perché anche lui come noi non saprà più distinguere il vero dal falso. Ho trovato il libro molto bello nella sua tristezza, tocca dei temi attuali, vivi e, purtroppo, molto dolorosi, ma il punto focale del libro non è l’abuso in sé ma, appunto, il potere degli adulti che hanno sulle realtà dei bambini, sull’importanza delle parole e sul loro peso portante capace di distruggere delle vite. Un romanzo che ho molto apprezzato.

 

Marco Franzoso (1965) da sempre racconta storie legate all’infanzia. Dai suoi romanzi (Tu non sai cos’è l’amore, Westwood dee-jay) sono stati realizzati spettacoli teatrali. Da Il bambino indaco (Einaudi, 2012) Saverio Costanzo ha realizzato il film Hungry Hearts, interpretato da Alba Rohrwacher e Adam Driver (entrambi premiati con la coppa Volpi al festival di Venezia del 2014).

 

Recesione a cura di

GIUSJ SERGI

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