So che un giorno tornerai

Creato da federica il 02/10/2018

“Sì ma stiamo ancora un attimo qui. La bora, quando arriva, non me la ricordavo più.

Mi è sempre piaciuta perché ti fa capire che tutto può ancora succedere”.

Angela non ha ancora vent’anni quando diventa madre, una mattina a Trieste alla fine degli anni Sessanta. Pasquale, il suo grande amore, è un “jeansinaro” calabrese, un mercante di jeans, affascinante e già sposato. Lui le ha fatto una promessa: “Se sarà maschio, lo riconoscerò”. Angela fa tutti gli scongiuri del caso ma nasce una femmina: Emma. Pasquale fugge immediatamente dalle sue responsabilità, lasciando Angela crescere la bambina da sola insieme alla sua famiglia numerosa e sgangherata. I Pipan sono capitanati da un nonno che rimpiange il dominio austriaco, una nonna che prepara le zuppe e quattro zii: uno serio, un playboy e due gemelli diversi che si alternano a fare da baby sitter a Emma. Lei sarà la figlia di tutti e di nessuno e crescerà così, libera e anticonformista, come la Trieste in cui vive, in quella terra di confine tra cielo e mare, Italia e Jugoslavia. Fino al giorno in cui deciderà di mettersi sulle tracce di suo padre, e per lui questa sarà l’occasione per rivedere Angela, che non ha mai dimenticato.

Luca Bianchini torna in libreria con un nuovo romanzo carico di emozioni, So che un giorno tornerai  (Mondadori). Una storia dove si parla di donne, di aspettative, di attesa. Di gioia e di dolore. Di amori sofferti che hanno la pazienza di saper aspettare a lungo, tema caro allo scritttore e che abbiamo già trovato in la Prima cosa bella.  Come sempre Bianchini ci aiuta, attraverso i suoi personaggi, a scoprire qualcosa in più di noi, delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Perché in questo nuovo romanzo potremo trovare sicuramente un pezzetto di noi, qualcosa che parla di noi e della nostra vita. Un romanzo dove le donne sono protagoniste di generazione in generazione e grazie a loro si sviluppa la storia di un’intera famiglia di Trieste, la città de vento e del mare. Si, perché a Trieste il mare e il vento ti restituiscono risposte, accolgono domande e sottolineano origini. Il passato che torna e le orgini che hanno bisogno di essere rivelate sono il sottofondo di questa storia, che come le altre di Bianchini, una volta terminata si fa fatica a lasciarla andare, come una bella canzone che ti rimane in testa e che ti accompagna per un pezzetto di vita.

 

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