La voce delle ombre: intervista all’editor Marta Mazza

Creato da Federica Tronconi il 27/09/2018

Questa è la storia di un ragazza dal cuore di orso….

Dall’autrice de L’albero delle bugie, vncitore del Costa Book Award, Frances Hardinge scrive un romanzo magnetico, senza eguali nel suo genere, in cui la storia di fantasmi si fonde con una scrittura potente e ipnotica.

In una notte cupa e fredda, Makepeace viene costretta a dormire nella gelida cappella di un cimitero: lì nessuno potrà sentirla gridare terrorizzata nel sonno. Perchè lei è molto diversa dalle ragazze che , nell’Inghilterra della metà del Seicento, vivono nel suo villaggio. Makepeace ha un dono, che è anche una maledizione: può accogliere gli spiriti dei morti che vagano alla ricerca di un nuovo corpo. E una sera, per la prima volta, è il fantasma di un orso a trovare rifugio dentro di lei.
Quando intorno scoppia la guerra civile e Makepeace viene rapita da una famiglia nobile misteriosa, l’orso diventa l’unico amico di cui può fidarsi. Insieme potrebbero cambiare le sorti del conflitto. Ma altri spiriti malvagi e potenti vorrebbero piegarla alla loro crudele volontà, per annientare il re e sconvolgere tutta l’Inghilterra…

Per conoscere meglio la scritttrice e il nuovo romanzo La voce delle ombre abbiamo raggiunto la Responsabile Editoriale di Mondadori Ragazzi, Marta Mazza, per rivolgerle qualche domanda.

Parliamo della scrittrice Frances Hardinge, Finalista Premio Strega Ragazzi: come definiresti il suo stile?

Lo stile di Frances Hardinge è un fiume in piena. È sorprendente, ti travolge. La sua è una lingua ricca, barocca, densa, molto letteraria, infarcita di figure retoriche, allitterazioni e anafore, ma soprattutto di metafore e similitudini. Il suo stile è musicale e ipnotico.

La protagonista del nuovo romanzo, La voce delle Ombre, è Makepeace: potresti descrivercela?

Makepeace ha 12 anni e un cuore di orso. È nata con un dono, o forse una maledizione: riesce a vedere, “sentire” e ospitare dentro di sé le anime dei morti. Il fantasma di un orso si impossessa di lei, e così la rabbia, il coraggio di graffiare, una forza selvaggia. Makepeace è proprio così: forte, selvatica, arrabbiata. E i fantasmi diventano i suoi compagni di viaggio in un romanzo dove la Storia di metà 600 incontra il fantastico e le ombre si scontrano con i sogni.

 

 

La Hardinge ha creato un nuovo straordinario mondo fantastico, cupo, solitario ma estremamente suggestivo ed affascinante. La capacità di ideare mondi così suggestivi e di forte impatto emotivo è anche una delle sue caratteristiche come scrittrice, giusto?

Giustissimo. I suoi non sono fantasy classici, e non si può neanche parlare di realismo magico. Nei suoi romanzi il fantastico diventa sempre qualcosa di nuovo. Hardinge ha uno sguardo così profondo da arrivare dentro le cose, proprio lì dove si nascondono i pensieri più oscuri, creando mondi – sia geografici che mentali – stratificati e intricati. E anche il lettore guarda dove non vorrebbe o dove non sapeva di poter arrivare.

Cosa ti ha colpito della Hardinge quando hai letto il suo primo romanzo?

La prima volta ho letto L’albero delle bugie su consiglio di Patrick Ness (autore di Sette minuti dopo la mezzanotte): “Lo amerai. E Frances ti piacerà”. Aveva ragione su entrambi i fronti. Sin da subito mi ha colpito Faith, la protagonista, controcorrente, coraggiosa e sfacciata. Ho amato l’ambientazione vittoriana, che non è mai leziosa o fine a se stessa, ma è politica, un pretesto per parlare dei diritti delle donne in ogni epoca. Mi ha affascinato il modo in cui la Storia, la botanica, gli albori della fotografia, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta si fondono per creare un mondo unico, cupo e profondo.

A chi consigli di leggere Frances Hardinge?

Frances dice spesso di scrivere per la versione giovane di se stessa. Racconta di essere stata intelligente, molto studiosa ed esigente, ma anche timidissima, solitaria e un po’ stramba, amante dell’ironia tagliente e delle storie horror e dark. Direi che sono proprio gli aggettivi giusti per il lettore ideale, un lettore inoltre senza limiti di età e poco incline alle etichette.

Altra caratteristica della scrittrice è di creare personaggi femminili molto particolari: tra tutti i romanzi, qual è il personaggio che più ti ha colpito e perché? 

Tutte le sue protagoniste hanno un elemento in comune: la fame. È una fame sia metaforica, di conoscenza e verità, di scoperta di se e del mondo, fame di crescere, ma è anche una fame fisica, viscerale. Chiedo scusa a Makepeace e a Tris (di Una ragazza senza ricordi), ma sono legata a Faith più di tutte. È la “mia” Jane Eyre. Mi sembra di conoscerla, è come se in un cassetto custodissi una sua foto ingiallita, il dagherrotipo prezioso di una mia antenata.

 

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