Un bosco di pecore e acciaio

Creato da federica il 06/09/2018

Una palestra vuota, un grande pianoforte aperto e le dita di un uomo che toccano i tasti facendone uscire una melodia dolce, una melodia che è un fremito di rami e uno stormire di fronde, un odore di bosco sul far della sera. Tamura ha diciassette anni e in piedi, solo, nella palestra deserta, ascolta rapito quei suoni. È una folgorazione. L’uomo non è un pianista, ma un accordatore. Sta chino sul pianoforte con i suoi attrezzi e si piega sulle viscere di legno dello strumento per trarne una musica che a Tamura parla di un mondo lontano, dei boschi della sua infanzia di cui ha una lancinante nostalgia. È l’inizio di una passione, e di un’ossessione. Tamura frequenta la scuola per accordatori e inizia a lavorare sodo: studia materie difficilissime e dedica ogni momento libero alla ricerca di quel suono magico che aveva udito un giorno nella palestra della scuola. Un suono in grado di evocare un mondo intero, il bosco con i suoi odori, la luce filtrata dal verde, il vento tra le foglie, l’acqua sotto le radici, il canto di una ghiandaia e il languore nel cuore del protagonista. Un suono familiare che però gli sfuggirà a lungo, non riuscendo egli ad accordare legno e corde nel modo esatto. Perché per saper accordare la musica è necessario avere un talento e quel talento è qualcosa di similissimo all’amore. Un bosco di pecore e acciaio racconta l’educazione sentimentale del giovane Tamura, e anche un’educazione alla musica, al mistero segreto della natura, alla capacità di accordare i suoni per cercare di ricostruire l’anima del mondo. Attraverso i tentativi del protagonista di afferrare e rievocare quel suono segreto e arcaico celato dietro la musica, Miyashita Natsu riporta alla vita la forza e la fragilità della giovinezza, l’incanto che sempre si accompagna ai sogni del talento, e ci mostra con grazia struggente la nostra dimenticata capacità di accordare i cuori.

 

 

 

 

“Mi stupisco ancora che l’indistinto luccichio sui rami, e le giovani foglie che germogliano tutte insieme subito insieme subito dopo, siamo cose meravigliose e allo stesso tempo paiono del tutto normali. Sono normali, e sono anche un miracolo.”

“Se il pianoforte è l’oggetto prodigioso che riesce a scovare la bellezza diffusa nel creato e a darle una forma che giunga alle orecchie, io sarò volentieri il suo umile servitore.”

“Era così che suonava un pianoforte? Dalle foglie all’albero, dall’albero al bosco alle montagne: mi pareva di vedere il panorama trasformarsi in suono, trasformarsi in musica.”

 

Questo romanzo è un placido ruscello, limpido e rinfrescante, ha un ritmo pacato, lento, che scorre via con una poetica leggerezza. Una scrittura potente con il suo tocco leggiadro, riesce ad entrare dentro il lettore senza grandi colpi di scena o avvenimenti, ma con l’arte della parola e della musica, con l’amore e con la ricerca. Tema fondamentale di questo romanzo, per il protagonista è la ricerca di quel suono perfetto che ridefinisce il talento è la persona stessa, il raggiungimento di un sogno. L’argomento trattato è del tutto nuovo e assolutamente interessante, quello dell’accordatore, per una volta non ci troviamo dalla parte del musicista, ma piuttosto dalla parte dell’artefice di quel suono, ed è stata un’immersione e un punto del tutto innovativo e meraviglioso per me, amante della musica classica, scoprire un mondo che disconoscevo. Ai nostri occhi si presenta la scena già servita, un piano già accordato e un musicista pronto a suonarlo, ma dietro esso ci sono ore di lavoro e accordatura, ore di meticoloso studio e pulizia. Ho trovato questo libro evocativo in maniera molto potente, in grado di richiamare suoni ed immagini, di far percepire la musica e trasmettere l’amore e la passione per questo lavoro. Il protagonista non ha grandi sogni nella vita, non ha grandi aspirazioni, vuole diventare bravo nel suo lavoro, vuole trovare il suono perfetto, ma non sa quale sia il suo suono perfetto, non sa come arrivare a trovarlo e cosa fare per arrivarci, non conosce il suo talento. È una storia di crescita, di aspirazioni, di sogni, di sentimenti, tutto trattato con il cheto e calmo fluire della vita, senza corse né fughe, tutto accade, si compie, uno stile che si percepisce prettamente giapponese. Ma tutto questo non porta ad annoiare il lettore, lo cattura e lo immerge in un mondo sconosciuto, quello degli accordatori, portandolo per mano nel bosco, con l’odore della pioggia e delle foglie evocate da un pianoforte. Una lettura che mi ha molto stupita e che consiglio assolutamente, un mondo da scoprire e conoscere, uno stile poetico e leggero come ali di farfalla. Un bellissimo messaggio sulla forza della natura, su come tutto riporti alla linfa vitale del mondo nella vita di ogni giorno che ci permette di coltivare i nostri sogni, così come nel pianoforte ogni componente è una parte degli amati boschi che permeano i suoni che ne escono, come il legno e tutti i suoi componenti e i suoni evocativi della musica che fanno parte di noi.

 

Natsu Miyashita nasce nel 1967 nella prefettura di Fukui e si laurea in Lettere e Filosofia all’università di Tokyo. Debutta nel 2004 con il romanzo Shizuka na ame, attirando l’attenzione del pubblico e della critica, e negli anni successivi le sue opere ricevono numerosi riconoscimenti.

Recensione a cura di

GIUSJ SERGI

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