Salvare le ossa

Creato da federica il 28/06/2018

Un uragano minaccia la città di Bois Sauvage, Mississippi. Esch ha quattordici anni ed è incinta; suo fratello Skeetah ruba avanzi di cibo per i cuccioli di pitbull che stanno morendo nella polvere, mentre Randall e Junior cercano di farsi valere in una famiglia che sembra non conoscere la solidarierà. Nei dodici giorni che precedono l’arrivo devastante dell’uragano Katrina, i quattro fratelli orfani di madre si sacrificano l’uno per l’altro come possono. Uno sguardo potente e straziante sulla povertà rurale.

 

 

Questa ragazzina e i suoi fratelli mi si sono attaccati addosso come la polvere della terra rossa del Mississippi. Ciò di cui voglio parlare non è la trama di questo libro, ma delle emozioni e della potenza narrativa che questo testo contiene, è una storia e una scrittura che ti entra dentro, ti invade, ti percuote, ti avvolge in un bozzolo di irrimediabile tristezza e dolce amaro splendore. Predominante è un sentimento di mancanza lacerante, un vuoto incolmabile nella vita di questi ragazzini, costretti dalla vita a crescere troppo in fretta, ad aiutarsi a vicenda come una grande macchina motrice, crescendo quasi completamente da soli anche il fratellino appena nato, come dei piccoli adulti,  dopo aver perso la madre, morta subito dopo aver dato alla luce il piccolo. Così rimangono a crescere con un padre dispotico, che è quasi del tutto assente e quasi sempre ubriaco. Adesso, 7 anni dopo,  si ritrovano a fronteggiare la vita e la conseguenza di ogni scelta compiuta, con la costante sensazione di vuoto e mancanza che la morte della madre ha portato nella loro giovane vita. E questa mancanza, questa ferita insanabile, si ripercuote nella vita di tutti loro, e si percepisce ad ogni pagina, ogni parola pronunciata da questa ragazzina, così sola nella sua femminilità, alla ricerca di ciò che non sa e che brama di essere tra le braccia di molti ragazzini come lei, per capire e colmare quel senso lacerante di incompiutezza, di insoddisfazione, la mancanza del grembo materno che la guida e le apra gli occhi, la conduca per mano nella vita per mostrarle la verità, la porta a scoprire con foga quei sentimenti che cominciano a straziante le viscere e farle acquisire una consapevolezza di madre, che lei non sa cosa significhi, non sa cosa si prova e non ha nessuno a cui chiedere e da cui trarre esempio. Questa madre non c’è più ed è latente in tutti loro, nel Padre stesso, questo vuoto che ogni giorno fa compagnia alle loro giornate, si percepisce vivo e scottante, anche quando non viene nominato. Esch tace e si lascia prendere da questi ragazzini, senza fiatare, perché è più facile accettare che rifiutare. Fino a quando non scopre di aspettare un bambino, ed è commovente ascoltare le parole di questa ragazzina, una bambina essa stessa, costretta a venire a patti con la verità dei rapporti che si creano tra uomo e donna, un ragazzo che la usa senza alcun sentimento, che non la guarda nemmeno negli occhi e la rifiuta. È un sentimento disperato quello di Esch che lei paragona a quello di Medea e Giasone, e questi meravigliosi e ricorrenti richiami alla tragedia donano epicità alla narrazione, tramutando narrazioni antiche in eterni cicli che si ripetono ogni giorno nel mondo. È continuo il richiamo alla maternità, al legame che si crea con la madre, in tutte le sue forme e la distruzione che una madre stessa può portare, anche l’uragano verrà percepito come una madre distruttrice, creatrice di devastazione, che risucchia in sé tutto e lo ributto fuori come da un grembo materno.

È un romanzo che parla di legami, un fortissimo senso di appartenenza, ed è meraviglioso questo sentimento di simbiosi tra i fratelli che diventano e sono uno la spalla dell’altro, che si comprendono anche nel completo silenzio e riconoscono le sofferenze di ognuno negli occhi dell’altro. È un corollario di sentimenti umani, profondi e strazianti. È un libro che desideravo ardentemente non finisse, nonostante la sofferenza che pervade ogni pagina. Ciò che più di tutto prevale è la poesia della scrittura, una scrittura con una vera e propria anima, con una vita propria e con sentimenti tangibili. Non avrei mai voluto leggere le ultime righe e protrarre così  in eterno questa sensazione di pienezza che solo un libro così può dare. Per me un capolavoro che va assolutamente letto, è spero di ritrovare presto questa ragazzina che ho veramente amato visceralmente e sento vicina al mio cuore.

 

Jesmyn Ward vive in Mississippi, dove insegna scrittura creativa alla Tulane University, Salvare le ossa ha vinto il National Book Award nel 2011, e il memori Men We Reaped è stato finalista al National Book Critics Circle Award. Con Il suo ultimo romanzo, Sing, Unburied, Sing, Jesmyn Ward ha vinto il National Book Award per la seconda volta. NNE pubblicherà glia altri due capitoli della Trilogia di Bois Sauvage.

 

Recensione a cura di

GIUSJ SERGI

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