La casa in mezzo al mare

Creato da federica il 28/06/2018

Sembrava una domenica di luglio radiosa come poche nell’isola di Brent, un remoto pezzo di roccia vulcanica circondato da un mare freddo e ostile. Invece, gradualmente, una densa coltre di nubi ha coperto il cielo e, all’improvviso, è scoppiato un acquazzone.

 

 

Harold e Mary Rose Grapes sono barricati nella loro villetta gialla, a picco sulla scogliera più alta dell’isola. Sei mesi prima, hanno ricevuto un’ingiunzione di sfratto: per lo Stato quella casetta sulla falesia, in cui la coppia di pensionati ha vissuto per trentacinque anni, non è sicura e va abbattuta. L’indomani devono lasciarla e trasferirsi nell’angusta camera di una casa di riposo. Gli scatoloni non bastano a contenere i ricordi: quella casa è tutto ciò che li lega alla memoria del figlio, perso troppo presto, e ai sogni di gioventù cui hanno da tempo rinunciato, in favore di una vita tanto rassicurante quanto noiosa. Ma ecco che, durante la notte, avviene un fatto straordinario. Un fulmine colpisce la scogliera e crea profonde crepe nella roccia. E, con un tonfo, la casa scivola sul mare. È così che i Grapes diventano due naufraghi a bordo di una casa galleggiante. È così che ha inizio il loro viaggio alla deriva in un mare irto di pericoli. Per sopravvivere dovranno affrontare insieme le avversità quotidiane, dire addio ai fantasmi del passato e dimenticare i vecchi rimorsi.

Questa storia è stato un bel tuffo in una favola moderna, in cui la lotta per la sopravvivenza porta, inevitabilmente, ad un viaggio non solo fisico ma, soprattutto, mentale e personale, per ritrovare quella scintilla, quella forza e quella voglia di vivere che, oramai, si era lasciati alla deriva, abbandonata, decenni addietro. Harold e Mary Rose, ormai anziani, si ritrovano a doversi mettere totalmente in gioco in un’avventura impossibile per chiunque, ma che con la loro forza d’animo riescono tenacemente a superare e, soprattutto, insieme e uniti, a ritrovare la gioia di vivere e la voglia di rincorrere quei sogni che erano morti in quel lontano giorno 35 anni prima, quando la loro vita aveva subito un inevitabile battuta d’arresto; si erano ritrovati a navigare in una vita vuota, senza alcuno scopo né ambizione. Questa storia è un inno alla speranza e un chiaro messaggio che ci spinge a credere che non è mai troppo tardi per rimettersi in gioco, non è mai detta l’ultima parola, si può sempre ritrovare la forza e la voglia di vivere,  afferrare le redini della propria esistenza e così ricominciare a galoppare. Un bel libro che non vede come protagonisti personaggi perfetti, ma piuttosto delle persone comuni, portate dalla vita e da scelte che li hanno condannati all’inerzia, alla voglia di abbandono, ma che il destino spronerà con uno scossone immenso a rialzarsi e sorridere alla vita. Lo consiglio a chi ha bisogno di sognare,  e di ritrovare anche solo un pizzico  di speranza e significato, nella bellezza di ogni giorno.

 

Miquel Reina è nato nel 1986 in Catalogna. Ha studiato design e cinema a Barcellona e Southampton. Da sempre attratto dai mestieri creativi, ha iniziato giovanissimo a farsi le ossa come grafico, film-maker, animatore 3D e art director. Nel 2014 un suo video musicale è stato premiato al Tribeca Film Festival. Dal 2016 vive a Vancouver, in Canada, dove lavora per uno studio di produzione video e strategie digitali, coltivando nel tempo libero la passione per lui più gratificante: la scrittura.

Recensione a cura di

GIUSJ SERGJ

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