Come oro nelle crepe

Creato da federica il 20/06/2018

Ho scritta la mia storia sul corpo

Ho scoperto l’arte giapponese del kintsugi quando ho dovuto riparare una statuina di porcellana preziosa andata in frantumi. Ho pensato che sarebbe stato bello poter fare lo stesso con le persone e ho deciso di usare quell’arte antica per rimettere insieme anche i pezzi della mia vita, per guardarli uno a uno e incollarli amorevolmente. Avevo passato tanto tempo a far credere agli altri che tutto andasse sempre bene, nella speranza di non essere considerata diversa o guardata con compassione. A nascondere la mia storia raccontando altre storie. Qualcosa è successo, poi, che mi ha fatto accettare le difficoltà e mi ha portata a trarre un insegnamento anche dalle esperienze più dolorose. Cadi, ti rialzi. Non sempre ci sono riuscita ma ci ho sempre provato. Ho imparato a valorizzare le mie ferite, a mostrarle, perché sono proprio loro a rendermi una persona unica e preziosa. Come in un rituale antico, ho riempito con l’oro le cicatrici della mia vita e ho scritto sul mio corpo la mia storia.”

Gioia Di Biagio, nel libro Come oro nelle crepe (Mondadori), racconta la storia della sua malattia, della sua anima e del suo corpo. Affetta da una sindrome rara che rende la sua pelle estremamente fragile e, la malattia stessa, le insegna come non arrendersi ai limiti del suo corpo. Fra le pagine la Di Biagio racconta il dolore, le lacrime, la sofferenza del limite corporeo ma anche il grande coraggio per cambiare prospettiva e non lasciarsi schiacciare dal peso della situazione. Cioè, non arrendersi al limite ma cambiando radicalmente la prospettiva. Solo in questo modo lei stessa riesce a vedere le fragilità come bellezza, le cicatrici come rifiniture dorate. Proprio come nell’arte del kintsugi. In una società che vuole le persone come “super eroi” e dove le imperfezioni devono essere nascoste a tutti i costi, il libro della Di Biagio è la conferma che è nelle fragilità che risiede la forza, che il dolore può essere elaborato. Un libro che dona sollievo perché la storia di Giada è speranza, un grande esempio di resilienza.

 

Quelle cicatrici mi rendono così unica e preziosa.

Gioia Di Biagio, nata a Firenze nel 1985, è appassionata di arti sceniche. In collaborazione con la sorella fotografa, ha creato il progetto “Fragile”, per sensibilizzare le persone su una malattia rara come l’Ehlers Danlos. Ha ideato la performance Io Mi Oro sostenuta da “La Tigre di Carta”. Da circa dieci anni suona e mette in scena spettacoli onirici con il gruppo musicale Le Cardamomò, esibendosi in Italia e all’estero.

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