L’ultimo spartito di Rossini

Creato da federica il 17/06/2018

Siamo a Passy, a poca distanza da Parigi, nei primi giorni del novembre 1868. Gioachino Rossini ha appena subito un’operazione e sta attendendo una seconda, con la quale il professor Auguste Nelaton spera di rimuovere il tumore. Accanto a sé ha Olympe Pellisier, la seconda moglie, famosa ex modella e cortigiana, amante, fra tanti, del pittore Horace Vernet e dello scrittore Honoré de Balzac. Rossini si è confinato da più di trent’anni in un lungo e doloroso silenzio lavorativo, raramente interrotto da serate musicali private, in compagnia di amici e artisti come List, Wagner, Ricordi, fra gli altri. Cos’era accaduto, nella vita e nell’animo del più grande compositore di tutti i tempi, venerato a livello mondiale? Perché il silenzio, l’esilio dalle scene e dal mondo? La biografia del musicista pesarese è degna del più rocambolesco romanzo d’avventura, da povero a ricchissimo, da rivoluzionario repubblicano a conservatore, ma sempre pronto allo sberleffo verso l’ordine costituito. Da dandy impenitente, frequentatore delle più raffinate alcove europee quanto dei più infimi bordelli, da cui ricavò, non ancora quarantenne, la gonorrea che l’avrebbe accompagnato per sempre, alla castità da lui chiamata “fermo celibato”.

 

 

Si contano circa mille donne nel catalogo amoroso di Rossini, un elenco degno del Don Giovanni mozartiano, le ricche signore si intrufolavano a forza, nude, nel suo letto. Le ragazzine lo rincorrevano per strada per tagliargli un lembo del vestito e si contendevano le litografie dei suoi ritratti. Lord Byron era disperato perché il musicista gli aveva strappato il ruolo di personaggio più famoso del momento. Francesco Borbone lo venerava, Metternich ne cercava la compagnia. Vincenzo Monti, Nicolò Paganini, Massimo D’Azeglio ne condividevano la tavola e le scorribande. Si era destreggiato fra giacobini e papalini. Era stato subissato di fischi e portato in trionfo in tutta Europa, la sua fama era giunta fino alle Americhe. Aveva osservato, con cinismo crescente, i cambi di potere, casacche e servilismo, nell’alternarsi di francesi, austriaci, spagnoli, papi re. Era stato precursore degli ideali del Romanticismo, pur contrastandolo. Aveva assistito alla nascita del Risorgimento, anelando però che nulla mutasse. Aveva anticipato mode e costumi anche se il progresso lo terrorizzava. La sua vita era stata un vortice frenetico, ma lo spaventava la velocità. Passò un intero viaggio in treno, fra l’Italia e la Polonia, barricato nello scompartimento, ansimando e piangendo, in preda a crisi cardiache. Vide il proprio corpo, vero oggetto di culto all’epoca, disgregarsi nei rivoli di numerose, devastanti, patologie. E soffrì il rapporto, idealizzato, complicato, complesso, ossessivo, con la madre, onnipresente nei pensieri e nelle attenzioni, e l’assenza e la mancanza del sostegno paterno negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, voragine che non sarebbe mai riuscito a riempire. Un’esistenza complessa, un crescendo di emozioni, gloria e polvere, sempre alla ricerca di quella consacrazione assoluta, da parte della critica musicale del tempo, che gli sfuggì per un soffio, in vita.

 

“Parlava al suo passato, al presente, a impresari e critici passati e futuri. Cercava vendetta alla calunnia, alla malattia di un tempo in trasformazione che a parole anela al cambiamento ma scredita chi lo incoraggia. Al virus che infettava l’ammirazione, tramutandola in invidia e poi in odio”

“L’invidia non è l’aspirazione a innalzarci, ma la speranza che l’altro precipito. Il desiderio di un orizzonte piatto, in cui nessuno emerga. L’irritazione per il successo altrui, il fastidio per la competenza, non sono altro che l’ammissione della propria incapacità. ”

 

 

Scoprire l’uomo dietro il genio musicale per me è stata una bellissima scoperta. Sono appassionata di lirica, è la musica che amo di più e ho avuto l’onore di cantare delle arie d’opera del grande Rossini. Grazie a questo romanzo ho potuto familiarizzare con l’ideologia che si crea nella mente rispetto a qualcuno che ha fatto la storia della musica lirica insieme a molti altri grandi geni e artisti. E così ho scoperto questa figura di uomo, un uomo tormentato, calunniato, amato, deriso e beffeggiato. Un uomo che ha paura di essere dimenticato, di non riuscire ad entrare nella storia, a lasciare il segno. Si ritrova fin da giovane a rincorrere un sogno di grandezza a cui aspira senza però mai trovare la vera soddisfazione, l’opera ultima, definitiva, vive insoddisfatto, è una persona tormentata nel fisico e nella mente. Ed il popolo, come sempre, giudica, , mette voci non vere in giro, perché l’invidia e la calunnia sono pericolosi come la peste. Rossini in vita sarà amato al pari di quanto verrà disprezzato, non capito e attaccato ferocemente dalla critica per la sua musica poco originale, banale, una scopiazzatura da altre opere, un nullafacente a cui tutto è dovuto. Quando in realtà Rossini è solo un ragazzo, con un amore viscerale per la musica, scoperta grazie alla madre, e ci si aggrappa fin dall’infanzia, sfogando su di essa tutte le paure di fallimento, le paranoie, il suo genio molte volte incompreso ma che, dopo la sua morte, resterà impresso a fuoco per sempre. Come quasi tutti gli artisti più famosi non verrà mai apprezzato in vita ma si scoprirà la sua immensa grandezza solo dopo la sua morte. Lo vediamo, nei suoi ultimi giorni, intrattenere interminabili discussioni immaginarie, nella sua camera che ormai è la sua unica casa, con altri due geni della musica, gli unici che dopo una vita riescono a comprendere ciò che si nasconde nel suo cuore e che, come lui, la vita ha perennemente tormentato. Questa è prima di tutto la storia di uomo, delle sue sofferenze, delle sue ambizioni, di come dal nulla, dalla povertà totale, si innalza verso la ricchezza e la fama; è solo dopo il ritratto sincero e senza mezzi termini dell’artista destinato a segnare un’epoca e che per sempre porteremo nel nostro cuore. Un libro a tratti toccante, che rende umano un mito facendo capire che dietro ogni individuo, famoso e geniale che sia, c’è sempre una persona, che magari ha subito mille angherie e umiliazioni per poter diventare qualcuno, che probabilmente vive nell’eterno terrore del fallimento, di essere inghiottito dalle ombre, nel costante terrore delle aspettative e dei paragoni che le persone sono abituati a compiere, con mancanze personali, interiori. È un libro che mi ha fatto scoprire l’anima dell’individuo che ha scritto la musica che amo e che da oggi ascolto con ancora più consapevolezza, sapendo cosa si nascondesse nel suo animo e quali tormenti e pensieri lo assillassero. E insieme a Rossini ho scoperto molti altri personaggi che fanno parte, da sempre, del mio immaginario letterario e musicale, e che mi hanno strappato un sorriso, vedendoli così umani e non solo come icone immortali è come se li sentissi più vicini a me e alla realtà. Consiglio questo libro sia agli appassionati di musica, sia a chi la musica non interessa più di tanto, perché prima di tutto questa è una bellissima avventura, tra mille vicissitudini, avvenimenti, anche storici, che ci fanno conoscere meglio l’epoca, correnti politiche, i costumi, gli usi e poi la storia di Rossini, degna dei migliori romanzi rocamboleschi.

 

 

Simona Baldelli È nata a Pesaro e vive a Roma. Si diploma come attrice alla Scuola di Teatro di Bologna e lavora in numerose compagnie in Italia e all’estero, occupandosi anche di regia e drammaturgia. Ha lavorato a lungo come speaker e autrice di programmi radiofonici. Cura numerosi eventi di cultura e spettacolo, Festival teatrali e cinematografici. Il suo primo romanzo, Evelina e le fate (Giunti, 2013), è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013. A questo sono seguiti Il tempo bambino e La vita a rovescio, vincitore del Premio Letterario Caffè Corretto Città di Cave, un romanzo ispirato alla storia vera di Caterina Vizzani (1735) – una donna che per otto anni vestì abiti da uomo. L’ultimo spartito di Rossini è il suo omaggio a uno degli uomini più grandi della storia della musica.

 

Recensione a cura di

GIUSJ SERGI

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