Le voci delle betulle

Creato da federica il 10/06/2018

Le betulle ci insegnano ad avere radici per restare e foglie per sognare.

 

Bernadette Laudis vive da sempre con un peso inspiegabile sul cuore, un senso di vuoto che le fa mancare l’aria all’improvviso nonostante l’abbraccio caldo della famiglia, e che cerca di colmare con il suono del suo violoncello. Finché, un giorno, un oggetto stonato rinvenuto sul pavimento di casa rivela una verità affilata, che squarcia il velo di purezza di cui credeva ammantata la sua vita. E il dolore la getta in un crepaccio senza appigli, di quelli che si insidiano nei ghiacciai delle Alpi che fanno da contorno al paesino di Cimacase, dove lei da Milano si è trasferita per amore. Una notte, in cerca di ossigeno fresco, Bernadette si addentra nei boschi e scopre una radura protetta da un recinto di betulle. Lì, in una casa di sasso, vive Giosuè, un pastore solitario, un uomo anziano che si è fatto eremita per proteggere i ricordi. In paese lo chiamano «il re delle betulle»: dicono che i suoi consigli siano un balsamo per le ferite dell’anima; dicono che sappia leggerti dentro, ma che non tutti riescano a trovarlo. Parla poco, ma conosce la saggezza degli alberi e sa ascoltare. Anche la voce del silenzio. Grazie a quell’incontro, Bernadette inizierà a sciogliere i nodi del cuore. Grazie al bosco di betulle, troverà la chiave per spalancare una porta sul suo passato, sulla storia della sua famiglia e sul mistero delle sue origini. Liberandosi così da quell’antico peso sull’anima e ritrovando la strada di casa. Perché ci sono destini che solo gli alberi sono in grado di preservare.

 

“Erano i risvolti bui dell’amore, lo spettro che blocca la luce e proietta l’ombra del tradimento, un virus che arriva, infetta qualcuno e prende forza. Gli altri osservano, commentano, affamati di disgrazie altrui, e non si preoccupano della legge del contrappasso, finché non arriva il loro turno.”

 

Un racconto molto intimistico si delinea già dalle prime pagine, una donna che ha rinunciato a qualsiasi aspettativa o sogno, adagiandosi nella sua vita che ogni giorno si ripete ciclicamente senza alcun minino cambiamento, nonostante dentro il suo cuore alberghi un angolo buio, nascosto, una domanda mai posta e rivelata, qualcosa di incompiuto che ha condizionato la sua intera esistenza e le scelte che avrebbero potuto renderla felice. Finché un giorno trova in casa sua un’unghia posticcia, una rozza unghia dipinta in modo grossolano che, come un pugno, si abbatte sulla sua vita e le toglie tutte le certezze della sua quieta esistenza, comincia a sussurrare in modo infimo, fino a farle aprire gli occhi sulla realtà dello squallido marito. Un individuo che definire uomo è quasi impossibile, un infido individuo che colleziona donne e innamoramenti ogni pochi mesi, come se fossero scarpe, non provando sentimenti reali per nessuno, in nessuna circostanza e rivelando a Bernadette la verità di un matrimonio finto, posticcio, come l’unghia che le ha finalmente aperto gli occhi. È così che Bernadette scopre il  vero volto di quel marito che non l’ha mi amata, né apprezzata, un uomo che sputerà veleno e sentenze. Quel tipo di persona che vive per far sentire gli altri inferiori e privi di qualsiasi intelletto e valore. Un personaggio tratteggiato magnificamente nella sua mediocrità e inettitudine. Percorre ciò che ha lasciato indietro nella sua vita, ritrova la vera se stessa, ritrova il suo cuore, le occasioni perse e la verità che, finalmente, le rischiareranno quel cantuccio del suo cuore rimasto all’ombra, ridonando la verità e una nuova luce che le permetterà finalmente di vivere realmente la vita senza privarsi della felicità. Un ottimo esordio, pieno di bellissimi concetti e frasi, pieno di poesia e verità sulle relazioni e la vita che riguarda ognuno di noi.

 

Eloisa Donadelli nata a Morbegno nel 1975, ha vissuto un anno negli Stati Uniti, dove si è diplomata alla Lincoln High School di Sioux Falls. Laureata in lingue e letterature straniere all’università Statale di Milano, ha collaborato con il quotidiano La Provincia di Sondrio, per poi dedicarsi all’insegnamento, professione che svolge tutt’ora in un liceo linguistico. La passione per la montagna è un retaggio di famiglia.

 

Recensione a cura di

GIUSJ SERGI

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