Mi dicevano che ero troppo sensibile

Creato da Federica Tronconi il 27/05/2018

“Ho sempre saputo di essere troppo sensibile. Fin da quando ero piccola mi accorgevo di non percepire le cose come gli altri bambini, ma di sentirle in maniera più profonda, intensa, lacerante, da qualche parte fra il cuore e la pancia. Però non riuscivo a esprimerla in nessun modo…”

È così che Federica Bosco ci introduce tra i chiaroscuri di un universo ancora sconosciuto, spesso trascurato persino dalla psicologia e dai tanti specialisti che dovrebbero occuparsi delle mille sfumature dell’animo umano. Un universo popolato da creature particolarmente ‘frangibili’, dotate di antenne che percepiscono con la potenza di radar le gioie e il dolore altrui, che si sentono diverse dai più, e spesso a disagio, che temono i rumori e qualunque stimolo violento, che si definiscono certamente ‘difficili’, ma anche creative, generose ed empatiche. Insomma, creature ipersensibili. Ed è nel loro mondo segreto, tra le sfumature di personalità complesse e affascinanti, tra idiosincrasie e virtù, che ci porta per mano una delle scrittrici italiane più amate, firmando un libro che è insieme un manuale e un’intima confessione, capace di dare a chi fino a oggi si è sentito solo e incompreso il coraggio, l’autostima e la forza per alzare la testa. Mettere le ali. E scoprire che quello che credevano un handicap in realtà può essere uno straordinario superpotere.

Un libro che aiuta a fare outing. Dai, siamo seri: siamo in tantissimi che soffriamo di ipersensibilità. In un mondo che obbliga ad essere tutti omologati, a dare il meglio in ogni circostanza, a reprimere e soffocare le emozioni, ad avere meno umanità chi soffre? Gli ipersensibili. E così ci si sente sbagliati, diversi e fuori dal mondo. Ed è un circolo vizioso da cui non se ne esce. Più ti dicono che sei sbagliato più l’ipersensibilità di alimenta e fa star male. Federica Bosco nel suo saggio Mi dicevano che ero troppo sensibile  (Vallardi) rassicura tutti i lettori sensibili, empatici, creativi, persone capaci di ascoltare. Non si è soli, così abbraccia tutti la Bosco dando consigli concreti su come cambiare il punto di vista: da diversità da correggere a forza da sfruttare per fare meglio le cose ogni giorno. Ora, non si “guarisce”, chiariamo. Non si cambia da adulti, e questo è fuori discussione. Ma Federica sottolinea un concetto fondamentale: cambiare la prospettiva. Spesso gli atleti lo fanno quando sono in sofferenza con l’avversario: cambiano prospettiva per adottare una nuova strategia. Ed è esattamente questo che ci suggerisce. Un libro utile per capirsi meglio, con tanto di Vademecum delle 20 cose fondamentali per gestirle la ipersensibilità e il kit di sopravvivenza in otto punti. Da tenere sul comodino, leggere piano piano, per riuscire ad avere maggiore consapevolezza, prima di tutto di noi stessi.

Federica Bosco è scrittrice e sceneggiatrice. Appassionata di yoga e convinta sostenitrice dell’alimentazione vegan a cui sottopone parenti e amici, ultimamente sta anche imparando a fare il pane («Con i tempi che corrono è bene avere un  mestiere in mano!»).
Dopo il successo ottenuto con la trilogia dedicata a Monica (Mi piaci da morireL’amore non fa per meL’amore mi perseguita), ha pubblicato anche Cercasi amore disperatamenteS.O.S. amore (Premio Selezione Bancarella) e l’appassionante trilogia dedicata a Mia (Innamorata di un angeloIl mio angelo segretoUn amore di angelo). È anche autrice di 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi) e di 101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro, tutti per Newton Compton. Nel 2012 esce per Mondadori Pazze di me, da cui sarà tratto un film per la regia di Fausto Brizzi. Del 2013 è Non tutti gli uomini vengono per nuocere, e dell’anno successivoSMS-Storie mostruosamente sbagliate. Sempre per Mondadori escono nel 2015 Il peso specifico dell’amore e nel 2016 Dimenticare uno stronzo. Il metodo detox in 3 settimane.

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