La treccia

Creato da Federica Tronconi il 27/05/2018

“Due milioni, il numero delle donne ammazzate ogni anno in India. Due milioni di vittime della barbarie degli uomini, uccise nell’indifferenza generale. Al mondo non interessa. Il mondo le ha abbandonate.”

 

India. Smita è un’intoccabile; per sopravvivere, raccoglie escrementi a mani nude. Il suo è un mestiere che si tramanda di generazione in generazione, e che lei ha accettato, sopportando in silenzio. Ma sua figlia non seguirà le sue orme. No, lei andrà a scuola, imparerà a leggere e a scrivere, farà grandi cose. Per offrirle un futuro migliore, Smita sfiderà il mondo. Italia. Giulia adora lavorare per suo padre, proprietario dell’ultimo laboratorio di Palermo in cui si confezionano parrucche con capelli veri. Un giorno, lui ha un incidente e Giulia scopre che l’azienda è sull’orlo del fallimento. Ma lei non si scoraggia. Per salvare il laboratorio, Giulia guiderà una rivoluzione. Canada. Sarah è un avvocato di successo. Sull’altare della carriera, ha sacrificato tutto: due matrimoni, il tempo per i figli e soprattutto per sé. Poi, però, nel bel mezzo di un’arringa, Sarah sviene e niente sarà più come prima. Per vincere la battaglia, Sarah dovrà scegliere per cosa vale la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non si conoscono, eppure condividono la stessa forza, la stessa determinazione nel rifiutare ciò che è toccato loro in sorte. Come fili invisibili, i loro destini s’intrecceranno indissolubilmente, dando loro la possibilità di vivere con orgoglio, fiducia e speranza

 

“Sarah è diventata il suo cancro. È la personificazione del suo tumore. In lei, gli altri non vedono più una donna di quarant’anni brillante, elegante, efficiente, bensì l’incarnazione della sua malattia. Per loro non è più un avvocato malato, è una malata che fa l’avvocato. C’è una differenza enorme. Il cancro fa paura. Ti isola, ti allontana dagli altri. Emana odore di morte. La gente preferisce distogliere lo sguardo, tappati il naso. ”

“Non è lei a essere malata, è l’intera società ad aver bisogno di cure. Invece di proteggere i più deboli, di stare al loro fianco, volta loro le spalle, come quei vecchi elefanti lasciati indietro dal branco e condannati a una morte solitaria.”

 

Tre donne, tre vite completamente diverse, tre percorsi agli antipodi, vite vissute a chilometri di distanza. Tre donne che non si incontreranno mai ma che sono intrecciate con dei fili invisibili che le tengono unite per la vita. Tre realtà toccanti, che nella loro diversità sono unite dal dolore ma alimentate dalla speranza e dalla forza di lottare e sognare una vita migliore, agognata. Smita e sua figlia, donne e bambine che sono destinate a perpetrare un mestiere degradante agli occhi di tutta la società, trattate esse stesse come la feccia che sono costrette a raccogliere, un destino già segnato e deciso ma che Smita non accetta, lei desidera per la figlia un fato e una vita diversa, e allora con il coraggio dell’amore e con la forza che la vita mai abbandona decide di prendere la piccola e fuggire per qualcosa di migliore, nonostante i pericoli che potrebbero costarle la vita non si arrende di fronte a nessun ostacolo. Giulia, ragazza siciliana, cresciuta all’ombra del padre che le ha insegnato un mestiere che lei ama, si ritrova da un giorno all’altro con il mondo crollato ai suoi piedi, ma è nel volto di un uomo, un uomo che riaccende la forza che si cela dentro lei, la sua indipendenza, che riuscirà a raccogliere quel mondo crollato pezzo per pezzo e farlo tornare vivo, come con i capelli che tratta ogni giorno e di cui si prende cura con amore e che faranno sempre parte del suo destino. Infine Sarah, avvocato di successo, con tre figli e due matrimoni falliti alle spalle in nome di una carriera, del successo, della fama, che al momento del bisogno si rivolta contro di lei, le seminano desolazione intorno e fanno piazza pulita di tutto ciò che lei è stata e ha creato. Perché nessuno è indispensabile in questo mondo, e tutti sono sostituibili. Sarah scopre di avere il cancro e da lì ha inizio la sua dolorosa odissea, il suo abbandono, il suo eterno fuoco comincia a spegnersi, i colleghi le voltano le spalle e la carriera che ha conquistato sacrificando tutto le scivola dalle mani, ma anche per lei la vita non finirà inutilmente, la perdita di qualcosa non comporta necessariamente la fine di tutto ma la scoperta di qualcosa di nuovo e migliore, cose che danno realmente senso alla vita e riempiono un’esistenza che vale sempre la pena vivere. È un romanzo delicato, che sonda le vite di donne diverse ma unite come una treccia, il collegamento tra queste tre esistenze è commovente e stupefacente, perché alla fine il mondo si può tenere sul palmo della mano, e ogni vita è legata a qualcun’altra. Queste tre donne inconsapevolmente si sosterranno e si aiuteranno in modi che non potrebbero nemmeno immaginare ma che cambia la loro vita definitivamente. Un libro bellissimo che infonde speranza anche nella sofferenza e tratteggia dei personaggi femminili combattivi e unici. Un libro che scorre via come un sorso d’acqua fresca e che ti lascia dentro un senso di pace e bellezza, perché c’è sempre la luce in fondo al tunnel.

 

 

Laetitia Colombani è nata a Bordeaux nel 1976. Ha studiato cinema all’École Louis-Lumière e ha diretto il suo primo film a soli venticinque anni. In breve tempo, si è imposta come regista e sceneggiatrice, lavorando con attrici del calibro di Audrey Tautou, Emmanuelle Béart e Catherine Deneuve. La treccia è il suo romanzo d’esordio ed è subito diventato un caso editoriale: venduto in 26 Paesi ancora prima della pubblicazione, è rimasto per un anno ai vertici delle classifiche francesi, conquistando sia il pubblico sia la critica e aggiudicandosi il prestigioso Prix Relay.

 

Recesione a cura di

GIUSJ SERGI

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