Bakhita

Creato da Federica Tronconi il 18/05/2018

Le hanno chiesto spesso di raccontare la sua vita, e lei l’ha raccontata più e più volte, dall’inizio. Quello a cui erano interessati era proprio l’inizio, atroce. Nella sua lingua che è un miscuglio di lingue, lei gliel’ha raccontato, ed è così che le è tornata la memoria. Storia meravigliosa. È il titolo della piccola monografia sulla sua vita. Lei non l’ha mai letta. La sua vita, a loro raccontata. Ne è stata orgogliosa e se n’è vergognata. Ha temuto le reazioni ed è stata felice che la si amasse in virtù di quella storia, con le cose che ha avuto il coraggio di dire e quelle che ha taciuto, che gli altri non avrebbero voluto sentire, che non avrebbero capito. Una storia meravigliosa. Per questo racconto la memoria le è tornata, ma il suo nome, no, non l’ha mai ritrovato. Non ha mai saputo come si chiamava. Ma non è questo l’essenziale. Perché chi era da bambina, quando portava il nome che le aveva dato suo padre, non l’ha dimenticato. Serba ancora in sé, come un tributo all’infanzia, la bambina che è stata. Quella bambina che sarebbe dovuta morire in schiavitù è sopravvissuta, quella bambina era e continua a essere quel che nessuno è mai riuscito a portarle via. Dalla Francia arriva il caso editoriale e letterario dell’anno: vincitore del Prix du Roman Fnac e finalista ai principali premi francesi, in cima alle classifiche da più di un anno e in corso di traduzione in tutta Europa, un romanzo emozionante che racconta con straordinaria potenza la storia vera di Bakhita, schiava sudanese liberata nel 1889 in Italia, dove divenne suora, per essere beatificata e poi santificata nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II.

“L’immagine di un paradiso perduto che lei serberà per convincersi che è esistito. Viene da lì, dal luogo dell’innocenza massacrata, della bontà e del riposo. È questo che vuole. Provenire da una vita giusta. Come ogni vita prima della conoscenza del male.”

 

“Non serviva mai a niente gridare, piangere. Era come un canto che nessuno ascoltava, “il canto dei separati”. Il disgusto di sé non abbandonava gli schiavi. La voglia di avere un altro corpo, un’altra pelle, un altro destino, e un po’ di speranza. Ma in che cosa?”

 

“Non le rimaneva difficile solo camminare, salire le scale, chinarsi o rialzarsi, le rimaneva difficile anche compiere qualsiasi azione improvvisa. Ed era proprio quello che voleva la catena. Rendere impossibile lo slancio, del corpo ma anche della mente: la prudenza è l’istinto senza i quali uno schiavo non è che una preda”

 

I veri mostri si nascondono dietro a volti di uomini comuni. Backita non è il suo nome reale, il nome che le hanno donato i suoi genitori, un nome che la identifica come persona, Backita è il nome del possesso, di chi si arroga il diritto di poter decidere della sorte di un individuo. Non ricordare più il suo nome è la cosa che la sconvolge di più, è un pensiero ricorrente, uno strazio che non riesce a perdonarsi, più delle percosse e delle atrocità che le vengono perpetuate sul corpo, nell’anima e intorno a sé stessa. Ed è un pensiero che non l’abbandonerà per tutta la vita. Strappata dalla sua infanzia, all’età di 7 anni viene rapita dagli schiavisti e da lì inizia la sua discesa nell’inferno sulla terra. Questo libro mi ha straziato le viscere, mi sono ritrovata a dover chiudere il libro in alcune scene, prendere un respiro, calmare il tremore, la disperazione e la sofferenza che sentivo dentro restava addosso come un odore sgradevole, putrido. Ma ciò che mi faceva riaprire il libro ed andare avanti a leggere era la luce che emanava la figura di Backita, questa bambina che subisce, vede, sente, cose disumane, episodi che avrebbero ucciso e spento i più deboli, ma che lei affronta con uno sguardo di speranza, una speranza che non si spegne, che continua a palpitare accanto al suo cuore, si aggrappa all’amore, tutto è amore, e nei suoi occhi di bambina che hanno visto tutto  l’orrore di cui è capace l’uomo, si aggrappa alla forza che le percorre le membra e l’anima. Per tutto il libro ho pensato a quanto fosse meravigliosa questa bambina, poi diventata ragazza e donna. Quanto coraggio e forza deve aver avuto dentro per poter superare l’inferno, e mi ha aperto gli occhi su quanto amore possa contenere una piccola bambina di soli 7 anni che non ha più nulla tra le mani, nemmeno la sua stessa vita. Le atrocità raccontate in questo romanzo sono insopportabili, nessuno vorrebbe sentirne parlare, quante urla escono da queste pagine, quante persone dimenticate nel silenzio della loro prigionia e sofferenza. Ma il grido più forte, più potente, è quello di Backita, è la sua speranza che canta le canzoni del suo villaggio, della sua famiglia, del suo cuore, un canto che si trasforma in urlo, per scacciare le tenebre e far entrare la luce in ogni angolo buio. Ciò che posso dire è di leggere assolutamente questo libro, indipendentemente dal credo, dalla religione, perché questa donna è un esempio, per tutti, è la rappresentazione della forza e della bellezza che si sovrappone all’essere che ha  ormai perso qualsiasi umanità. È l’esempio di una donna invincibile, una donna che si aggrappa con le unghia e con i denti alla sua vita, che ne capisce il vero valore, nonostante la vita le abbia precluso ogni libertà e scelta, nonostante le sia stato strappata la bellezza di ogni giorno, nonostante sia stata massacrata, umiliata, violata, sfregiata, lei non ha mai smesso di lottare, una bambina che resta pura, innocente e porta solo luce e salvezza nonostante abbiano provato a spegnerla e zittirla con le loro catene e brutture. Una scrittura potente, spiazzante, che nella disperazione ha saputo descrivere la dolcezza e la bellezza di Backita. Ci sono dei libri che ti entrano dentro, si plasma o nelle tue vene  e ti modellano e modificano, cambiano qualcosa in te e ti fanno acquistare consapevolezza, questo è uno di quelli. Un libro che mi rimarrà nel cuore per tutta la vita.

 

Véronique Olmi nata a Nizza nel 1962, è tra le scrittrici francesi più apprezzate anche all’estero. È autrice di opere teatrali e romanzi amatissimi dal pubblico e premiati dalla critica, tra cui Ritrovarsi e Un autunno a Parigi, pubblicati da Piemme. Nel 2017 ha ottenuto un successo straordinario con Backita, il libro più venduto dell’anno in Francia e vincitore del prestigioso Prix di Roman Fnae.

 

Recensione a cura di

GIUSJ SERGI

 

 

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