Il giorno più buio: intervista a Brian Freeman

Creato da federica il 13/05/2018

 

Non sempre l’apparente tranquillità di Duluth, la cittadina del Minnesota immersa nella nebbia in cui il detective Jonathan Stride ha vissuto tutta la sua vita, corrisponde alla realtà. Specie nel giorno più atteso, quello della maratona cittadina, che riserva sempre qualche sorpresa. Ci sono più nubi del previsto, quella mattina piovosa di giugno in cui la folla si raduna per guardare i maratoneti esausti che tagliano il traguardo. Anche Stride è tra loro, in attesa del passaggio di sua moglie, Serena, tra i corridori. Ma lui è un poliziotto, e sa bene che un’occasione come questa non è fatta per rilassarsi. E non solo perché tutti gli abitanti della cittadina sulle rive del Lago Superiore sono in strada.

 

 

C’è anche Dawn Basch a correre la maratona di Duluth: una donna che deve la sua enorme popolarità alle idee razziste e islamofobe di cui da tempo si è fatta portavoce, sfruttando i media per la sua propaganda demagogica. E Dawn Basch è sinonimo di guai. Ma quando, con la corsa ancora in pieno svolgimento, Stride riceve la segnalazione dalla collega Maggie, che lo avvisa di uno zaino sospetto, lui sa che la vera gara è appena cominciata. Perché quella che inizia con una caccia all’uomo, con gli echi sinistri dell’attentato della maratona di Boston a complicare le cose, si rivelerà qualcosa di molto diverso e ancora più grosso, che metterà a dura prova Jonathan Stride e la sua squadra. Forse il caso più complesso e avvincente del detective Stride, Il giorno più buio (Edizioni Piemme)  è una corsa concitata verso un finale spettacolare. Una lettura che vi lascerà senza fiato, da uno dei maggiori autori di genere degli ultimi anni. Visto il tema del romanzo e la disponibilità dell’autore, abbiamo realizzato un’intervista allo scrittore Brian Freeman.

 

 

In “Il giorno più buio” torna il detective Jonathan Stride. Come lo descriveresti al lettore e che rapporto hai con questo personaggio?

Adoro la passione che lega molti lettori a Jonathan Stride. Penso che sia dovuta al fatto che lui non  è il classico “supereroe” che emerge sempre. Non c’è rischio, né emozione per un lettore se un personaggio non compie un sbaglio. Stride è umano. E’ un uomo intenso e determinato ma ha i suoi “alti e bassi” in tutta la serie, eppure continua andare avanti. E questo fa sì che i lettori facciano il tifo per lui.

Una volta un lettore mi fece una bella domanda: Riconosceresti Stride se lo incontrassi per strada? ed io ho riposto che non pensavo di riuscirci io ma avrei scommesso che invece il lettore ci sarebbe riuscito. Questo perché  il mio rapporto con Stride è come quello di un artista di acquarelli: non do tanti dettagli sul personaggio perché voglio che i lettori condividano nel crearlo nelle loro menti e nei loro cuori. Se svolgi questa funzione per rendere un personaggio reale sarai maggiormente legato a lui a livello emotivo.

 C’è qualcosa in Stride che ti rappresenta?

Sono a fianco di Stride da più di 15 anni, ormai è un vecchio amico. Sostengo fortemente che noi siamo il prodotto delle esperienze che viviamo e degli incontri che facciamo. Di conseguenza, Stride è un uomo molto diverso oggi da quello del mio primo libro Immoral. E’ cambiato molto per quello che gli è successo. La visione morale del mondo di Stride è sicuramente la parte che più mi rispecchia. Abbiamo valori simili sul giudizio delle persone, ad esempio cerchiamo di trovare sempre la parte migliore e tollerare le debolezze perché, prima o poi, qualcun altro dovrà tollerare le nostre. Ecco, se fossi bello e alto come lui…!

Nel tuo nuovo libro c’è spazio anche per alcuni temi di attualità importanti come razzismo e islamfobia. Ci daresti la tua opinione?  

E’ stato difficile scrivere questo libro perché ha una forte carica emotiva. Tutti i personaggi subiscono perdite e soffrono. Sono stato molto cauto mentre scrivevo perché ho trattato temi crudi e reali e che sono ogni giorno sulle prime pagine dei giornali. Allo stesso tempo però volevo mostrare il pericolo del giudizio affrettato sulle persone, in un mondo dove i social possono prendere un singolo errore commesso e mandarlo fuori controllo. Spero che ogni lettore possa scoprire e leggere il mio libro sino alla fine, perché è un romanzo che guarisce le ferite provando a riavvicinare le persone.

 

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