Una storia di violenza sulla donna raccontata attraverso uno sguardo “particolare”, con il linguaggio semplice ma preciso del protagonista, ammantata d’innocenza e magia. L’Ultima Riga incontra Silvio Zenoni, autore del romanzo “L’incantesimo”.

 

La copertina è estremamente originale…
È stata dipinta da una pittrice molto valida, Valeria Bassi, che ha letto il manoscritto e ha preso spunto dall’ultima frase per la realizzazione di un’immagine capace di cogliere il senso della storia.

“L’incantesimo”: a cosa si fa riferimento?
Il protagonista del romanzo, Giuseppe, è un ragazzino affetto da ritardo mentale che vede il mondo alla sua maniera, un po’ “magica”. Vive una situazione particolare, in quanto adottato da una signora il cui compagno è violento. Ha quindi a che fare con una duplice realtà: quella scolastica, dipinta da una narrazione gioiosa, e quella domestica, certamente più drammatica. Sua è la voce narrante: appassionato di scrittura, annota tutto ciò che gli capita durante la giornata su un quaderno, alternando situazioni leggere e spensierate a dinamiche più cupe quali gli incontri con il patrigno, ribattezzato “orco”. Chiedendo alla propria insegnante come fare a “sconfiggerlo” riceve come risposta Ci vuole un incantesimo.

Cosa ti ha spinto a trattare un tema delicato come la violenza sulle donne?

Sto sperimentando un tipo di narrazione che parte da tematiche quotidiane forti per vestirle in maniera più ingenua, attraverso un linguaggio molto leggero, addirittura a tratti sgrammaticato (ci sono molti a me mi piace, ad esempio) ma rispondente alla competenza del ragazzino. Sento il bisogno di trasfigurare la realtà spesso drammatica con un’idea di sogno, magia ed anche riscatto.

È stato difficile calarti nella mentalità e nel registro linguistico del protagonista?
Nella mentalità no: l’identificazione è stata estremamente naturale, anzi ho fatto quasi fatica ad uscire dal personaggio; nello stile sì! La prima stesura è stata piuttosto veloce ma con il mio linguaggio non funzionava. Ho dovuto togliere congiuntivi, termini troppo forbiti…Non so quante volte l’ho riletto per semplificarlo e rendere al contempo piacevole la lettura.

Ci sono aspetti biografici?
Il modo bilaterale con cui Giuseppe interpreta la realtà, evidente nei commenti come mi piace un po’ sì e un po’ no, è tipico dei miei alunni quando si interfacciano con diverse tematiche proposte nella didattica.
Un altro aspetto personale che può essere confluito nella narrazione è l’esperienza maturata da neodiplomato presso l’istituto Sacra Famiglia a Cesano Boscone: alcuni personaggi che ho incontrato mi sono rimasti dentro.

Due prospettive animano il romanzo, infantile ed adulta: a quale pubblico rivolgeresti la lettura?
In realtà non ho pensato a nessun pubblico: ho scritto per l’urgenza di mettere sulla carta il personaggio. Penso che il romanzo possa essere letto dalle elementari all’età adulta per le diverse chiavi di lettura offerte, il linguaggio semplicissimo, la tematica forte ma attuale e, soprattutto, mitigata dallo sguardo di Giuseppe, il riscatto finale.

Progetti in cantiere?
Sto già lavorando ad un nuovo romanzo che si intitolerà “Occhi di neve”. È una storia d’amore particolare, la cui tematica si scopre quasi alla fine. La continuità con questo libro è l’espressione di un tema forte con uno sguardo trasfigurato ed un linguaggio leggero, a tratti favolistico. Inizia proprio con C’era una volta….

 

 

Silvio Zenoni (Milano, 1961), laureato in pedagogia e psicologia, svolge la duplice professione di psicoterapeuta e docente di lettere. Autore di numerosi articoli di letteratura e psicoanalisi e del libro di racconti “Le parole lontane”, ha pubblicato con Leucotea i romanzi “Vicino a te volo leggera” e “La bambina che viveva sotto il tavolo”. “L’incantesimo” è il suo terzo romanzo.

Alla prossima lettura!

Monica

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