Notturno salentino

Creato da Federica Tronconi il 28/04/2018

 

 

Una masseria in Salento, una festa, estate. Una Puglia arsa dal sole, meravigliosa e impenetrabile, colonizzata da ricchi milanesi e romani e dalle loro case di villeggiatura, abitata da personaggi astuti e imprevedibili. La tenuta accanto a quella in cui si svolge la festa è appena stata comprata da Livia, che ha poco più di quarant’anni, due figli piccoli, Marta e Tito, e un compagno, Boris, che l’ha lasciata per l’ennesima volta sola, per un viaggio di lavoro. Con lei si sono trasferite due donne, per aiutarla durante la vacanza a badare ai bambini e a sistemare la nuova casa: Cynthia, una conturbante e sensuale ragazza nigeriana, e la polacca Klara, una giovane intransigente e nevrotica. Livia conosce Brando, un misterioso e affascinante signore più grande di lei, che pare non avere altro scopo al mondo se non sedurla. Per gioco e per vendetta, decide di uscire con lui. L’indomani, in un pozzo in fondo al giardino della tenuta, Livia trova il corpo senza vita di Antonio Locandido, un fabbro salentino giovane e sfacciato che ha avuto l’ardire di flirtare con entrambe le ragazze che lavorano per lei. E tutto inizia a precipitare. In un girotondo di turbamenti e bugie, menzogne e omissioni, Livia, che si trova a essere tra i sospettati della polizia, cerca di mettere ordine nella realtà e fare i conti con se stessa, mentre l’indagine intorno alla morte di Antonio si infittisce. In un crescendo di tensione, “Notturno salentino” può essere letto come un thriller hitchcockiano in cui una donna vede la propria vita sconvolta e messa sottosopra da un evento imprevisto e molti enigmi, ma anche come un affresco che indaga l’animo umano e la complessità dei rapporti che legano una famiglia, finiti i primi ardori dell’amore, quando la routine quotidiana comincia a presentare il conto.

In questo libro vengono raccontare persone, non solo semplici avvenimenti. È come se la gente caratterizzasse il luogo stesso in cui si trova e vive. In una scrittura intima, femminile, a tratti nera e quasi cieca, obnubilata dal non voler vedere, descrive perfettamente la visione del mondo della protagonista, Livia. Si trova in vacanza con la famiglia in Puglia, il marito all’improvviso è ripartito per il solito lavoro che lo porta sempre lontano e, questa volta, Livia prende questa fuga come un affronto, vive questo ennesimo viaggio come un abbandono, si sente quasi smarrita, sola, non più donna. Dopo anni di relazione e una doppia maternità non riesce più a sentirsi donna, con un corpo che ha i suoi bisogni. Allora si concede una piccola fuga dalla sua bolla familiare, sedotta da un uomo molto più grande di lei che la fa sentire giovane, di nuovo donna e desiderabile. È una storia che può rispecchiare i bisogni di ogni donna, un grido di allarme in ogni relazione che si dà per scontata. Ci si adagia in fondo alla palude e si aspetta che le sabbie mobili ci inghiottano, per capire solo alla fine, quando resta solo un alito di vita, che è tutto perduto, sprecato, rovinato e compromesso. In una sapiente narrazione intima, di vita, di segreti, relazioni intrecciate e distrutte, silenzi e sotterfugi, si mischia un mistero, un delitto, una sensazione di disagio strisciante che getta le radici su pregiudizi e preconcetti che ognuno di noi nutre, alimenta in silenzio e che vengono fuori nel momento opportuno. Un libro che racchiude un mix di generi e che ti cattura nella sua rete, perché il mistero non è solo il delitto ma l’anima di ogni essere umano, le storie che si nascondono dietro ogni viso e che nessuno può conoscere. Ognuno è detentore della propria verità che, a volte, è più assurda delle più fantasiose supposizioni. Il finale mi ha sorpresa e ha concluso perfettamente la vicenda. Il tempo scorre, inesorabilmente, incurante dei nostri sentimenti, abbandoni, lutti e mancanze. Ci si ritrova ad incespicare in una vita che scorre e che non si guarda indietro per raccogliere chi resta indietro, sta a noi rimanere al passo, rincorrerla, come si rincorre la verità, ciò che si ritrova a fare Vera, correre e scoperchiare gli scheletri che, silenziosi, si nascondono dentro gli armadi e le persone stesse.

Federica De Paolis è nata a Roman nel 1971.Dialoghisya cinematografica, ha pubblicato per Fazi “Lasciami andare” e “Via di qui”. Per Bompiani “Ti ascolto” e “rewind”. Per la NEO Edizioni ha curato l’antologia “Pensiero madre”. I suoi libri sono tradotti in diverse lingue.

 

RECENSIONE A CURA DI GIUSJ SERGI

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