Giacomo Casanova: intervista a Matteo Strukul

Creato da federica il 15/04/2018

 ”Signor Casanova, non la farò troppo lunga. La vostra fama, meritata o meno che sia,

è salda e in continua ascesa, perciò se la metà di quello che si dice su di voi è vero,

allora è mia intenzione lanciarvi una sfida.”

Giacomo Casanova – Matteo Strukul (Mondadori)

 

Venezia, 1755. Giacomo Casanova è tornato in città, e il precario equilibrio su cui si regge la Repubblica, ormai prossima alla decadenza, rischia di frantumarsi e degenerare nel caos. Lo scenario politico internazionale è in una fase transitoria di delicate alleanze e il disastroso esito della Seconda guerra di Morea ha svuotato le casse della Serenissima. Il doge Francesco Loredan versa in pessime condizioni di salute, e l’inquisitore Pietro Garzoni trama alle sue spalle per ottenere il consenso all’interno del Consiglio dei Dieci e influenzare così la successione al dogado. Il suo sogno proibito è arrestare il seduttore spadaccino, e per far questo gli mette alle calcagna il suo laido servitore Zago. Rubacuori galante e agile funambolo, Casanova entra in scena prendendo parte a una rissa alla Cantina do Mori, la più antica osteria della laguna, per difendere una bellissima fanciulla, Gretchen Fassnauer, apparsa a consegnargli un messaggio: la contessa Margarethe von Steinberg vorrebbe incontrarlo. La nobile austriaca intende sfidarlo a una singolare contesa: se riuscirà a sedurre la bella Francesca Erizzo, figlia di uno dei maggiorenti della città, allora lei sarà sua. Casanova accetta, forte del suo impareggiabile fascino. È l’inizio di una serie di rocambolesche avventure che lo porteranno ad affrontare in duello Alvise, il focoso spasimante di lei, uccidendolo. Il guaio più serio e inaspettato è però un altro: Casanova, per la prima volta, si innamorerà davvero. Le fosche macchinazioni dell’inquisitore avranno successo e Giacomo verrà incarcerato ai Piombi, mentre Francesca finirà murata in convento. Con il cuore spezzato, Casanova nutrirà il sospetto che l’intera vicenda sia stata architettata dalla diabolica contessa per toglierlo di mezzo. Evaso, si metterà sulle sue tracce e, fra inseguimenti, imboscate e intrighi notturni, arriverà ad affrontarla in un ultimo faccia a faccia mozzafiato: scoprirà di essere stato pedina in un gioco di spie fra Venezia e l’Impero Austriaco e infine si troverà ad accettare a sua volta un incarico della massima segretezza.

Dopo il grandissimo successo delle trilogia de I Medici, Matteo Strukul torna nelle librerie con un nuovo grande personaggio, Giacomo Casanova.  Abbiamo raggiunto lo scrittore per intervistarlo.

 

 

 

Il tuo nuovo romanzo è incentrato su Casanova ma si inserisce in un un momento storico molto particolare. Ce lo potresti descrivere?

Tenete presente che siamo nel 1755  e l’ambientazione è Venezia al suo crepuscolo. Una piccola repubblica ma molto affascinante, protagonista assoluta nella cultura e nelle arti dell’epoca – la città è protagonista della fioritura della cultura nel Veneto, pensate che ad oggi ci sono quattrocento teatri.  Allo stesso tempo però  aveva molti nemici perché rispetto a tutto quello che sta accadendo, e a tutti gli attori politici del momento molto attivi, lei si pone neutrale. Venezia la definirei un unicum, si è riuscita ad ampliare nel tempo ma io ne racconto la straordinaria bellezza nel momento decadente.

Quanto contava Venezia all’epoca descritta?

Poco dal punto di vista tattico – politico. Moltissimo nel quadro artistico culturale, fulcro della nobiltà dell’epoca per quanto offriva a livello di intrattenimento e delle belle arti.

Cosa ti ha spinto a scegliere Casanova come protagonista del tuo nuovo romanzo?

C’è un’idea sbagliata su questo personaggio anche perché chi ha cercato di raccontarlo non ha trasmesso un’immagine precisa. Rivoluzionario, un ribelle, outsider, laureato in legge, letterato, alchimista, viaggiatore. Solo un pazzo non vorrebbe scrivere un romanzo su di lui.

Dai Medici a Casanova: che percorso hai fatto?

Ho cercato di raccontare la nostra storia. Gli scrittori all’estero quando vedono le mie pubblicazioni dicono proprio questo “Finalmente un italiano che racconta la storia italiana”. Per spiegarmi, io non racconterei mai la storia americana. Questa è la mia missione: raccontare chi siamo e da dove veniamo. E forse conoscendo questo potremo di nuovo innamorarci di questo nostro splendido paese, che è stato la culla dell’umanità.

 

 

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