“Questa volta lasciate che sia felice,

non è successo nulla a nessuno,

non sono da nessuna parte,

succede che sono felice

fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo, scrivendo,

che posso farci, sono felice.

Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,

sotto la pelle come un albero raggrinzito,

e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,

il mare come un anello intorno alla mia vita,

fatta di pane e pietra la terra

l’aria canta come una chitarra.” 

                                                                   (Pablo Neruda)

La giornata mondiale della felicità!

Ebbene, non so se sia vera quella storia che non si è felici in nessun luogo perché non si scappa mai da se stessi.

Non so neppure se sia vero che poi la felicità esista per davvero.

Non so, infine, se sia vero che ci sia poi un bisogno reale e necessario di scappare da ciò che si è e non si potrebbe magari imparare a conviverci.

So che è vero, però, perché solo il pensiero mi fa sorridere, che io un pochino felice ora lo sarei probabilmente, se fossi in una mansarda in una qualsiasi capitale europea, minuscola come a volte sanno essere le tasche (pur riuscendo a nasconderci le cose), con un piccolo pianoforte usato accanto alla finestra dalla quale si intravede la nebbia e lampioncini illuminati giù per le strade, un caminetto scoppiettante e qualcuno che mi legga un libro ad alta voce, mentre sorseggiamo un bicchiere di vino rosso.

Nessun orologio attaccato alle pareti…ed al cuore.

E dunque,  una giornata intera dedicata alla felicità…ma davvero si può essere felici tutto ‘sto tempo?! Sorrido!

Poco fa, comunque, qualcuno al telefono mi ha detto, con un finto tono di gravità: ”Elena – (respiro) – buona primavera!”. E non so davvero come potesse continuare quella telefonata, ma dubito qualsiasi altro finale sarebbe stato all’altezza!

Ciao inverno, è stato bello, ma questa primavera promette meglio!

’nuff said!

Cose da ascoltare se vi va…

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