Mi vivi dentro

Creato da federica il 03/03/2018

“Sei mesi fa non ci avrei scommesso un centesimo.
Invece ce l’abbiamo fatta.
Siamo qui, siamo vivi,
siamo una famiglia.”

Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra. Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente.

Quando vi racconto un libro, di solito, cerco di prendere le distanze per raccontarvi lucidamente le emozioni. Partirò subito dicendo che qui sarà un altra cosa. Ho pianto quando Francesca ci ha lasciati. Ho pianto quando ho letto il racconto della loro esperienza nelle parole di suo marito Alessandro nel libro Mi vivi dentro (Dea Planeta). E non riesco a trattenermi ancora mentre scrivo. Alessandro Milan l’ho conosciuto anni fa quando ho lavorato al Sole24 Ore, quando conduceva con grande successo la rassegna stampa. Una volta lasciata la redazione, anni dopo, lessi di Wondy, alias Francesca Del Rosso moglie di Alessandro, donna splendidamente attaccata alla vita e tenace combattente di una terribile malattia. Anni dopo ancora l’ho rincontrata nel suo romanzo Breve storia di due amiche per sempre. Sempre lei: solare, giocosa e straordinariamente attaccata alla vita. E poi c’è lui Alessandro, giornalista, padre e marito di Wondy. Francesca la battaglia contro la terribile malattia l’ha persa. E Alessandro ci ha regalato in un libro onesto, limpido con tutte le emozioni e ricordi del loro legame. Un percorso intrapreso inizialmente in due e che ora lui sta continuando ad affrontare in tre (con i suoi due figli). Un bellissimo inno alla resilienza. Una parola strana, poco usata. Ma che davanti ad un romanzo del genere va per forza utilizzata. Perché solo con la resilienza si riesce a fare quello che hanno fatto Alessandro e Francesca: sorridere, procedere, continuare. Sopratutto vivere, sempre. 

Le storie più belle, quindi, non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono. Perché chi amiamo non ci lascia mai: ci vive dentro.

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