Il pane sotto la neve

Creato da federica il 04/01/2018

“Rosa con i lucciconi agli occhi, giocherella con un rametto e sussurra:

“In città te ne dimenticherai”. Emma le prende la mano e la stringe.

“La serenella resterà sempre il mio fiore preferito”.

Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.” È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti: chi parte soldato, chi diventa partigiano. Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria.

Un romanzo sulla famiglia e per tutta la famiglia. Un romanzo “trasversale”, che si rivolge sia agli adulti che ai ragazzi. Il linguaggio è semplice ed essenziale, come lo è la gente di cui si racconta. Molte cose sono vere. Molte altre sono verosimili.
Ci sono parti drammatiche e parti umoristiche. Come nella vita. Questo romanzo è il primo della Saga della Serenella.
La serenella (o lillà) è un fiore semplice e profumatissimo. È il mondo contadino, la famiglia, la primavera dell’anima. È il simbolo di ciò che è buono e vero. Di un mondo pulito e schietto. Ma tutto questo lo potrete capire, veramente, solo leggendo le storie della gente nata là, sulle colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.

Vanessa Navicelli è un’ottima scrittrice sia per bambini sia per adulti. Aspettavo da tempo di leggere il suo romanzo Il pane sotto la neve che è arrivato finalista nazionale al Premio Letterario RAI “La Giara” 2012. Me ne parlò anni fa, nel suo studio, e nelle sue parole sentii molta emozione. Per i personaggi che ci sono nel romanzo, per la Storia, per il carico affettivo che la lega a questa produzione, perché mentre parlavamo riaffioravano ricordi. Ho aperto il libro e leggendo, pagina dopo pagina, nel suo stile ho sentito nuovamente quell’emozione che Vanessa mi aveva regalato raccontandomelo quel giorno di autunno. E’ un romanzo di narrativa popolare, quindi possono leggerlo con facilità sia adulti che bambini. Nella trama si intrecciano, come in tutti i drammi e commedie umane, umorismo, commozione, affetto e umanità. La scrittrice utilizza Memoria e Storia (due argomenti a lei cari) per scandire le vicende del nucleo famigliare di Tino e Cesira. Alla fine del romanzo sono due le sensazioni che permangono: la prima è di esserti molto affezionato ai personaggi cosa che ti dà senso di inclusione in un nuovo mondo, la seconda è che abbiamo letto una storia che ci ha riportato alle cose importanti (realmente) nella vita.

“La libertà per ora riposa sotto la neve. Ma arriverà la primavera…

e non sarà solo il grano a germogliare.” 

Qui per leggere un’intervista sul suo romanzo per ragazzi “Un sottomarino in paese”.

Qui il sito di Vanessa Navicelli.

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