“A due voci”: intervista ad Annalisa Martino

Creato da monica il 02/01/2018

Una mamma ed un figlio adolescente: due voci che raccontano e si raccontano nel romanzo A due voci, presentato a L’Ultima Riga dalla docente e scrittrice Annalisa Martino.

 



Come nasce A due voci ?

È primariamente frutto di una scelta stilistica. Dopo Criada, una prima esperienza letteraria delineata in maniera più ottocentesca, classica, lineare, ho provato a cimentarmi in un altro tipo di impianto narrativo, in cui i capitoli si succedono con l’alternanza di due voci narranti. Credo che questa struttura rifletta la scissione dell’io novecentesca e renda fluido il ritmo narrativo: un fatto non si esaurisce mai con la fine del capitolo ma rimanda a quello successivo, generando aspettative e ravvivando le attese del lettore.
La stesura del romanzo non è stata semplice: l’ho scritto, cancellato, corretto e limato. Una volta soddisfatta l’ho sottoposto alla critica di mio marito, lettore esigente, il quale mi ha risposto: “Obtorto collo devo dire che mi piace”. Per me è stato molto positivo perché, pur riconoscendosi nella figura dell’uomo a cui nel romanzo è stata “tolta la voce”, ha apprezzato il mio lavoro: a quel punto l’ho inviato alla casa editrice.

Quanto è autobiografico?
Credo che un romanzo sia sempre una contaminatio di elementi autobiografici e fantastici.
Il personaggio femminile, Aurora, è molto più determinata, razionale e bacchettona di me; forse è quello che vorrei essere. Tuttavia le ho prestato i miei pensieri, le mie ansie di mamma.
Suo figlio è un adolescente come lo era il mio quando ho iniziato a scrivere.
Inoltre, tutti i giorni lavoro con giovani studenti  che offrono materia viva per imbastire le storie.

Qual è il tema principale?
Da una parte può essere ritenuto un percorso di formazione di un ragazzo, un racconto di cinque anni di vita determinanti ai fini di un cambiamento e di una crescita personale.
Dall’altra parte è un bilancio di una donna giunta ai cinquant’anni, un crinale importante dell’esistenza. Valutando il proprio ruolo di moglie e di madre e come la femminilità della seduzione sia spesso schiacciata da quella del nutrimento, fa di tutto per far convergere queste due anime.
I protagonisti raccontano gli stessi fatti ma da due osservatori diversi, accompagnati da altri personaggi che vivono, palpitano, si emozionano, amano, soffrono con loro.

Quali autori ti influenzano nel processo creativo?
Feuerbach disse: “L’uomo è ciò che mangia”. Per me “L’uomo è ciò che legge”: la lettura è un atto vitale e ci sono autori che rimangono nelle pieghe dell’anima. Dunque il libro risente, per il percorso maschile, di romanzi di formazione come Agostino, Il giovane Holden, Io e te, focalizzati sul travaglio di un’età difficile e talvolta drammatica come l’adolescenza; per quanto riguarda la voce femminile penso a Madame Bovary: Aurora non è discinta e spregiudicata come Emma però ne condivide il travaglio interiore.

Due voci e due prospettive differenti: da quale pubblico vorresti fossero ascoltate?
Vorrei che fosse letto in maniera trasversale, tanto dai genitori quanto dai figli. Per questo motivo ho lavorato molto sulla parte per me più ostica, quella del ragazzo, aiutata da mio figlio. Mi diceva: “Mamma qui si avverte l’over cinquantenne che usa un linguaggio giovanilistico e risulta goffa!”,“Qui sei maestrina!”, “Qui hai spaccato!”.

Hai all’attivo due romanzi: quali consigli rivolgeresti a chi vuole accostarsi al mondo della scrittura?
Consiglio di optare per una scrittura semplice ed accessibile e per una dimensione “dignitosa” ma non pretenziosa: bisogna invitare anche chi non è avvezzo ad abbandonarsi al piacere della lettura.
Inoltre occorre proporsi alle case editrici in modo incisivo, definendo chiaramente ciò che si è voluto scrivere.

Stai già lavorando a nuove pubblicazioni?
Ho un’idea legata ad esperienze indirette di persone care. Si tratta di un romanzo in cui fabula e intreccio non coincidono, ricco di flashback ed anticipazioni.

 

 

Annalisa Martino, nata a Cosenza, insegna Lettere da oltre trent’anni in una scuola secondaria del milanese. Scrive e collabora per alcune testate locali e online, occupandosi di scuola, di costume e di politica.
Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo, Criada (Edizioni Astragalo, Novara), ricevendo alcuni significativi riconoscimenti.
A due voci (Leonida Edizioni) è il suo secondo romanzo.

 

Alla prossima lettura!
Monica

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